Seedorf la rivoluzione l’aveva invocata un anno fa!

MR_Bertone

Meglio tardi che mai. Adriano Galliani, visti i risultati, avrebbe anche potuto anticipare (e pure di tanto) il summit a Milanello, ma tant’è.

Quel che conta è la consapevolezza di dover cambiare tutto, questa volta per davvero. La rivoluzione totale, peraltro invocata da Seedorf esattamente un anno fa, è stata solo apparente e dunque poco redditizia. Una squadra infatti non si fa solo con i giocatori, sarebbe come se una scuderia di Formula 1 si basasse solo sui piloti e non su tutte quelle persone (progettisti, ingegneri, meccanici ecc.) che lavorano alle loro spalle. Certo, alla fine chi si mette alla guida è decisivo ma non può certo pensare di vincere senza un’equipe all’altezza. In casa Milan invece, da molto tempo, si pensa che lo staff non conti poi molto, almeno questo si evince dalle scelte fatte. Il vice allenatore? Dev’essere per forza Mauro Tassotti, e non importa se il “primo” di turno ne preferirebbe uno di fiducia. Il preparatore atletico? Daniele Tognaccini, punto e basta. Il responsabile medico? Rodolfo Tavana, senza discussioni. Intendiamoci, non ho nulla contro questi professionisti, gente che, in passato, ha svolto un ruolo importante in tutte le vittorie rossonere. Però la situazione dalle parti di Milanello è quantomeno anomala: ve lo immaginate Josè Mourinho che si vede imporre lo staff dalla società? E Pep Guardiola? E Antonio Conte? Potrei continuare all’infinito ma la risposta sarebbe sempre la stessa: no. Non sarebbe possibile ipotizzare uno scenario simile e questo per un motivo molto semplice: l’allenatore, essendo il responsabile tecnico, vuole lavorare con le proprie persone, non con quelle scelte da altri. Colui che ci deve mettere la faccia in conferenza stampa, che deve fare da parafulmine per la squadra, che sa bene di essere il primo a saltare in caso di mancanza di risultati vuole poter scegliere i compagni di viaggio, punto e basta. Lo trovo un diritto sacrosanto, ecco perché non mi sono mai accodato allo sdegno dei colleghi riguardo alla vicenda Seedorf-Tassotti: l’olandese può aver sbagliato i modi, non la sostanza. Un anno dopo ci troviamo, per l’ennesima volta, con una squadra che non corre (o lo fa male, il risultato non cambia) e una marea di infortunati, molti di loro recidivi. A pagare sarà Inzaghi e con lui alcuni giocatori ma, questa volta, sarebbe giusto che anche chi sta dietro le quinte si prenda le proprie responsabilità. Il summit di Galliani va in questo senso, fermo restando che la situazione attuale è attribuibile proprio a lui. Se rivoluzione deve essere allora rivoluzione sia, dalla A alla Z. Ovviamente cercando, per quanto possibile, di non sparare nel mucchio: quello, infatti, è sempre il peggiore degli sport.

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