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EDITORIALE DEL GIORNO
Il Milan ha perso il treno per l’Europa
Il Milan perde a Bergamo, proprio all’ultimo istante, il treno per l’Europa.
E, per favore, non diciamo che non c’è ancora la matematica, perché sarebbe ridicolo non trarlo in bilancio ed arrampicarsi alla quasi impossibile eventualità che il Parma non sconfigga, peraltro in casa, il retrocesso Livorno e lo stesso Torino non vinca a Firenze contro una compagine che ha già blindato il quarto posto.
Il mancato raggiungimento dell’Europa League costituisce un male?
Oppure, la mancanza di obiettivi infrasettimanali permette di disporre di una “rosa” duttile, giovane e non esagerata ed al tempo stesso concentrata verso un obiettivo di ricostruzione e di palingenesi radicale?
Ai posteri l’ardua sentenza!
Certamente, il Milan perde l’ennesimo obiettivo prefissosi in questa maledetta stagione, che virtualmente si conclude con un saldo negativo.
E con l’imbarazzo di un allenatore, acquistato in corsa in tutta fretta ed a costi elevatissimi.
Che è diventato obiettivamente imbarazzante!
Per i suoi atteggiamenti, soprattutto.
Non accetta non solo una critica in senso diretto, ma neanche la stessa opinione dissenziente.
E’ proprio di ieri la sua replica, nella rituale conferenza post-partita, ad una semplice domanda relativa al duo Pazzini – Balotelli che avrebbe permesso, indubbiamente, una dinamicità maggiore di quest’ultimo nell’ultima parte dell’incontro. Non ha risposto, come solitamente non risponde, alle domande che non lo incensino (ma, obiettivamente, come si fa ad incensarlo?) o, quanto meno, lo vedano d’accordo.
Nell’incontro di ieri, il Milan ha lasciato il primo tempo all’Atalanta, che ha palesato un ottimo movimento in non possesso di palla a differenza del Milan, lento e statico, con un impresentabile Honda ed un Kakà evanescente.
Ma perché il Mister non ha messo in campo da subito Taraabt e lo stesso Pazzini, in un incontro da vincere assolutamente (se si fosse vinto, con il pareggio tra Parma e Toro, molto probabilmente il sesto posto sarebbe stato raggiunto)? E Poli?
Lo stesso schema del primo tempo, il 4 – 3 – 1 – 2 con Kakà da seconda punta (quale era la prima?!!!) ha lasciato a desiderare.
Poi, nel secondo tempo, Seedorf si è corretto, ma era oramai troppo tardi.
Troppo tardi per vincere una partita, sebbene in vantaggio grazie ad un fortunoso autogol di Bellini, che si doveva assolutamente vincere.
Troppo tardi per strappare in corsa l’ultimo, modesto, obiettivo di questa stagione.
Troppo tardi, probabilmente, per salvare la propria panchina.
Non ci resta che piangere.
Forza, comunque, Vecchio Cuore Rossonero.
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