Il Milan non può diventare la succursale dei parametri zero

Elio Arienti 2

Ancora! No, basta, non se ne può più. Non può, il Milan, diventare la succursale dei “parametri zero”.

Non è possibile costruire una squadra (per poi gridare a squarciagola e col petto rigonfio, “torneremo competitivi…”) solo con giocatori in scadenza di contratto e – nella peggiore delle ipotesi – in prestito con eventuale riscatto nel lungo periodo. O meglio, certo che si può, ma non è da Milan, non è da società seria che si vuole ricostruire per riemergere dall’anonimato e tornare grande. E poi, via diciamolo, continuando di questo passo dove pensiamo di andare e soprattutto che tipo di immagine vogliamo dare all’esterno. Quella di una squadra senza alternative, di una società che non può superare un certo limite; di una dirigenza e di una proprietà che sono alla… canna del gas, senza più il becco di un quattrino? Eh si, perché di questo si tratta… Inutile ricostruirsi una nuova identità se per farlo bisogna passare da pezzenti, da gente senza vergogna.

In realtà, però, è proprio così, ma sbandierarlo quotidianamente ai quattro venti  non fa certo bene al blasone e al carisma di un Milan che, come l’araba fenice, vuol tornare ad essere se stesso, riappropriarsi della propria immagine alquanto sbiadita e tornare ai fasti d’un tempo.  Sono anni che stiamo percorrendo una strada che non ci porta da nessuna parte, eppure vogliamo seguitare a  farci del male. Già il Milan è per trequarti costruito in “austerità”, ora si vuole incrementare ulteriormente la “rosa” a disposizione di Filippo Inzaghi con altri giocatori “in scadenza” come Pasqual, Uchida e quant’altro ancora. No, pietà, si fermi questo scempio… Aiuto!!

Lo abbiamo già detto e ridetto mille volte, non servono  fenomeni o degli ET (non Erik Thohir, per carità, quello lasciamolo ai “cuginastri”) in mutandomi e maglietta venuti da chissà dove ma, più semplicemente, ci accontentiamo, noi rossoneri, di giovanotti ardimentosi e con un certo talento per by-passare questi ultimi infausti anni e tornare – come già detto –  noi stessi, con i nostri pregi (pochi) e i nostri difetti (tanti). Perché noi siamo il Milan e anche dal poco sappiamo ricavare il massimo. Ma bisogna spendere qualche soldino, almeno. Non continuare a grattare il fondo del barile per tentare di riportare alla luce qualche tesoro nascosto (ammesso che ancora ce ne siano) assieme a rimasugli di un trascorso che, nella migliore delle ipotesi, ha già fatto il proprio tempo o addirittura in disuso. Diamoci una regolata e… facciamola finita. Questo non è il Milan. E una scatola vuota che si fa fatica a riempire. Ma per il bene di tutti, e per un futuro ancora tutto da scrivere e da sognare, bisogna riempirla…!

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