Milan: Volere e volare

Fabio Conte

Emozionante come un gol all’ultimo minuto si chiude l’ennesimo mercato con protagonista Adriano Galliani. Un gol di quelli pesanti,  che fa vincere una partita virtuale – vedremo col tempo se sarà reale- di una provinciale contro una grande.

Eh sì, perché è facile giocare al tavolo delle trattative con le fiches di chi non ha problemi di bilancio, di chi può permettersi rilanci milionari. Il nostro Condor invece vola alto, in cerchio, ad osservare movimenti, fibrillazioni, voci e urla  e poi, trasformandosi in un falco piomba rapido e rapace sugli ultimi giorni delle trattative per consegnare al tecnico e ai tifosi una squadra più che discreta senza aver speso un granché, suntuosa addirittura per le casse del club, considerando che l’affare Balottelli è andato quasi interamente a colmare il disavanzo di bilancio con un saldo finale di più 17milioni di euro. L’esperienza, gli intrecci, le conoscenze di Galliani sono il valore aggiunto di tutta la presidenza Berlusconi.  Ma la grande difficoltà nel mercato di questi anni non è solo dovuto al costo del cartellino, ma agli stipendi che alcuni giocatori percepiscono:  cifre improponibili per il campionato italiano. Per meglio ragionare sulle cifre reali io credo sia però necessario trovare l’abitudine di parlare sempre di stipendi lordi, cioè costi: Falcao prende 12 milioni netti a stagione cioè 24 lordi, finali, in Italia, poco meno in Inghilterra ma con altri sgravi e gestioni fiscali, una ventina in Francia, 18 in Spagna, milione più milione meno s’intende. Quando Galliani coi soldi del presidente spendeva 80 miliardi per Rui Costa o settanta per  Pippo Inzaghi non si parlava dell’ingaggio che era relativo rispetto al peso del cartellino. Oggi un top player come Falcao poteva essere preso anche in Italia come costo, 15 milioni per il trasferimento, ma non per l’ingaggio. Quindi o si punta a giovani da valorizzare e poi vendere come fanno le “piccole”, come fa da anni l’Udinese o come riesce magistralmente a fare ultimamente Sabatini per la Roma, altro re del mercato e delle plus valenze, oppure si giostra sui parametri zero, sull’esperienza, sulla zampata del vecchio leone. Ma ora il mercato è finito. Si deve pensare al campo per confermare la bella prova, a mo’ di prologo, della prima giornata contro la Lazio. Si devono compattare i reparti e limare le sbavature in difesa. Si deve inserire Fernando Torres, presentato ieri a Casa Milan. Pensando alla nuova sede non si può non pensare a chi l’ha voluta:  spero che Barbara Berlusconi riesca con la stessa abilità del suo omologo a districarsi nel mondo degli investitori, con ben altri falchi e tanti pescecani, per riuscire trovare quei fondi sufficienti per riuscire a tornare ad offrire qualcosa di più del solo blasone, del prestigio della maglia rossonera. Adesso tocca a lei. Sperando che si realizzi prima o poi la chimera del fair play finanziario europeo, magari con un tetto ingaggi all’americana, che calmieri il mercato lasciandoci avvicinare ai top club. Sarebbe dovere e responsabilità di chi guida e gestisce l’UEFA che a volte sembra fare il gioco delle tre scimmiette: non vede, non sente, non parla. Mi rendo conto di essere stato un po’ zoologico. Speriamo allora che il Milan di Inzaghi trovi gli occhi della tigre nei propri giocatori per volare sempre più in alto –in classifica-, là dove rotea imperterrito il Condor.

P.S.: l’ultimo centrocampista che venne dall’Atalanta, carpito allora alla Juve, un certo Donadoni.        L’ultimo  centravanti alto, biondo e trentenne, Oliver  Bierhoff. Sperem..

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