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EDITORIALE DEL GIORNO
Il tempo di Seedorf al Milan è scaduto
La quart’ultima giornata di questo “maledetto campionato” vede il Milan sconfitto inesorabilmente all’Olimpico, nell’anticipo del venerdì festivo, da una Roma superiore per valori tecnico ed atletici, che dopo aver superato qualche difficoltà di impatto iniziale alla gara, si distende ed ha vita facile contro una squadra che reitera i soliti errori di formazione.
E di schema.
Mister Seedorf non vuole capire che, con la rosa di cui dispone, non può permettersi il 4-2-3-1 e meno che mai può prescindere da un giocatore eclettico come Poli e da un terminale avanzato quale Pazzini, che vada a fare quel lavoro da rapace dell’area di rigore, che ontologicamente gli compete e che uno spento, nervoso ed autolesionista Balotelli non è riuscito a fare. Sembra che Seedorf lo faccia apposta a non inserire in rosa tutti quei giocatori Italiani che “farebbero gruppo” e che invece stanno letteralmente “languendo” in panchina. Con conseguenze disastrose su di loro, che rischiano di perdere il Mondiale Brasiliano e sulla Società stessa, che vede così, a causa del suo improvvido ostracismo, depauperato il loro valore di mercato.
Dall’avvento del Tecnico Olandese, in effetti, tutto l’asse portante Italiano è stato messo letteralmente da parte e veri e propri ottimi giocatori, se non addirittura campioni, come Abbate, De Sciglio, Poli, Montolivo (se non fosse intervenuta la Società…!), Pazzini hanno visto poco, pochissimo il verde del rettangolo. Indipendentemente dai loro fisiologici infortuni.
Si chiedesse il Signor Seedorf quali siano le recondite ragioni di simile comportamento e si dia una risposta plausibile che tutti noi, addetti ai lavori, attendiamo.
Tornando alla serata Romana, la squadra, sebbene non abbia fatto una figuraccia, è mancata in molti elementi come Balotelli (nervoso fino all’inverosimile, poi sostituito), Honda (evanescente), Kakà (stanco – ma perché Seedorf non lo fa rifiatare?!) peccando in una pessima gestione delle “due fasi”, facendosi sovrastare in lungo ed in largo da una Roma superiore in ogni reparto, a centrocampo specialmente.
E v’è da dire che sarebbe stata la partita ideale per un giocatore come Poli!
Sconfitta meritata, quindi, che appesantisce non poco la situazione e che allontana considerevolmente il sesto posto e l’Europa, laddove si pensi che, in un colpo solo, nella giornata domenicale, nonostante la sconfitta del Parma a Cagliari, il Verona surclassa con un rotondo 4-0 il Catania, la Lazio è “corsara” in quel di Livorno, regolato con un “classico 2 – 0, ed il Torino (2-0 in casa con l’Udinese) sopravanzano il Milan e lo collocano al decimo posto!
Ed ora c’è, domenica sera, la rigenerata Inter, in un derby cittadino che non si vince da tanto, troppo tempo e che, ironia della sorte, questa volta non si può non vincere, avendo a disposizione il Milan, se vuole tenere ancora accesa una flebile speranza Europea, un solo risultato: la vittoria! Magari con due gol di scarto per sperare, nell’eventualità, anch’essa remota, di mettersi davanti nella classifica avulsa, ove si dovesse arrivare, a fine campionato, a pari punti e far quindi ricorso alla sottile alchimia della valutazione degli scontri diretti tra due o più squadre.
Non era certo il momento migliore per affrontare il derby, oltre che lo stesso finale di campionato. Si spera solo nella “cabala” e nell’antico detto che solitamente vince il derby la squadra sfavorita.
A tutto questo si aggiungono alcuni importanti “dettagli”, accaduti nel pomeriggio di domenica, che ci lasciano di stucco!
Mister Seedorf ha pensato bene, sua sponte, senza preavvertire la Società e soprattutto bypassando l’Eccellente Ufficio Stampa del Milan, di convocare due giornalisti televisivi in un noto hotel del centro meneghino e di effettuare una vera e propria conferenza stampa.
Invece di assistere agli altri incontri dei campionato per trarne spunti importanti in questa lotta allo spasimo per l’ultimo obiettivo residuato.
Ve ne era bisogno?
E, poi, perché, non ha veicolato attraverso i consueti canali?
Quale era l’irrefrenabile bisogno “fisiologico” che lo ha animato?
Soprattutto, a chi voleva lanciare un messaggio?
Sono domande che non meritano alcuna risposta, né alcuna disamina.
Perché non sono importanti né l’una né l’altra.
Ciò che conta, nel caso di specie, è la gravità dell’azione, che diviene assorbente ed al tempo stesso concludente.
E’ la gravità della forma che, in questo caso, non è solo garanzia di sostanza, ma diviene sostanza stessa!
Gravissimo e stucchevole!
L’accaduto, giustamente, segna un momento di rottura insanabile tra il Tecnico e la Società più vincente al Mondo.
E non è la prima volta che accadono, in questi 100 giorni dell’”era Seedorf”, episodi simili.
Credo proprio che il tempo di Seedorf al Milan sia scaduto.
Irrimediabilmente.
E giustamente.
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