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EDITORIALE DEL GIORNO
Parola d’ordine: supportare Pippo. Ecco il piano del Milan per tornare a galla
Chiuso con l’amaro in bocca il capitolo Clarence Seedorf, il Milan tra tante difficoltà e problemi, prova a ricostruire dalle macerie di una stagione disgraziata.
Non sapremo mai quello che è realmente successo tra Clarence e il resto dell’universo rossonero. Troppo signore lui, troppi soldi in ballo, oltre che ovviamente i ricordi di tanti anni e tanti trofei festeggiati con quei due colori addosso, il rosso e il nero. Come detto, resta quel retrogusto amaro, per quello che poteva essere ma non sarà, perché la mia reale convinzione è che l’ex Botafogo diventerà un allenatore top, ma fatalmente non sulla panchina del Diavolo.
Nonostante tutto però, si deve guardare avanti, supportare pienamente quell’altra grande bandiera che risponde al nome di Filippo Inzaghi, uno che con la fame e l’abnegazione è riuscito a conquistare tutto quello che il 99,9% dei calciatori, tra cui tanti più forti di lui, possono solo sognare. Lo ripeterò fino allo sfinimento, se si vuole tornare a vincere, o quantomeno ad essere competitivi ad alti livelli, bisogna tornare a remare tutti dalla stessa parte. Appurato che dalla proprietà continuano a latitare gli spiragli di luce (propagande a parte), bisognerà fare fronte comune attorno all’allenatore, e sfruttare l’esperienza e la sagacia di Superpippo e del suo staff in campo e di Galliani fuori. Mettere da parte ogni tipo di divisione è prioritario.
Gli arrivi di Alex e Menez e i riscatti di Poli e Rami sono dei segnali importanti, ma di certo non bastano per tornare ad essere in prima linea in Italia. Mancano almeno un centrocampista, un portiere ed un terzino all’appello, per rendere davvero competitiva questa squadra. E non parlo di seconde linee, ma di gente capace di cambiare il volto ai reparti e all’intera squadra. Quasi sicuramente partirà Mario Balotelli, destinazione Premier League. A tal proposito, l’in bocca al lupo alla nostra Nazionale che stanotte comincia l’avventura Mondiale, è più che doveroso. A sperare ad un campionato del mondo giocato da protagonista, da parte del nostro quarantacinque, è soprattutto la dirigenza rossonera, per poi rivenderlo a un prezzo superiore rispetto a quello d’acquisto. La cessione di Mario andrà a compensare i mancati introiti europei, sempre nell’ottica dell’autofinanziamento, chiesto e in qualche modo imposto dai figli di primo letto di Berlusconi.
Brutto da dire, ma il Milan attuale è questo, ovverosia una squadra costretta a vendere il suo calciatore migliore, il suo talento più fulgido per poter rimanere a galla. Perché Mario questo è, un talento ancora non del tutto esplorato, ma capace di fare la differenza anche quando gioca al minimo. I diciotto gol in questa stagione triste sono lì a dimostrarlo. Insieme a Balotelli, dovrebbe salutare anche Kakà. Il Milan non sta forzando la mano sul ventidue brasiliano, ma spera che la sua decisione finale sia quella di ritornare al San Paolo. Cedendo i due calciatori che insieme a Mexes guadagnano di più in rosa, si alleggerirebbe e di molto il monte ingaggi e ci sarebbe l’opportunità di acquistare Taarabt, ancora in attesa di un cenno da parte del club di via Aldo Rossi, nonostante l’opzione di riscatto sia scaduta da tempo. Proprio Mexes sarebbe una delle sorprese degli ultimi giorni. Quando tutto lasciava presagire a un suo svincolo, ecco che ha preso il largo, proprio su proposta del francese, la possibilità di un rinnovo di uno o due anni del suo contratto in scadenza 30 giugno 2015, con l’ingaggio attuale spalmato in più esercizi di bilancio. Con lui potrebbe andare anche de Jong, uno dei migliori della scorsa stagione, autore di una gara meravigliosa ieri contro la Spagna, anche lui con uno degli ingaggi più alti. Anche l’olandese ha il contratto in scadenza 2015, e questa è l’ultima finestra di mercato possibile per monetizzare da una sua cessione. L’idea del Milan è quindi chiara, abbattere il monte ingaggi per poter sfruttare pienamente, da qui in avanti, un fatturato di gran lunga maggiore rispetto agli altri club italiani, Juventus a parte, avendo così molta più liquidità sul mercato, non dipendendo più di fatto da Berlusconi. E questo non potrà che essere un bene.
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