Category Archives: VOCE DEI BLOG

Oltre il cuore, serve di più

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Tutti noi avremmo voluto vedere trionfare la squadra, e su questo ci sono pochi dubbi. Ma non è così semplice quanto a dirsi. Se non ci fosse stato il cambio di allenatore sulla panchina nerazzurra sono quasi certo che lo avremmo vinto, perché eravamo più organizzati, meglio disposti e con la giusta mentalità. In un derby non puoi pretendere di vedere lo spettacolo, devi accontentarti di vedere una squadra ben messa in campo, che lotta su ogni palla, che non si fa mettere i piedi in testa dagli avversari. E io questo l’ho visto, se pur a tratti, ovviamente alternato a cose molto meno buone. Dall’emergenza in difesa è nata una delle sorprese più grandi, ovvero Rami; grande prestazione la sua, in copertura ma anche in spinta, cosa del tutto inaspettata alla vigilia. A lui veramente non si può rimproverare niente, anche perché ha dimostrato l’attaccamento alla maglia sacrificandosi in un ruolo non suo e dando tutto ciò che poteva. Un esempio da seguire, senza alcun dubbio. Anche per gli altri difensori non è andata male, seppur De Sciglio non abbia ancora quella costanza che vorremmo e Zapata si concede sbavature che paghiamo caro, anche stavolta.

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4-2-3-1: la svolta della stagione?

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Con il derby, finalmente, Filippo Inzaghi potrebbe per la prima volta dar vita al modulo che a mio parere è il più adatto a questa squadra per come è strutturata: il 4-2-3-1. Non è una novità in stagione: il modulo fu utilizzato già per le partite contro il Cesena ed il Chievo – la seconda vinta, la prima terminata con un pari ampiamente immeritato per il gioco espresso dai rossoneri nel primo tempo. Il 4-2-3-1 è stato anche il modulo utilizzato da Clarence Seedorf fino allo scorso derby quando passò al rombo (si disse che quello fu il suo modulo e lo schierò ormai esonerato, stanco di dover giocare col modulo presidenziale), con rischi e scivoloni iniziali compresi ma con una buonissima seconda parte di stagione.

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Il problema De Jong

AC Milan v FC Internazionale Milano - Serie A

Commentare le partite del Milan è sempre difficile – specie nel momento in cui i tifosi hanno spaccato il gruppo in due. Da una parte gli intoccabili che comunque vada devono essere sempre promossi al massimo con la più classica delle scuse “almeno si impegna”, dall’altra i “capri espiatori” sui quali è stato già deciso a priori che hanno fatto male in quella partita e non devono più vedere il campo ancora prima che la palla inizi a rotolare. Ne abbiamo avuto un esempio proprio nella gara con il Genoa dove a Bonera sono state date colpe non sue per il primo dei due gol subiti o dove è stato esaltato oltre misura El Sharaawy per il ritorno al gol come se questo cancellasse nove partite indegne del faraone.

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Son tutti belli i progetti degli altri

Bayer Leverkusen v Borussia Dortmund - Bundesliga

È bastata una sconfitta col Palermo per far riaffiorare vecchie ruggini e vecchi dissapori. È bastata una sconfitta – la seconda – in un campionato che ci vede a soli tre punti dal terzo posto per rivedere le solite patetiche scenate e le solite stupide critiche. È bastata una sconfitta per evocare il fantasma di Clarence Seedorf sopra Milanello e ritornare sul complotto e la finta battaglia politica per cui un allenatore che ha trattato come l’ultimo dei magazzinieri il proprio vice e chiunque non gli andasse a genio nella squadra.

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Complottismo all’italiana

Grillo tells president fix Italy or call another election

Guardare le partite del Milan ormai diventa sempre più surreale. E non per i valori della squadra in campo ma per quella frangia di tifo malato che ormai ha già deciso apertamente di contestare questa squadra comunque vada, che è piena di pippe a prescindere da chi gioca e che ha fatto di Allegri prima e di Seedorf poi un martire. C’è quasi la sensazione di vedere in alcuni profili, alcuni siti, alcuni blog di tastieristi del lutto funereo ad ogni gol segnato per poi tornare in grande stile con fanfare e processioni nel momento in cui il gol lo si prende e la partita non si vince – lo stesso atteggiamento, se vogliamo, che hanno alcuni ex calciatori oggi opinionisti Sky.

