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EDITORIALE DEL GIORNO
Calciopoli: Sette anni in dubbio
Il commento alla sentenza della Corte d’Appello su Calciopoli da parte di Paolo Ziliani su Il Fatto Quotidiano è stato ripreso sui social network. Ho trovato curioso che solo gli interisti, tramite i siti a loro dedicati, abbiano fatto da eco alla diffusione dell’articolo, ma certamente il titolo e l’abbrivio era ghiotto per i mai troppo sdegnati supporter nerazzurri : “Sette anni di campionati falsati!”.
Il buon Ziliani poi, si erge a giustiziere sentenziando che, come nel ciclismo per Amstrog nel Tour de France, bisognerebbe cancellare tout court le stagioni che vanno dal 1999/00 al 2005/06, lasciando anche un’ipotesi di revoca per il campionato 97/98, naturalmente. Prima che ci troviamo con una trentina di scudetti sulla maglia della seconda, per nascita solo per nascita, squadra di Milano vediamo di analizzare queste specifiche annate. La prima stagione focalizzata la vinse la Lazio, l’anno dopo la Roma sempre davanti ai bianconeri. Tutte e due i campionati con polemiche a sfavore della squadra Juventina. Chi pagò fu Carlo Ancelotti esonerato in malo modo dal duo Moggi e Giraudo. Anche Zidane andò via ma per un congruo gruzzolo di milioni che permise al mefistofelico Luciano di prendere Buffon, Neved, Turam e che Lippi portò il 5 maggio a vincere lo scudetto superando all’ultima giornata la Roma e soprattutto l’Inter che si suicidava con la Lazio. Hector Cuper grazie ai nuovi arrivati Toldo, Materazzi e Adriano ma soprattutto col ritorno di Ronaldo e la conferma di Vieri arrivava all’ultima giornata con un esiguo ma decisivo vantaggio.
Malgrado gli’intrallazzi del duo di Torino, e dei designatori accoliti, sarebbe bastato vincere e parafrasando un interista del futuro Samuel Eto’o “le finali si vincono”. L’anno dopo la Juventus si confermava con decisione sui nerazzurri che arrivavano lontani ma, per la prima e unica volta nei sette fatidici anni, secondi sul podio. Eccoci al 2003/04: i rossoneri azzeccano due terzini arrivati a costo zero, Cafù e Pancaro e un giovane di buone speranze che il giorno di ferragosto Ariedo Braida va a prelevare dal San Paolo: Riccardo “Ricky” Izecson do Santos Leite meglio noto come Kakà. Il mercato della Juve con Miccoli, Apphia e Le Grottaglie forse faceva presagire che la sicurezza del “sistema” organizzato coi disegnatori Bergamo e Pairetto, cominciava a funzionare ed essere oliato. Malgrado ciò, in quella stagione era troppa la superiorità del Milan e i bianconeri si stavano forse leccando le ferite e il contracolpo della finale di Champions a Manchester. Era un Milan favoloso e lo è stato anche negli anni seguenti. Ecco, è qui che mi domando perché non insorgano i tifosi rossoneri, perché ci sia acquiescenza sulle recriminazioni interiste. Un sistema, un metodo, un’organizzazione non nasce perfetta. Se Moggi e Giraudo, ma soprattutto Moggi, hanno organizzato un “sistema”, certamente non poteva funzionare nello stesso modo il primo anno come il quinto. In tutte le dichiarazioni di Moggi l’avversario, il potere da combattere era il Milan. Mi dispiace per gl’interisti ma i nerazzurri non venivano considerati come un pericolo (sul campo, come si vedrà). La squadra con carisma calcistico e del Palazzo come asserivano, e ancor oggi ribadiscono gl’imputati, era il Milan.
Voglio ricordare per inciso che nel periodo di Galliani presidente di Lega, dal 2002 al 2006 i rossoneri hanno vinto uno scudetto, netto e strameritato, ma uno. D’altra parte dal dopo Capello 18 anni fa ad oggi, sono stati conquistati dall’influente società rossonera “ben” tre scudetti (capito presidente? Cribbio, un po’ più attenzione alla squadra e meno alla politica non le avrebbe giovato comunque?). E infatti la stagione fatidica, intercettata, agli atti fu il 2004/05. Il Milan, favorito, si trovò contro il massimo sistema ordito e poi scoperto per far vincere una squadra, per altro fortissima (quell’anno la Juve comprò un certo Ibrahimovic), al di là di ogni dubbio. E così i giocatori che s’imponevano a destra e manca (manca La Coruna a dir la verità)in Europa e che arrivavano a tre finali e una semifinale in cinque anni di Champions, vincendone due tra l’altro, in Italia erano sempre secondi. Episodi eclatanti, arbitraggi tragicomici, decisioni incomprensibili lasciavano a chi seguiva il calcio e il Milan in particolare, stupiti e dubbiosi. Ma, al contrario di altri, si pensava fossero errori in buona fede, non orditi, organizzati. E se è vero quello che dicono le sentenze della giustizia sportiva che hanno condannato il Milan, su cui non posso che serbare qualche perplessità , si tratterebbe di eccesso di legittima difesa per l’attenzione, sicuramente non pianificata, che la società ha cominciato ad avere per reagire al sistema. Ma chi vince si abitua a vincere. E così l’ultimo scudetto che analizziamo, i bianconeri lo conquistarono con poco gioco, tanta grinta e pochi episodio contestati, forse frutto della pratica organizzativa, sempre davanti a un Milan che, nota bene, fece il suo record di punti assoluto, 88, pur arrivando secondo. Ecco, ci hanno scippato di almeno uno scudetto ma, scoperto l’inganno, il furto, il “portafoglio” l’hanno restituito a qualcun altro! La storia la scrivono i vincitori, chi l’ha fatto sul campo ha fregato qualcuno, e chi ha vinto alla fine non l’ha fatto sul campo. Chi si erge giudice immacolato sa, non confessandolo, che non sarebbe mai arrivato al titolo e si tiene uno scudetto immeritato per rivalsa di altri anni, di altre sconfitte, per altri furti.
Così oggi, sembra normale chiedere di cancellare, annullare sette anni che giocatori, tifosi, appassionati hanno vissuto con aspettative ed entusiasmo solo perché non ha vinto una squadra che ha fatto del vittimismo un metodo. Se il Milan, se noi, facciamo passare senza memoria i soprusi, sul campo prima e nei tribunali poi, consegniamo alla storia di questo sport e a chi s’interessa a questa inutile cosa importante che è il calcio, una realtà diversa da chi l’ha vissuta con passione domenica dopo domenica. E in questa stagione difficile, ricordare quella squadra che in Europa faceva sognare è l’unico modo per sorridere e sperare che quei giorni possano tornare.
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