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EDITORIALE DEL GIORNO
Pippo Inzaghi come Sir Alex Ferguson? Ma anche no!
Pippo Inzaghi come Sir Alex Ferguson? Ma anche no, possibilmente. Avere per vent’anni sulla panca del Milan un “apprendista stregone” (sempre e costantemente alla ricerca di se stesso e del suo personalissimo “vello d’oro”) sarebbe drammatico, infausto, assai poco realistico.
Capisco che guardare al futuro è, per chiunque di noi, un imput non solo necessario ma anzi doveroso, e lo è, ancorché essenziale per un futuro importante nella sua nuova veste, per uno che, come Pippo, ha… il Milan nel cuore. Ma, lo è pure per lo stesso Milan cui, non dimentichiamolo, per tornare grande, ai suoi livelli, quelli che portarono i rossoneri negli anni ’90 e all’inizio del nuovo secolo in cima al mondo e sulla bocca di tutti, serve anzitutto una squadra, quindi un tecnico capace di guidarla, capace, “scafato”, refrattario ad ogni qualsivoglia tipo di interferenza esterna.
Invece, lo sappiamo, Inzaghi – proprio perché sin troppo legato a questa società, a questa dirigenza e a questi colori – non può e soprattutto “non vuole” sciogliere quel cordone ombelicale che lo avvinghia così, anche troppo sentimentalmente, al suo recente passato e a quel futuro… da allenatore del Milan. cui non vuol proprio rinunciare. Del resto, il buon Pippo ha fatto carte false per mettere nel mirino il “suo” obiettivo ed ora che lo ha raggiunto prova a tenerlo stretto sia con le unghie che con i denti. E lo ha conquistato in tempi talmente brevi da suscitare non pochi dubbi, parecchie perplessità e qualche invidia. Certo però, non si sarebbe mai aspettato di dover condurre, da buon nocchiero, la sua “caravella”, quel veliero tanto sospirato, in un mare agitato e infestato da squali pronti a farlo a brandelli qualora dovesse venire scaraventato fuori bordo. A tutt’oggi, comunque – è vero che ci si è allontanati ancora poco dal porto -, l’equipaggio a lui affidato (i suoi ragazzi) ancora non gli si è rivoltato contro ma anzi pare spalleggiarlo senza alcun tipo di remora.
Tutti, insomma, remano (apparentemente) dalla stessa parte ma quando arriverà (e arriverà, statene certi) il fortunale con onde alte come cavalloni, qualcuno comincerà ad avere titubanze ed esitazioni. E allora… Allora, in quella situazione di incertezza, dovrà essere la società a reggere dritta la barra, a mantenere calmo l’ambiente e quella piazza che ora lo sostiene… al di là di ogni ragionevole dubbio. Ancora oggi, diciamolo, tutto è rose e fiori, ma quando i petali cominceranno a cadere e delle rose resteranno inevitabilmente solo le spine, in quel momento cominceranno i guai. Perché questa squadra – non ci stancheremo mai di ripeterlo, ben oltre le “recite” di… Casa Milan – non può soddisfare il fine palato del popolo rossonero abituato a ben altro. I risultati scarseggiano, il gioco latita, il futuro – al momento – è solo un punto interrogativo. E il Derby e alle porte! Sarà quella la partita della svolta o del tonfo definitivo? Ai posteri l’ardua sentenza…
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