Sliding doors

Fabio Conte

Quando al 22’ del secondo tempo, dopo un bel giro-palla, la stessa è rotolata verso Tevez libero e con davanti a se lo spazio per buttarla lì e guardare il portiere, ecco proprio in quel preciso momento come  se fossi in una sceneggiatura Hollywoodiana, come fosse in palio un Oscar, ho visto un film, ho sognato un universo parallelo.

D’incanto mi ritrovo ai primi di gennaio di due anni fa, 2012 mica tanto, e un simpatico signore brianzolo barcamenandosi tra inglese, (francese per vendere) e spagnolo sta facendo firmare un giocatore del City, a Manchester.  Ed ecco che un telefono  vibra sta per squillare ma la connessione col satellite (un Ufo che passa,chissà) fa le bizze e salta il collegamento tra Montecitorio e Manchester: firma, strette di mano, fotografi, sorrisi (uno decisamente brutto!) e anche lo champagne da Parigi naturalmente: lo offre il PSG. Una giovane rampolla, bella  bionda ed imbronciata, ma solo per un po’,  và a Milanello qualche giorno dopo e vede il bosniaco naturalizzato svedese e l’argentino che arriva da Manchester che si scambiano i primi palloni, si guardano, si capiscono. Sogno il gol di Muntari, pardon il non-gol (un incubo), ma quando il Milan prende il largo in classifica non lo piglia più nessuno. Uno scudetto in più, un grande difensore brasiliano che resta a salutare tante glorie che lasciano vincenti come avrebbero meritato e magari  una grossa e scorbutica chioccia col nasone che rimane anche lui,  assieme al Carlitos dal brutto sorriso e dal fisico tozzo fatto apposta per giocare a calcio, per tirar su qualche ragazzotto di buone speranze. E se la gestione livornese dell’anno dopo ci portasse solo ad un posto in Champions  comunque  non ci sarebbe  più quella sicurezza ed arroganza  dell’allenatore della Juve che va a vincere il terzo scudetto consecutivo. La realtà è diversa, si capisce. La squadra di Conte è forte e tosta, vince anche quando non gioca bene, come domenica, prerogativa delle grandi squadre. Al Milan onori per una grande partita e un passo verso quel gioco a cui aspira Seedorf che avrà però bisogno di qualche interprete più incisivo.  Ma l’altra sera, per un attimo, ho visto un’altra storia, sognato un altro passato.. ma la palla è buttata li, il passo è giusto e parte un missile..no, non un Ufo quelli non esistono o comunque non disturbano le connessioni telefoniche.

RIPRODUZIONE RISERVATA

1,941 Visite totali, nessuna visita odierna

Commenti

commenti