Il Milan di domani e l’Olimpia di oggi

Fabio Conte 3

Non si vive di solo calcio. Ci sono anche altri sport. A Milano per esempio c’è il basket, l’Olimpia, gloriosa e storica società ottantenne, che quest’anno ha aggiunto due coccarde al suo già vasto palmares: scudetto e coppa Italia.

Come si vede una supremazia netta in Italia, molto meno in Europa, usciti anzi tempo dall’Eurolega, umiliati dall’eliminazione contro Trento in Eurocup. Vincenti però alla fine sul vero obbiettivo, quel campionato sfumato l’anno scorso, in gara 7 delle semifinali contro Sassari. La rivoluzione della rosa, del roster per il basket, quest’anno ha voluto basarsi su giocatori di qualità, ma meno “festaioli”, e soprattutto su un coach, Repesa, d’esperienza e di polso. Pur potendo contare su un budget superiore alle altre, grazie al generoso patron Armani, il presidente Proli ha dovuto aggiustare la squadra con inserimenti ad hoc, e con confronti di spogliatoio che hanno creato alla fine un gruppo, una squadra compatta e vincente, come s’è visto nella finale contro la pur generosa Reggio Emilia.

Questo preambolo cestistico per arrivare a parlare del Milan, in queste settimane enigmatiche. Riuscita con successo la delicata operazione al Presidente Berlusconi, si attendono sviluppi  dal decorso post operatorio: se stia bene il cuore e se sia rimasto intatto il “cuore rossonero”. Pare di sì, per entrambi. Ci si domanda se gli verrà la voglia di tenersi il giocattolo, magari col benestare dei figli, o se le offerte orientali saranno così convincenti, anche sull’impegno programmatico di spesa, per la felicità dei figli. Mi sembra prevedibile comunque, che chi sia disposto a spendere cinquecento o più milioni per acquisire il 70/% di una società non lo faccia per vederla poi veleggiare a mezza classifica. In particolare una società col trend, la storia, il palmares del Milan e con tifosi così affamati di successo, date le ultime stagioni. L’impegno dell’attuale dirigenza però dovrà esserci comunque, visto i tempi stretti che si son venuti a creare rispetto all’inizio della prossima stagione. Si dovrà scegliere l’allenatore, valutare cessioni, programmare acquisti veleggiando a vista. Su questo Adriano Galliani è maestro, avendo già affrontato anni di vacche magre, e pare ci sia la disponibilità anche da parte di Brocchi per suggerimenti ed indicazioni, anche se non è affatto certo della sua riconferma. Nel caso si volesse impegnare ancora Berlusconi, si troverebbe però davanti a una pressante urgenza economica, anche volendo perseguire il progetto giovani: se non si vorrà solamente promuovere i propri ragazzi delle giovanili, il progetto necessita di fondi e contatti che forse bisognava allacciare già da tempo, e questo dubito sia stato fatto.

Naturalmente la maggior parte dei tifosi ripone nell’avventura degli investitori cinesi le maggiori aspettative, con la possibilità di poter far partire con vigore immediato – dati i minori vincoli dal fair play finanziario che ha la società rispetto ad altre- un mercato che deve cominciare, anzi continuare e migliorare, la fase di crescita che già si è iniziata lo scorso anno. Sì, perché l’ultimo mercato, forse non completo e con qualche errore, probabilmente attivato solo dalla speranza dell’arrivo degli investitori di Mr. Bee, è stato comunque importante a livello economico e di scelte, come non lo era più da diverse stagioni. Trovo, tra l’altro, significativo che Berlusconi chieda l’impegno di cinque anni di solidi investimenti ai possibili acquirenti, per far ritornare grande il Milan. Evidentemente sa che ci vuole tempo, fortuna e impegno nel costruire una grande squadra ma che, con poche scelte sbagliate, si può distruggerla. Se arrivassero forti finanziamenti orientali, bisognerà  in ogni caso, aver pazienza. L’esperienza dell’Olimpia Milano con Armani, e qui mi ricollego all’inizio, insegna che pur disponendo di un budget superiore alla media, od analogo ad altre compagini ai vertici, – anche se di gran lunga minore al calcio attuale- abbia dovuto attendere  anni per concretizzarsi e arrivare ad una striscia vincente, trovando il giusto amalgama di conduzione tecnica e qualità della rosa,. E comunque come hanno sottolineato i protagonisti della recente finale scudetto, in campo non va il budget, ma giocatori e uomini che devono fare la differenza. Dietro però, soprattutto, come sempre quando si arriva al successo, una società seria e coesa.

Una società organizzata, compatta e propositiva, da questo deve iniziare il Milan. Riuscirà il Presidente a ricrearla? Sapranno costruirla i cinesi? O sarà meglio che provino a farlo assieme, almeno per un po’, sfruttando esperienza e ricco entusiasmo? E quanto tempo ci vorrà perché si ottengano risultati?  Chissà, intanto si aspetta nel limbo. A meno che, nel frattempo, non si viva di solo calcio, a meno che non si tifi anche “l’Armani”.

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