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Venditori di fumo

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Non si capisce perché – o forse sì – tutto quello che fa il Milan dal post-calciopoli in poi debba essere costantemente sminuito. Domenica su Sky Calcio ho assistito ad uno dei più scandalosi commenti di parte mai visti di una partita di calcio: il suo fautore? Massimo Ambrosini. Il numero 23 – che non si è lasciato bene con la società – non ha fatto altro che minimizzare, minimizzare e minimizzare qualsiasi cosa hanno creato i nostri durante la gara: un primo tempo terminato 2-0 era descritto come equilibrato ed il risultato bugiardo, un dominio ancora più netto nei primi 15′ con il risultato di 3-0 lo ha portato a dire da lì alla fine che il Verona non meritava un passivo così pesante. Fino all’uscita – immediata – dopo il gol dell’1-3 “meritato”, quasi come fosse una liberazione, un qualcosa che sporcava una grande prestazione in trasferta.

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We Are Ac Milan – Il mercato della rinascita, a costo zero?

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Avevo promesso di stare in silenzio per un po’ – mi sono autoimposto di non dire nulla fino alla fine del mercato.

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We Are AC Milan – basta disfattismo, c’è bisogno di aria nuova

Summitmercato

Continuo a non capire – e non capirò mai – l’ironia sui summit di mercato ad Arcore. Dopo anni in cui ognuno al Milan ha fatto di testa propria, fino alla manifestazione somma nei sei mesi di “sua egocentricità” Clarence Seedorf – che ha prodotto uno spogliatoio spaccato in due che senza l’intervento provvidenziale di Galliani nella cena di Arcore di quei 35 punti ne avrebbe fatti si e no 15 finalmente siamo in una situazione in cui tutta la dirigenza del Milan con l’allenatore presente (che non minaccia dopo un preliminare passato le dimissioni se non gli comprano Matri) decide e parla della situazione della squadra. Ci sono voluti anni ma, finalmente, ci siamo arrivati anche noi. E invece di esserne contenti della ritrovata unità di intenti che si fa? Si fa passare i summit come l’ennesima presa per il culo ai tifosi che ormai vivono in uno stato di presunta persecuzione da anni.

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We Are AC Milan – Fatturato, Atletico e Dortmund. Possibilità concrete o scuse per ottenere l’impossibile?

Atletico Madrid's Diego Costa celebrates his goal against Levante with teammate Diego Godin during their Spanish first division soccer match in Madrid

Fatturato. Una magica parola che abbiamo sentito spesso negli ultimi due anni. Più come pretesto che come idea concreta. Che cos’è il fatturato? Non quello che potete spendere, ma il cosiddetto “ricavo”. Se comprate una qualsiasi cosa a 10 euro e la rivendete a 12 il vostro “fatturato” sarà 12 euro – ma di euro in tasca ne avete solo 2.

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We Are Ac Milan – Abbonamenti, mercato e presunti progetti

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Abbonamenti. Come già detto sono aumentati per coprire l’abbonamento Champions. Scelta giusta? Scelta sbagliata? Lo dirà il tempo. Ecco – solo le motivazioni economiche, possono essere quelle che portano il tifoso – giustamente – a non abbonarsi. Non altre. Ci sono molti che per stipulare un abbonamento aspettano che si compri il campioncino di turno, a volte non basta nemmeno quello e, come nel 2011-12, quando la squadra aveva  lo scudo sul petto – prima di presentarsi allo stadio vuole vedere un po’ come girano le acque andando così dai 39mila di Milan-Cesena (di cui 31mila abbonati, ma saran stati presenti poco più di metà) dopo il pari con la Lazio e la sconfitta col Napoli ai 54mila col Lecce, quando era prima a +4. Ecco, fateci un favore: se dovete aspettare che vi comprino i giocatori per abbonarvi, state a casa.  Solo per questo lancerei una proposta alla società: raddoppiare immediatamente il prezzo degli abbonamenti dopo l’acquisto di un campione – è giusto che chi è fedele ai colori sia premiato e chi tifa per convenienza del risultato ne paghi il giusto prezzo.

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We Are AC Milan – Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi vanno ad Orlando

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Stavolta sono deluso, per davvero. Kakà se ne va. Di nuovo. E stavolta è per sempre. Lo fa per lo stesso motivo per cui  se ne era andato via cinque anni fa: soldi. Non sono mai troppi, vero? Lo fa per scelta propria, esercitando una clausola da lui voluta – affinché nessuno punti il dito, stavolta, sulla società come erroneamente fatto 5 anni or sono.

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We Are AC Milan – E’ colpa di Balotelli

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Di vergognoso in Italia-Costa Rica non c’è soltanto il risultato quanto soprattutto ciò che è accaduto prima e dopo. La disfatta mondiale, infatti, per i media italiani sembra avere un solo nome ed un solo cognome: Mario Balotelli.

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