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EDITORIALE DEL GIORNO
Milan e Kakà, hanno ragione tutti
Hanno ragione tutti! Ha ragione Billy Costacurta quando saluta Kakà sottolineando la brillantezza fisica persa nell’avventura madridista, ma comunque importante nell’esempio e nel modello portato in uno spogliatoio rossonero frequentato da qualche abulico elemento.
Ha ragione Kakà che ci lascia per inseguire famiglia, soldi e protagonismo in tornei meno tattici, dopo aver provato a Milano a trovare un posto per i Mondiali, tornando però con impegno e professionalità a chiudere una storia di cuore e di numeri superando i cento gol e le trecento presenze con la maglia numero 22. Ha ragione il Milan ad inseguire un sicuro talento come Iturbe, e pazienza se le notizie troppo strombazzate raramente abbiano coinciso coi veri obbiettivi di Galliani, anche perché non credo abbia a disposizione tali cifre. Ha ragione Fabio Caressa quando pontifica su Sky sul bisogno di cambiamento del Calcio italiano e sulla scelta del nuovo presidente federale. Forse lo fa in un modo che mi ricorda il “Discorso al Paese” presidenziale, ma sicuramente il movimento deve trovare nuove vie per valorizzare il settore giovanile, calmierare con aliquote fiscali diversificate l’arrivo indiscriminato di stranieri, scegliere un progetto tecnico prima che un semplice selezionatore. Ha ragione, tanta ragione, Barbara Berlusconi (anche se fa strano pensando al padre) a scagliarsi contro la gerontocrazia di Carlo Tavecchio che tenta la scalata alla presidenza della Federazione, tarpando le ali ai quarantenni che cercano nuove strade e usando metodi e alleanze figlie della prima repubblica: siamo stufi della seconda, figuratevi. Ha ragione Demetrio Albertini, figlio di un Milan che sceglieva e cresceva uomini che con l’attaccamento ai colori dimostravano la loro serietà e tenacia, a dimettersi dalla carica federale, per non cadere in un sistema che, legato a vecchie logiche non permetterebbe nessun rinnovamento. Ha ragione Maldini ad aspettare il momento, il modo e la situazione giusta per rimettersi in gioco, per regalare l’esperienza di un leader, di un Capitano in Azzurro o, speriamo, nel Milan. Ha ragione perfino Tommasi, mai entrato nelle mie simpatie pur rispettandolo,che nel suo commento tranciante sul bisogno di una “cantera” per i dirigenti federali, ha definito tutta lo scontro generazionale. Non crediate che siano argomenti lontani dal mondo rossonero: i nomi, i giocatori che ho citato e che sono stati il Milan stanno per giocare una partita sul sistema calcio in Italia, che creerà l’humus su cui fondare il futuro della Nazionale, ma anche di tutte le squadre di club, soprattutto quelle che vorranno riaffacciarsi in Europa. Ha ragione perciò, anche Michel Platini a cercare nuove regole, in particolare economiche, per tutto il calcio continentale.
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