Quelli che tengono al Milan

Fabio Conte 2

E quelli che in Cina son tutti belli e ricchi e vogliono tifare Milan, oh yeah. Quelli che i cinesi seri sono quelli dell’Inter. Quelli che in Cina tutti si chiamano Li, ma poi lì non li trovi. Quelli che la miniera, ma non si sa di cosa.

Quelli che il governo cinese ha detto che non si spende, oh yeah, oh yeah. Quelli che Fassone e Mirabelli sono i numeri uno, ma sono in due, e quelli che non sono mica capaci. Quelli che quando c’era lui (pelato era pelato) oh yeah. Quelli che è tutta colpa di Silvio. Quelli che se tornasse Silvio. Quelli che c’è sempre dietro Silvio. Oh yeah, oh yeah.

Mi perdonerà il grande Enzo, se ho usato il suo refrain, la sua geniale intuizione per descrivere la “ggente”, tutti quelli, noi. Ma è da mesi, mi correggo anni, almeno un paio, che le proposte per l’acquisizione del Milan lasciano perplesso qualche tifoso.

A parte Quelli che cambiamo ad ogni costo, o Quelli che peggio di così, oh yeah, qualcun altro qualche perplessità l’ha avuta da subito. Il prezzo fissato innanzi tutto: detto che per un tifoso, il Milan non si venderebbe per tutto l’oro del mondo poi, nella realtà conti alla mano, si dovrà fare qualche comparazione. Così il prezzo richiesto di quasi 1 miliardo di euro è sembrato subito eccessivo e non si capiva come avrebbe fatto, nel giugno 2015, il simpatico Mr. Bee Taechaubol a trovare 480 milioni per la metà del Milan. Già, la metà, ma tanti soldi comunque. Curioso anche il fatto che ci si rivolgesse ad un broker per mettere in vendita una delle più importanti società calcistiche del mondo, addirittura “la più titolata” solo qualche anno prima. Quelli che comprano metà Milan, non si è realizzata, anche se le voci hanno iniziato a girare, e a comparire supposizioni. Non era successo nulla però, Mr. Bee ha trovato difficoltà a reperire finanziatori, anche perché probabilmente qualcuno avrà comparato l’acquisto della maggioranza della seconda squadra di Milano da parte di un altro affarista orientale, Thohir, per molti meno soldi. Giusto, ma comunque sproporzionato. A questo punto arrivava l’advisor Sal Galatioto conosciuto in America per aver trattato la vendita di squadre del NBA, mica cotica. Si appoggiava al giovane manager Gancikoff e sembra che si andasse verso qualcosa di conclusivo ma, colpo di scena, quelli che promettono di comprare il Milan e chiudono l’affare sono altri.

Yonghong Li e Ann Li. Sono fratelli? Chi sono? Sono ricchi? Delle lecite domande sorte all’annuncio d’inizio agosto del 2016, a tutt’oggi conosciamo una sicura risposta: non sono fratelli. Il primo, il proprietario, fa Li di cognome, per l’altro, l’impiegato, Li è il nome ma si fa chiamare Davide, si vede che gli piace più lungo, il nome. Fatto sta che c’è un unico proprietario anziché una cordata di imprenditori ed è pure misconosciuto anche in Cina, sfuggente anche se si dice riservato, con una ricchezza incalcolabile nel senso che non si conoscono il fatturato, le proprietà e l’esatta attività. Però Berlusconi è contento perché gli sono arrivati fior fior di milioni, anche se gli viene il mal di pancia quando vede giocare il Milan. Le esternazioni sul malessere aumentano naturalmente con l’avvicinarsi delle elezioni. Troppo abituato, per anni, a stemperare, fuorviare, interrompere le seriose e fantasiose promesse elettorali con amichevoli digressioni calcistiche che tengono ben accesi i riflettori e i taccuini, per non continuare a farlo pur non avendo più voce in capitolo.  Ma essendoci le elezioni non tutti son convinti che sia solo un’abitudine, ma che ci sia altro. Così ci sono anche Quelli che quando arrivano le elezioni, indaghiamo Berlusconi, oh yeah.

Insomma, come si evince dal noioso riassunto qua sopra (noioso soprattutto per i tifosi milanisti che conoscono la faccenda, anche se a tratti è stata più avvincente di certe partite della squadra), le voci, le illazioni ma anche i pagamenti sono un bel po’ che vanno avanti. Per questo ci si poteva aspettare qualche eventuale interessamento da parte delle autorità competenti in un momento diverso dalla campagna elettorale.  Non si rendono conto che a farle partire ora ne va della serietà delle indagini? Le stesse istituzioni  non dovrebbero offrire il fianco a dubbi procedurali. Non è questo il luogo dove parlare di eventuali colpe o di politica, né voglio farlo.  Ma aprire un’indagine, lasciar trapelare notizie, alimentare voci e congetture, in momento talmente topico che può apparire calcolato, non dà un’immagine seria e accende dubbi su tutto il sistema. È quantomeno curioso poi, che i due giornali che han dato voce a questa -presunta?- inchiesta siano fresche acquisizioni dell’avversario storico di Berlusconi, Carlo De Benedetti, guarda caso attualmente nell’occhio del ciclone politico ed etico con imbarazzanti accuse di insider trading. Alla fine comunque, è intervenuto con una nota ufficiale il Presidente Li a minacciare querele, difendendo il buon nome del Milan; ma i milanisti sono abituati e rodati ad inchieste e indagini sull’ex  Presidente puntuali sotto elezioni, quanto i suoi consigli agli allenatori dopo una sconfitta. Nessuna notizia invece sull’aumento di capitale e sul rifinanziamento del debito dal Cda.

Come diceva Jannacci, ci sono Quelli che non si sono mai occupati di politica, oh yeah. Quelli che vomitano, oh yeah. Quelli che tengono al re. Quelli che tengono al Milan, oh yeah, oh yeah!!  E quest’ultimi  son Quelli che soffrono …

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