Da Miura a Honda, Ferraris Japan

Z_Keisuke Honda

In principio fu Kazu Miura. Ambasciatore dello sport per l’Unesco, nato nel 1967, ancora attivo nel calcio a cinque nel suo paese. Si diverte. Il primo giapponese a calcare il palcoscenico della serie A e segnare (in un derby!) con la maglia del Grifone. “Il Genoa e l’Italia mi sono rimasti nel cuore”.

Vero. Sotto il fascio di luce della lanterna è ripassato diverse volte per salutare gli amici. Un globe-trotter del pallone (Brasile, Croazia, Italia, Australia), idolo delle folle, con una onorata militanza in nazionale. Il più popolare calciatore giapponese primi anni Novanta, il primo a costruire un ponte da e per il mercato asiatico. Nella stagione 1994/95, allo stadio Ferraris, erano frequenti gli sbarchi di suoi connazionali, a bordo di viaggi organizzati e speranzosi di assistere alle sue gesta. Una presenza che non passava inosservata, al termine dei saccheggi di ogni gadget rastrellabile al Genoa Store, il giorno prima, a carte di credito sguainate e grondanti dollaroni e yen. Samurai rossoblù. Un’operazione lungimirante a livello di marketing, anche per il fattivo coinvolgimento di sponsor importanti.

Lunedì sulla ribalta del Ferraris sarà significativa, come ogni volta che si sposta il Milan, la presenza di giornalisti giapponesi al seguito di Keisuke Honda. L’ultimo giapponese in ordine di tempo, avvolto da una fama mondiale, ingaggiato da un club italiano e, nella fattispecie, quello più titolato al mondo al netto di rivendicazioni altrui da verificare. A Marassi entreranno troupe di grandi network come NHK e NTV, con tanto di cameramen a bordo campo. E la partita, così come in altre nazioni, verrà trasmessa in diretta nel Sol Levante. In tribuna stampa, completamente a tappo a cinque giorni dal posticipo, saranno più di una decina i giornalisti di quotidiani e agenzie, che si rivolgono a un bacino di milioni e milioni di persone. Un’ottima pubblicità, di riflesso, per il marchio del club di calcio più antico d’Italia. Da Miura a Honda. Sulle note di “Made in Japan” dei Deep Purple. Una robetta leggera.

 

fonte: genoacfc.it

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