Momento drammatico per il Vecchio Cuore Rossonero

Paolo Vinci

Momento drammatico per il “vecchio cuore rossonero”.

Per la Società, per il Tecnico, per la squadra, per i Tifosi e per tutto l’ambiente.

Bisogna andare con la memoria fino a circa diciotto anni fa per trovare un periodo simile. Era proprio la stagione 1996/97, quella del passaggio di consegne tra Tabarez e Sacchi, avvenuto il 2 dicembre 1996, quarantott’ore prima che la sconfitta di San Siro con il modestissimo Rosenborg portasse alla clamorosa eliminazione dalla Coppa dei Campioni.

Non è un puro caso il riferimento a quella stagione per tutta una serie di similitudini, tra le quali lo stesso piazzamento in classifica – ahimè, undicesimo! – ed appunto il cambio di allenatore “in corsa”, fatto insolito per il Milan della “gestione Berlusconi” e, non da ultimo, l’eliminazione dalla coppa dalle orecchie lunghe.

Il raggiungimento dei quarti di finale sarebbe stato, infatti, un risultato tale, per la sua importanza, da giustificare anche il pessimo risultato di classifica.

La settimana, che, per fortuna, si è ieri conclusa, con la grave sconfitta casalinga col Parma, ha invece significato un mesto abbandono, da parte del Milan, a tutte le velleità Europee che  albergavano nei Cuori Rossoneri. Dapprima, l’eliminazione dalla maggior competizione europea, poi, in seguito alla sconfitta con gli emiliani, di fatto, l’abbandono di ogni speranza di poter raggiungere il sesto posto.

Andiamo con ordine.

La sconfitta del Vicente Calderon è maturata in modo netto.

Non è stato sufficiente al Milan un primo tempo “da Milan di Champions” e quei  quindici minuti che hanno fatto sognare di ribaltare l’inerzia dell’ottavo di finale, già compromesso a San Siro al termine di una ottima e sfortunata prestazione. Allorquando l’Atletico, anche con l’aiuto della buona sorte, è passato in vantaggio, il Milan è andato irreversibilmente in ambasce e si è sgretolato, palesando tutto il proprio handicap psicologico di quest’anno. Fragile, stanco ed usurato, il Vecchio Diavolo è crollato, uscendo meritatamente dalla competizione.

Questo, martedì in Europa.

Forse peggio è andata ieri a San Siro, in un ambiente irreale, conseguenza delle contestazioni da parte dei Tifosi, nei confronti della Società e di Galliani in particolare, della squadra (e di Balotelli in special modo), di Tutti, eccetto il Mister, al quale, evidentemente, almeno per il momento, si vuole dare una chance.

Sconfitta inevitabile con un Parma, peraltro, non splendente, ben messo in campo da Mister Donadoni. Vittoria parmigiana ben diciotto anni dopo (guarda caso, l’ultima vittoria a San Siro datava 22 dicembre 1996, stesso mese e stesso anno dell’accennata sconfitta col Rosenborg – i ricorsi “Vichiani” ritornano!!!) con il pesante saluto anche all’ultimo treno europeo dell’Europe League, salvo miracoli oggettivamente impensabili.

Cosa fare ora? Quali gli obiettivi in questo momento drammatico ed in questo anno horribilis? Come uscire da questa situazione?

Non è facile, obiettivamente, trovare l’antidoto giusto.

Occorrerebbe ricercare e magari ritrovare la serenità per programmare un decoroso finale di stagione e, soprattutto, un  prossimo anno di rilancio.

Secondo chi Vi scrive, Cari Lettori, l’investimento sui giovani rimane la priorità fondamentale. L’attingere a mani basse dalla eccellente “Primavera” di Pippo Inzaghi può essere una via da percorrere, oltre a quella di selezionare una rosa giovane, coesa, composta da 22/23 giocatori – tanti ne occorrono, non di più,  a chi non gioca in Europa, giocatori eccezionalmente stimolati e motivati.

E’ proprio la motivazione, unita alla caratterialità di determinati giocatori oggi in rosa, ad essere carente, se non deficitaria. E’ questa, invece una qualità imprescindibile per ricostruire seriamente.

E poi, Società, Tecnico, Giocatori dovranno guardarsi un momento allo specchio. Fare autocritica. Tutti. Con serenità ed umiltà. Quest’ultima “virtù” diviene fondamentale. E’ quello che non è stato fatto negli ultimi anni, intrisi di titoli, trionfi ed elogi.

Ci vuole un “anno zero”, di rinascita, riorganizzativa e strutturale, tecnica e comportamentale.

Che tracci degli obiettivi a breve, medio e lungo termine.

Quale migliore occasione di oggi?

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