Milan: è solo il derby ragazzi!

Fabio Conte

Non è stato sereno il Natale dei milanisti. La sconfitta con l’Atalanta ha fatto tracimare il vaso della sopportazione che non è traboccato solo per la vicinanza col derby di Coppa Italia e non per bontà natalizia.

La pazienza è veramente al limite e la delusione alle stelle, cometa compresa. La frustrazione viene dalle aspettative d’inizio stagione a cui tutti hanno dato credito, chi più chi meno ovviamente, ma che davano l’impressione di poter aprire un capitolo nuovo nella storia del Milan. Naturalmente nel calcio tutte le previsioni devono fare i conti coi risultati del campo, oltre che con le situazioni contingenti. Fin dall’inizio nulla è andato come doveva: le difficoltà di trovare un modulo, la mancanza del giusto amalgama, l’infortunio di Conti, lo scarso rendimento di molti nuovi e i limiti dei vecchi hanno creato i presupposti alle prime sconfitte. Queste hanno generato contrasti tra allenatore ed esigenze societarie che contavano su un ottimistico avvio per aver la conferma di aver operato per il meglio, anche quando la fretta e l’irruenza sul mercato magari avevano fatto fare acquisti precipitosi, amicando alla voglia di riscatto dei tifosi. I gestori della società speravano d’iniziare bene anche per comprovare i progetti di crescita all’Uefa, e per cercare di rifinanziare il debito con maggior facilità prospettando la possibilità di raggiungere un buon piazzamento finale con facilità, ma i risultati non sono arrivati complicando il piano. S’è puntato il dito allora sulla forma atletica, ma non sembrava che fosse così urgente, visto che s’è aspettato ben cinquanta giorni per far arrivare un preparatore nuovo, esonerando subito dopo il tecnico, poiché le vittorie non arrivavano. Ci si è aggrappati allora alla grinta e alla voglia di Rino Gattuso, che non perde occasione di confermare le difficoltà fisiche della squadra ma che, per sua stessa ammissione, sta trovando incertezze psicologiche sottostimate come problema principale. E proprio l’atteggiamento dei giocatori, non trovando conforto dai risultati, si è pian piano logorato diventando un problema che li porta a innervosirsi appena la partita non si mette bene, deprimendosi se si passa in svantaggio. L’esatto contrario ciò che predica il Mister. Assistiamo così ad una distonia tra il carattere di Gattuso e la caratura dei giocatori del Milan. Il tecnico chiede rabbia, veleno e “garra”. Questi giocatori mettono buona volontà, applicazione, impegno, ma cadono nello sconforto quando nascono difficoltà.

I continui richiami a voler vedere affiorare un carattere che probabilmente questa squadra non ha, peggiorano la situazione aumentando lo spaesamento di giocatori fragili emotivamente ed incapaci di superare autonomamente le difficoltà. L’incazzatura che Gattuso vorrebbe vedere sulle facce dei giocatori pulsa su quella dei tifosi, quando sentono discorsi di debolezza caratteriale, sensibilità e timori in ragazzi che guadagnano in un anno quello che molti di loro non riusciranno a fare in una vita. Eppure, poiché ogni persona è diversa dall’altra, per motivarli servirebbe probabilmente un diverso approccio con molti di loro.

Né credo possano aiutare i richiami a finali epiche quando si va a giocare col Benevento: non potrà mai essere per concentrazione, attesa ed importanza come fosse una finale di Champions. Paragonare il derby a eliminazione diretta, ma nei quarti di Coppa Italia, alla finale di Coppa del Mondo rischia di enfatizzare un’eventuale sconfitta dei rossoneri gettandoli in uno scoramento ancora maggiore. I nerazzurri invece sanno che non vincendo, delusione a parte, andrebbero al massimo a concentrarsi di più sul campionato essendo in piena corsa per la zona Champions e quindi affronteranno la partita di stasera con una maggiore leggerezza. Nessuno ha voglia di perdere ovviamente, ma i dubbi e le difficoltà sembrano maggiori in casa Milan, se non altro perché rischia di più.

Sarebbe meglio quindi non parlare di finali e di Coppa del Mondo, ma restare aggrappati al prestigio cittadino e agli sfottò che l’accompagnano. Niente ultime spiagge ma maggior tranquillità. D’altronde l’ultimo derby che contava per un trofeo l’ha vinto il Milan, in Cina per la Supercoppa italiana. Chissà se anche allora Yonghong Lì sarà stato in tribuna a Shangai come lo sarà questa sera a San Siro? Finalmente vicino alla squadra per infondere con il suo carisma e il suo sguardo di fuoco quel carattere che né il tranquillo Montella o il sobrio Fassone, né il fumantino Mirabelli o il focoso Gattuso sono riusciti a trasmettere. Chissà perché ho qualche dubbio?

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