Seedorf, le critiche e quella voglia di tornare Grande Milan…

R_Seedorf

Amsterdam, 29 novembre 1992.

Clarence Seedorf debutta, con la maglia dell’Ajax, nell’Eredivisie contro il Groningen ad appena 16 anni.

Quella stessa domenica il Milan targato Berlusconi-Capello, fresco campione d’Italia ed imbattuto da 44 giornate, sfida a Torino la Juventus di Vialli e del Trap. Vincono i rossonero per 1-0 al Delle Alpi, con gol, nella ripresa, di un certo Marco Simone. Sebastiano Rossi, subentrato all’infortunato all’Antonioli, sale per la prima volta nella carriera sugli scudi parando il rigore di Vialli. E’ il successo che spalancherà al Milan la strada vero il secondo titolo consecutivo. La finale di Monaco di Baviera sarebbe però stata amara…

Quell’anno, il giovane Clarence, il più giovane debuttante nella storia dei lancieri, vince la Coppa d’Olanda, primo trofeo di una carriera che sarebbe stata straordinaria. L’anno dopo arriverà infatti il primo titolo olandese, e nel Maggio 1995 il trionfo in Coppa Campioni al Prater di Vienna proprio contro il Milan di Capello, campione d’Europa in carica.

E’ il primo incrocio tra Clarence ed il Milan. Il primo di una lunga serie. Sampdoria ed Inter le maglie avversarie. Fino a quella calda estate del 2002, dopo Roma e le lacrime di Ronaldo. Fino a quel passaggio sull’altra sponda del Naviglio. A prendersi cura del suo talento, Carlo Ancelotti da Reggiolo, il “perdente di successo”. Morale della favola. Clarence, con Pirlo (poi Van Bommel) e Gattuso a fianco, tra il 2003 ed il 2011, vince tutto quello che si può vincere: scudetti, Coppe Campioni, Supercoppe Italiane ed Europee. Persino una Coppa Italia dopo i rigori di Manchester e lo sguardo da cerbiatto di Sheva che gela Buffon.

Un binomio di successo quello tra Clarence ed il Milan. Lo straniero con più presenze nella storia del club rossonero, ben 432, con 62 gol in 10 anni. Un simbolo più che un semplice giocatore. Un emblema di storia, personalità, talento, carattere. Uno tosto il “Professore”, capace di rimbrottare il proprio tecnico su decisioni non condivise, di farsi sentire in campo e nello spogliatoio, di sopportare in silenzio e senza battere ciglio anche i fischi dell’esigente pubblico di San Siro.

Uno da Milan insomma. Con il giusto “Phisique Durol” tanto amato dal Presidente Berlusconi. Condizione indispensabile per essere “da Milan” e fare il tecnico del Milan. E sedere su quella panchina, oggi, non deve essere semplice, se è vero che dopo appena un mese già scricchiolii e spifferi iniziano a sentirsi. Invenzioni giornalistiche? Esagerazioni? Interpretazioni fantasiose di cene ed interviste? Forse…Si è parlato di malumori presidenziali, di critiche, di ultimatum, di giocatori scettici sul nuovo modulo e sulle nuove metodologie di allenamento. Si è scritto e detto. Ma Clarence ha le spalle larghe, conosce l’ambiente come le sue tasche a sa benissimo come comportarsi in questi casi. Fare quadrato, tapparsi le orecchie ed andare avanti, incassando la fiducia del Presidente e della squadra.

Senza però dimenticare di sottolineare:

“Non posso rispondere a tutto quello che scrive la gente. Il mio staff attuale mi sta aiutando molto, finché non parlo io, tutto il resto sono delle falsità”.

Come in quel 2007, quando sul Milan ed il suo spogliatoio si disse di tutto e di più. La storia ricorda che Clarence zittì tutti sia a Monaco di Baviera che contro il Manchester di Ferguson, sollevando ad Atene la sua quarta Coppa dei Campioni. Oggi le condizioni sono certamente diverse, Ma Seedorf è ancora lì, stavolta in panchina. Ed il DNA del Grande Milan lo conosce bene.

Che Balotelli ne prenda nota…

 

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foto: repubblica.it

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