Milan, il fuoco è cominciato

MR_Bertone

Il fuoco è cominciato. Fallito l’ultimo obiettivo stagionale degno di nota, i plotoni d’esecuzione anti Milan hanno iniziato a scaricare pallottole su pallottole. Dai Berlusconi (Silvio e Barbara) ad Adriano Galliani, da Clarence Seedorf ai giocatori (su tutti Mario Balotelli), nessuno può dirsi al riparo da questa raffica di colpi.

D’altronde la legge del calcio (italiano) è tanto antica quanto spietata: in mancanza di risultati il processo è inevitabile. E tutto sommato anche giusto, perché ora, a Champions League amaramente salutata, è arrivato davvero il momento di tracciare un bilancio. Decimi in classifica in campionato a meno 37 dalla Juventus capolista, fuori agli ottavi di Champions, eliminati anche dalla Coppa Italia: di chi sono le colpe di questo disastro a tinte (rosso)nere? Della proprietà, rea di aver sacrificato il valore della squadra in nome del dio denaro? Di Galliani, incaponitosi su un mercato di parametri zero e su un allenatore (Allegri) già esautorato ad agosto? Di Seedorf, troppo convinto delle sue idee ai limiti dell’ottusità? O dei giocatori, più interessati a creste e stravaganze varie che al proprio lavoro? Nelle domande ci sono già le risposte. Sissignori, la colpa è di tutti, nessuno escluso. Indicare un colpevole solo sarebbe assurdo, tanto più che ogni parte in causa ha agito in buona fede.

Non è colpa di nessuno se la crisi economica ha colpito (pesantemente) anche Fininvest, costringendo Berlusconi a tirare la cinghia quasi da un giorno all’altro. Galliani ha sicuramente sbagliato alcuni acquisti, ma fare mercato senza soldi e mantenere la squadra competitiva è quasi impossibile. Seedorf è appena arrivato e anche se alcune sue scelte non convincono non credo sia giusto dargli addosso, tantomeno in nome di un’assurda e immotivata nostalgia verso Allegri, uno che ha fatto più danni della grandine. Anche le responsabilità dei giocatori vanno valutate attentamente, perché se è vero che alcuni sarebbero da appendere al muro (Marcello Lippi docet), è altrettanto vero che altri sono professionisti seri, attaccati alla maglia o quantomeno alla propria professione. E’ giusto fare i nomi di Abbiati, Bonera, De Sciglio, Montolivo, Poli, Pazzini e Kakà, gente che non ha mai fatto mancare impegno e serietà, nemmeno adesso. Ripartiamo da loro, nel tentativo di ricreare un gruppo degno di tale nome. Ecco, io sarò anche impopolare, ma per quanto mi riguarda la discesa agli inferi non è iniziata con le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva, bensì con gli addii (o forse sarebbe meglio dire con le cacciate) dei senatori. Gattuso, Nesta, Inzaghi, Ambrosini, lo stesso Seedorf: non erano più in grado di giocare ad altissimi livelli, ma avevano lo spirito Milan dentro le vene. Chissà cosa avrebbe detto il buon Rino a Balotelli, quando sull’aereo di ritorno da Madrid rideva e scherzava allegramente con (alcuni) compagni tipo lui, incurante, per non dire sprezzante, verso la figuraccia fatta la sera prima. Ma lo stesso discorso vale per i Robinho, i Mexes, gli El Shaarawy o i Niang, tutta gente che non ha dimenticato cosa vuol dire essere al Milan, perché, semplicemente, non lo ha mai saputo. Per questo, nonostante tutto, ho fiducia in Galliani e Seedorf. Loro sanno cosa vuol dire vivere davvero la maglia rossonera, per questo hanno il dovere di cacciare le mele marce. Che, come disse poco più di un anno fa Silvio Berlusconi, possono infettare tutto il cesto. Tra le tante sparate più o meno scherzose del presidente, questa sarebbe stato meglio prenderla sul serio.

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