La situazione in casa Milan in vista del Derby

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Dopo la prima sconfitta casalinga della stagione, Fassone e Mirabelli hanno voluto incontrare a più riprese Montella per pianificare l’immediato futuro e capire insieme su cosa lavorare per dare subito una scossa alla squadra.

Con la fiducia di fatto rinnovata, seppure a tempo, Montella sarà costretto a preparare al meglio possibile il derby (una partita che sarà il crocevia della stagione dei rossoneri) rinunciando ai giocatori partiti per giocare con le rispettive nazionali

La situazione non è semplice, perché le critiche sono piovute nonostante i primi 70 minuti del match di San Siro avessero mostrato in campo il migliore Milan di questa stagione, non tanto dal punto di vista del gioco, quanto da quello del carattere e della volontà, coi giocatori che hanno provato a mantenere alto il baricentro e tenere chiusi gli avversari nella propria metà campo.

Ciò che ha fatto storcere il naso è stata la facilità con cui la squadra di Eusebio Di Francesco è riuscita a farsi largo tra le maglie della difesa milanista nelle poche occasioni in cui è riuscita (o ha deciso, a seconda dei punti di vista) a mettere il naso fuori dall’acqua.

Se è vero che nell’occasione del primo goal ci si è messa anche la sfortuna, sotto forma di deviazione decisiva, l’errore in fase di ripartenza di Rodriguez e quello di Musacchio, incapace di chiudere su Dzeko, sono stati determinanti.

Lo stesso Donnarumma, chiamato da Ventura a contendere una maglia a Buffon in nazionale, ha mostrato anche in questa occasione più di un’incertezza, come in occasione del goal di Florenzi dove ha commesso un errore da principiante respingendo centralmente un tiro dalla distanza. Ripensando alla pantomima di mezz’estate per il rinnovo di contratto e il relativo aumento “monstre” di stipendio, è logico che da lui ci si debba aspettare molto di più.

Da parte sua, Montella sottolinea di continuo le difficoltà nell’assemblare una rosa quasi completamente nuova senza la possibilità di allenarsi costantemente, a causa del calendario che prevede impegni praticamente ogni tre giorni: un’attenuante generica che finora ha tenuto bene, ma comincia a scricchiolare.

Il calendario era infatti ben noto dal momento stesso in cui la squadra ha deciso (passate il termine, visto come sono andate le cose la scorsa stagione con l’Inter che ha fatto di tutto per agevolare i rossoneri nella corsa al sesto posto) di partecipare all’Europa League, pertanto sarebbe stato meglio pensare prima ad assemblare un “undici” titolare puntando più o meno sempre sugli stessi almeno in campionato.

La strada intrapresa ora è giusta, con la difesa a 3 che sulla carta dovrebbe risultare la più adatta per esaltare le doti dei difensori centrali e degli esterni (Conti compreso, a proposito di sfortuna), ma restano ancora grandi interrogativi su chi dovrebbe giocare in attacco.

Se le ultime apparizioni hanno infatti mostrato in maniera evidente su come sia necessario puntare su André Silva come punto di riferimento , è ancora fumosa la situazione su chi dovrebbe essere considerato titolare al suo fianco. La scelta non è banale, perché il mercato è stato fatto puntando su giocatori dalle caratteristiche differenti l’uno dall’altro, che da una parte possono essere una buona alternativa a partita in corso, ma dall’altra creano grande confusione su quale sia il modulo più adatto da schierare.

Nella conferenza dopo la partita con la Roma, infatti, Montella è stato parecchio esplicito su come non ritenga Suso e Bonaventura degli esterni capaci di dargli garanzie in termini di cifre e dunque viene da pensare che siano loro a doversi adattare al nuovo schema che propone due punte (quindi Kalinic ed il portoghese) ed un trequartista, con quest’ultimo ruolo che vede in Calhanoglu l’interprete più adatto, ma che allo stesso tempo non sembra ancora pronto per il nostro campionato.

L’allenatore rossonero avrà quindi le sue belle gatte da pelare nello scegliere la formazione per la stracittadina, sapendo bene che i meccanismi di squadra sono ancora tutt’altro che oliati e dovrà chiedere ai suoi una prova di grande carattere e di spirito di squadra per venire a capo di un’Inter che ha mostrato una solidità difensiva invidiabile e quel pizzico di fortuna che ad inizio stagione può fare la differenza.

Se le cose dovessero andare male, pare che l’alternativa pronta sul tavolo abbia il nome di Paolo Sousa, per un avvicendamento a tinte viola che non convince molto i tifosi e gli addetti ai lavori.

Da un lato è vero che, in caso di sconfitta del derby, cambiare qualcosa potrebbe essere salutare anche solo per dare una scossa all’ambiente, ma di sicuro il portoghese non accetterebbe un ruolo da traghettatore e questo precluderebbe eventuali assalti estivi a profili ben più importanti, come quello di Antonio Conte, sogno della società e di tutti i tifosi, che ha recentemente dichiarato di voler tornare ad allenare nel nostro campionato e già in passato era stato vicino a sedere sulla panchina del Milan.

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