-
EDITORIALE DEL GIORNO
Arrivederci Kakà…
Ha mollato tutto, l’America lo attende… Riccardino Kakà ha rivolto un ultimo saluto al Milan, ai suoi compagni, al popolo rossonero e s’è defilato senza troppo clamore, con grande dignità e assoluta sobrità.
Ha provato, dopo il suo ritorno da cinque anni maledetti al Real Madrid, la scorsa stagione, a rimettersi in gioco nel suo habitat naturale, in quella squadra che lo ha voluto, amato, vezzeggiato ed alla quale, lui, il fuoriclasse brasiliano, ha regalato tutto. Ora, però, da straordinario uomo di calcio qual è, ha capito che il suo ciclo in rossonero era giunto al termine che, nonostante la buona volontà e la gran voglia di tornare a rinverdire i fasti d’un tempo neppure troppo lontano, era arrivato il momento di lasciare, di accomiatarsi e andare a svernare verso altri lidi, oltreoceano, in un campionato assai meno stressante ma ben più consono al suo stile di gioco e di vita.
Ma Richy sarà sempre, per noi rossoneri, un punto fermo dal quale non si può prescindere. Anche se lui non c’è più, lontano migliaia di chilometri, sarà sempre al “figliol prodigo” che dovremo guardare per confrontare chi ne vorrà prendere tra le mani lo scettro e condurre il Milan oltre l’orizzonte, laddove solo i grandi possono arrivare. Certo, ci mancherà, soprattutto quel suo viso giovane, sbarazzino al quale non abbiamo faticato ad abituarci, al suo carattere educato mai sopra le righe, al suo essere sempre composto, alla sua classe e raffinatezza comportamentale. Insomma, un ragazzo apparentemente d’altri tempi ma inserito perfettamente nel nostro mondo, quello al quale dobbiamo, lo si voglia o no, fare riferimento in tutto e per tutto.
Lui, Riccardino, sa perfettamente di aver lasciato qui il cuore, tanto che nelle sue ultime parole “italiane” – anzi “milanesi” – ha detto di essere “per sempre milanista” e che quella maglia n. 22, la sua, “non la indosserò più”. Sarebbe bene, allora, che qualcuno la togliesse dalla disponibilità di un eventuale futuro pretendente, così come s’è fatto per quelle di Baresi e di Paolo Maldini. Perchè Richy è “uno di noi”, un leader assoluto, uno che ha scritto pagine indelebili della magica Storia milanista. E dunque va rispettato, e va anche capita questa sua scelta di vita che nulla ha a che fare con l’esosità dozzinale di chi invece guarda solo al vil danaro. No, l’ex baby verdeoro è ben altro… Molto di più! Un saluto e un abbraccio caro Richy. Arrivederci…
RIPRODUZIONE RISERVATA
1,155 Visite totali, nessuna visita odierna





