Milan: un timido sorriso in uno stadio da riempire

Fabio Conte

Dopo un Milan Cesena che riporta i rossoneri in linea di galleggiamento, continua ad esserci l’impressione di un progetto tecnico col fiato corto.

Intendiamoci, partite simili, vinte con qualche discreto sprazzo e alcune difficoltà, ce ne sono sempre state sia con Sacchi che con Capello, più di una volta con Zaccheroni e Allegri, qualcuna con Ancelotti.  Ma prima e dopo c’erano state le partite di sostanza di qualità di bel gioco, vincenti; adesso, poche prima e speriamo qualcuna in futuro.  In quest’inizio d’anno la strada pare ancora lunga e tortuosa e neppure ben definita. La vittoria col Cesena non può essere celebrata come una rinascita: ancora discontinuo il ritmo,  corsa e  forma forse in fase di recupero, modulo nuovo da riprovare. Finora gl’infortuni hanno deciso le formazioni più del Mister, ma se si confermerà positivo questo modulo Inzaghi si troverà a dover gestire anche le esclusioni eccellenti che ne conseguono. Oltre i tre punti, speriamo però che il  sospiro di sollievo e un timido sorriso che la gara di domenica ci hanno regalato, possano aver spazzato la cappa di negatività e ricreato il trend positivo pre-natalizio, necessario per poter affrontare le prossime gare  abbordabili ma spinose.

A volte una frase può descrivere un mondo. L’indimenticabile Ruud Gullit tornato a San Siro per assistere a Milan Cesena si è stupito di essere arrivato agevolmente: “una volta c’era un traffico della madonna”. Ecco, ricordando i settantamila che arrivavano nei pomeriggi di campionato e nelle sere di coppa e per contro i viali liberi e l’assenza di code di adesso, danno un senso di desolazione che si conferma negli spalti vuoti, nei brusii soffusi delle tribune –  cori della Sud a parte -, in un deserto ed inutile terzo anello. Il disinnamoramento del pubblico negli anni è stato graduale: l’appagamento prima e la crisi economica poi, non possono non aver inciso. E’ forte, direi invadente a volte, l’offerta televisiva. Ma anche la qualità delle partite viste ultimamente certo non aiuta. Per invertire la rotta serve un progetto che elettrizzi i vecchi tifosi e conquisti le nuove generazioni. La magia per creare una squadra vincente necessita di conoscenze, tempo e fortuna. Credo però che l’idea di gioco e l’organizzazione tattica possano esprimersi, si possano intravedere, anche con comprimari, senza attori protagonisti. Ovviamente sarebbe stata diversa e meno vincente la storia rossonera  di Arrigo Sacchi se non fosse arrivato, per esempio, l’amante del traffico Gullit, ma sicuramente si sarebbero potute vedere comunque le idee innovative che l’allenatore voleva proporre. Speriamo quindi che assieme al completamento della rosa, vengano individuati i metodi migliori per far crescere un’identità di gioco riconoscibile, per far rinascere la voglia di vedere il Milan, per ricominciare a far le code andando allo stadio, che sia San Siro o allo stadio che verrà.

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