Milan, #iostoconclarence ma…

MR_Bertone

Ancora pochi giorni, poi sapremo. Con le elezioni europee di domenica finirà anche il toto allenatore del Milan, che a dire il vero impazza ininterrottamente da mesi, per non dire da una stagione intera. Un anno fa, di questi tempi, Berlusconi e Galliani si scontravano per decidere il futuro di Allegri.

Alla fine, come tutti sanno, ebbe la meglio l’ad che confermò il tecnico del terzo posto, ma la guerra doveva ancora cominciare. Guai a dimenticare gli errori del passato, soprattutto se recente. Sul futuro di Seedorf dovranno essere prese decisioni chiare e definitive, ma soprattutto condivise, altrimenti ci ritroveremo al punto di partenza. #iostoconclarence, ormai lo sapete, ma non a queste condizioni. Non è possibile ripartire con un allenatore che non ha l’appoggio del responsabile dell’area tecnica (Galliani) né di buon parte dello spogliatoio. L’ultimo episodio di lunedì scorso (rissa tra Amelia e Bonera proprio nel giorno della presentazione di Casa Milan) non fa che confermare come lo spogliatoio rossonero sia spaccato, pieno di divisioni interne che mal si conciliano con risultati e sacrificio. Sarebbe bello se Berlusconi (padre e figlia), Galliani e Seedorf si ritrovassero tutti assieme e buttassero sul tavolo ogni questione, nel tentativo di affrontarla e dirimerla, che provassero a ripartire davvero per il bene del Milan. Che, lo sanno tutti, non naviga certo nell’oro, come dimostrano le fatiche per riscattare Rami e Taarabt, due buonissimi giocatori da confermare subito. Temo invece che l’incontro con Clarence si ridurrà a una sorta di braccio di ferro: da una parte lui, forte del suo contratto blindato, la società, convinta di poter raggiungere una rescissione, magari addirittura unilaterale. E poi, sullo sfondo, ci sono i pochi candidati rimasti per sostituire l’attuale allenatore, ovvero Roberto Donadoni e Pippo Inzaghi. Entrambi, pur se accomunati da un passato rossonero vincente, non convincono fino in fondo Silvio Berlusconi, annoiato dalla scarsa mediaticità del primo, spaventato dall’inesperienza del secondo. “Tanto varrebbe tenersi Seedorf” avrà pensato il presidente, non a caso molto più distensivo nei suoi ultimi commenti a riguardo. Tentativo di conciliazione? Mossa elettorale? Lo sapremo presto, intanto noi tutti incrociamo le dita. Sperando che questa volta, a differenza di un anno fa, la scelta dell’allenatore non sia solo un gioco di potere.

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