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EDITORIALE DEL GIORNO
Europa a tutti i costi, ecco perché. Mercato intelligente: colmare il gap non è utopia
Di colpo l’Europa League è tornata raggiungibile. Sono bastate due vittorie di fila per farci tornare nel lotto delle squadre in corsa per quella che è definita -giustamente- l’Europa di serie B, chiaro sintomo di campionato dal livello medio basso.
Che la vecchia Coppa Uefa non sia neanche minimamente all’altezza della Champions League lo si vede lontano un miglio, ma comunque per il blasone, la tradizione e tutto il resto, il Milan non deve lasciare nulla di intentato, anche per confermare i progressi delle ultime settimane. L’Europa League porta introiti nettamente minori rispetto alla Champions, acuisce la fatica dovendo giocare il giovedì, ma ti permette di difendere la posizione nel famigerato ranking Uefa, e magari di provare a migliorarla. In caso di mancata partecipazione alla prossima campagna europea, qualunque essa sia, il Milan una volta rientrato (si spera il più presto possibile) nella massima competizione europea, si troverebbe lontano dalle prime due fasce, col rischio tangibile di uscire dall’elite del calcio che conta, trovandosi verosimilmente ad affrontare due corazzate già nel girone eliminatorio. Rischio che potrebbe essere scongiurato qualificandosi alla prossima Europa League e, ovviamente, disputandola con i giusti stimoli e la giusta voglia.
Ma il ritorno nella corsa all’Europa, fa capire anche che non serve poi così tanto per tornare ad essere ultracompetitivi, come ama ripetere il nostro amministratore delegato. Certo, la Juventus è lontana anni luce, ma non è mica quella corazzata che con Lippi riuscì a raggiungere la finale di Champions per tre anni di fila, e non è neanche paragonabile allo squadrone allenato da Capello nell’immediato pre-calciopoli. E’ un’ottima squadra, forse anche qualcosa in più, che si è trovata a dominare in Italia per contingenze varie, oltre che per lo straordinario e superbo lavoro di quel grande allenatore che risponde al nome di Antonio Conte. E quando parlo di contingenze varie intendo un Milan ridimensionato da cessioni illustrissime, un’Inter appagata dal post triplete e gestita in maniera scellerata, fino al decadimento totale delle ultime stagioni e tutte le altre squadre che per una ragione o per un’altra non sono state in grado di ergersi a rivali accreditate nella corsa al tricolore.
Un mercato fatto bene -che non significa necessariamente spendere milioni su milioni- potrebbe di colpo ridurre un gap che al momento pare incolmabile, anche nei confronti della prima della classe. Molti pensano che, se negli ultimi anni il mercato lo avessero fatto i tifosi, il Milan sarebbe potuto essere in una situazione migliore, con una squadra migliore. Ma credete davvero che Galliani, o chi per lui, preferirebbe un Constant a un Coentrao? Un Muntari a un Fabregas? Un Mexes a zero a un Ivanovic? Giusto per fare degli esempi. Secondo me no. Il discorso è sempre lo stesso, ovvero che da quando la proprietà ha chiuso i rubinetti si sono cercate strade alternative, ma purtroppo tutte sbagliate. E queste scelte errate hanno acuito le varie mancanze, una su tutte lo scouting. Perché fin quando hai i soldi da spendere va tutto bene, ma se di colpo ti ritrovi a raschiare il fondo del barile senza esserne preparato, il più delle volte paghi, anche e soprattutto sul campo.
Mercato intelligente come? Disfarsi innanzitutto dei pesi morti, senza fare nomi, ma ci siamo intesi. Reinvestire tutti i soldi risparmiati, e sottolineo reinvestire, cosa mai fatta negli anni passati. Basta guardare qualche partita in giro per il mondo per trovare qualcuno che ti migliora senza farti spendere un occhio della testa. L’investimento forte, e su questo non ci sono escamotage, deve essere fatto per il portiere. Perin? Scuffet? Esatto, uno di questi due. Uno che ti farebbe stare tranquillo e coperto per quasi due decenni. Per il resto, non riscattare Taarabt sarebbe un delitto. Uno dei pochi in grado di fare le due fasi e trasformare l’azione da difensiva in offensiva in un batter d’occhio, numeri da funambolo e personalità da vendere. Anche senza sconto, farlo tornare nella serie B inglese potrebbe essere il rimpianto più grande degli ultimi tempi. Anche non provare a capire se Cristante è in grado o meno di prendersi il centrocampo sulle spalle sarebbe imperdonabile. Perché, come molto spesso succede in questi casi, poi sei costretto a darlo in comproprietà a qualche squadra che ti promette di farlo giocare, salvo poi riprendertelo a prezzi folli per evitare la figura del pollo.
Ma Seedorf tutte queste cose le sa, essendo uno con le idee chiare e troppo intelligente per non sapere che il prossimo anno sarà quello fondamentale, il più importante. Steccare ancora non sarà consentito, e “ultracompetitivi” dovrà essere uno status effettivo, non più uno slogan.
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