Con l’olandese il Milan risposa la sua filosofia. Pazzini-Matri, il dio del calcio vede tutto

Macagnino

L’entusiasmo c’è, normale sia così dopo mesi di depressione. Guardando la classifica però, l’arrivo di Clarence Seedorf passa di colpo in secondo piano.

La sfida all’Hellas Verona di domenica è fondamentale per capire, innanzitutto, l’impatto dell’olandese nel mondo Milan, su quei ragazzi che finora hanno reso al 40 -ma no, vogliamo essere generosi-, diciamo al 50% delle loro potenzialità. Impossibile credere infatti che il Milan sia inferiore al Torino, al Parma, al Verona stesso e anche ai cugini nerazzurri. Dopodichè potremo iniziare a fare le prime riflessioni sul Seedorf allenatore, accantonando l’aspetto mediatico -peraltro importantissimo- dell’operazione.

Scegliendo l’olandese di origini surinamesi, Berlusconi ha (ri)sposato una filosofia diversa rispetto agli ultimi quattro anni, quando gli hanno quasi imposto di prendere prima e tenere poi un allenatore che non aveva l’appeal giusto per guidare una squadra che negli ultimi venticinque anni ha alzato al cielo cinque Coppe dei Campioni e disputato ben otto finali, tralasciando tutti gli altri trofei. Un allenatore che ha sì vinto uno Scudetto, ma paradossalmente verrà ricordato per esser stato l’unico a non vincerlo con Ibra dalla sua. Perchè quando pensi al Milan, non pensi ai confini italiani, o meglio non solo, ma pensi a successi impensabili che di colpo diventano realtà. E quale scelta migliore se non l’unico calciatore della storia ad aver conquistato l’Europa per quattro volte con tre squadre diverse?

Se l’entusiasmo si trasformerà in punti, risalite e successi, questo ce lo dirà solo il tempo, per ora possiamo solo sperare. Ciò che è certo è che l’annata è di quelle disgraziate e l’infortunio occorso ieri a Pazzini ne è la prova. Ma come dicono i saggi, la fortuna aiuta gli audaci, e quando l’audacia non contraddistingue il tuo lavoro -come è stato negli ultimi anni in casa rossonera-, beh possiamo proprio dire che te la sei andata a cercare. Il dio del calcio ha occhi dappertutto, e non poteva mica restare fermo di fronte all’insensatezza dell’operazione Matri, pagato quasi 12 milioni non più di cinque mesi fa e prestato gratis a coloro che hanno passato un’estate intera a sbertucciarti e definirti scorretto, comunicandotelo ufficialmente tramite il loro sito internet.

No, il dio del pallone non si distrae mai, lui vede tutto e ti punisce. Sono due anni che il Milan spende a caso gli slot per gli extracomunitari ad esempio. L’anno scorso vennero presi Gabriel e Zapata, con il primo mai utilizzato. Quest’anno è toccato a Vergara e Honda: il piccolo colombiano lo abbiamo visto solo in amichevole. Risultato? La Fiorentina (eh sì, sempre quelli che ci sbertucciavano e hanno avuto Matri in regalo…) può prendere Anderson in prestito dallo United, noi no. E noi, che abbiamo un disperato bisogno di un centrocampista, siamo costretti a sbavare dietro a Parolo, con Ghirardi che chiede la luna. Nessuna condanna a nessuno, ma un minimo di progettualità non guasterebbe.

In chiusura il mercato. Il grosso verrà fatto a giugno, quando verrà cucito addosso a Seedorf il vestito migliore, stavolta sì in base alle richieste del tecnico (si spera). Il mercato di riparazione è volubile, per ora sono arrivati Rami, Honda e…Seedorf appunto, ma ciò che il Milan cerca è una mezz’ala tecnica. Parolo non esclude Essien e viceversa. Il ghanese mi risulta sia fattibile, ma è un discorso che si sbloccherà l’ultima settimana di mercato, possibile arrivino entrambi ma dovrebbe partire almeno uno tra Nocerino e Birsa. Proprio lo sloveno può essere inserito nella trattativa D’Ambrosio, in parola sia con l’Inter che col Milan, ma i nerazzurri non riescono a convincere in nessun modo l’ostico Cairo, mentre Birsa fa venire l’acquolina in bocca a Ventura. Attenzione anche al discorso attaccante. Il Milan aspetterà una decina di giorni per sapere la reale entità dell’infortunio del Pazzo. Qualora lo stop dovesse superare i venti giorni, si cercherà una soluzione low cost, molto probabilmente in prestito per non lasciare soli Balotelli e Petagna.

 

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