Troppe scorie in questo Milan senza cultura del lavoro. Mercato: c’è chi sta peggio…

La vittoria contro l’Hellas Verona, o meglio, i primi trenta minuti giocati contro i gialloblu, ci avevano fatto sperare che la stagione fosse girata dal verso giusto, l’Udinese mercoledì sera ci ha chiarito le idee.

Si sapeva che Seedorf non avrebbe potuto fare i miracoli, ma vedere quel pressing alto, quel possesso palla nella metà campo avversaria è stato come riassaporare il sapore perduto di quel Milan che imponeva il proprio gioco contro tutto e contro tutti. Ma in questa squadra ci sono troppe scorie, troppi problemi e ovviamente poca qualità. Una preparazione fisica e atletica scadente fa il resto.

E’ incredibile infatti, che una squadra del calibro del Milan duri 25′ al massimo 30′. Dopodichè il buio, il vuoto, l’apnea. Ci accontentiamo della filosofia, per ora, in attesa di un cambio di rotta deciso dalla prossima stagione, visto che l’attuale non ha più nulla da dire, miracoli in Champions a parte. Un cambio di rotta a tutti i livelli sia chiaro: dai calciatori all’allenatore, dalla dirigenza alla proprietà. Certo, perchè puoi mettere tutto l’impegno e l’abnegazione che vuoi, ma se in società si litiga di continuo e se il presidente continua a dimostrare una voglia di investire vicina allo zero, nulla può cambiare. Bisogna quindi, innanzitutto tornare a remare tutti dalla stessa parte, solo così si può sperare di riacquisire quella grandeur, dalla quale ci si è ormai spogliati.

Dicevamo della preparazione. Chi ha visto il Milan dopo le vacanze natalizie, non può non aver notato quanto la squadra sia in riserva. La benzina non c’è, ed è curioso pensarlo a questo punto della stagione. Il carburante, la birra in corpo, ti possono mancare all’inizio, quando non hai ancora usufruito del lavoro atletico, ti possono mancare nelle ultime settimane della stagione, ma non nella fase cruciale, non dopo una pausa di oltre due settimane. Si deve ripartire da lì, iniettando una nuova cultura del lavoro, disfacendosi dei pesi morti, di quei calciatori che di correre e sacrificarsi non ne vogliono sapere. A tutti i costi.

Il mercato di gennaio, ha finora portato in rossonero tre giocatori di buon livello rispetto all’attuale standard italiano. Honda, Rami ed Essien sono tre nomi importanti, soprattutto quest’ultimo, che non sarà più il centrocampista devastante di cinque-sei anni fa ma se messo a posto dal punto di vista fisico potrà dire la sua nei prossimi diciotto mesi. Essien conosce a memoria il 4-2-3-1, gioca con quel modulo fin dalla notte dei tempi, ha esperienza, grinta e voglia di riscatto dopo qualche stagione opaca, ma ha anche due crociati ricostruiti, fattore da non sottovalutare. Il ghanese porterà sicuramente esperienza all’interno di un gruppo che ha bisogno di guide carismatiche al suo interno. L’obiettivo è rimetterlo in sesto al più presto per averlo in ottime condizioni il 19 febbraio, nella sfida di Champions contro l’Atletico Madrid, sfida nella quale mancheranno sia Montolivo (ieri Galliani ha confermato le due giornate di squalifica) che Muntari.

Dicevamo del mercato. Il convento passa questo, è vero, ma basta guardare altre piazze importanti per accorgersi che sputare sui tre acquisti di gennaio è quantomeno paradossale, quando c’è chi magari non riesce a chiudere per un terzino in scadenza di contratto. E’ anche vero, però, che il Milan per riacquisire il posto che gli spetta debba guardare verso le realtà che attualmente stanno facendo le cose migliori. Mi riferisco ovviamente alla Roma, la quale sta attuando una politica fatta di spese ponderate per giocatori che nove su dieci ti faranno fruttare il doppio di quanto hai investito. Mi riferisco al Napoli, da sempre con i conti in attivo e con liquidità importanti in ogni sessione di mercato. Mi riferisco alla Juve, che ha in mano i migliori talenti futuri del calcio italiano e non solo. Quel “magari” sussurrato ieri da Galliani su un possibile colpo last minute serve più per far sognare i tifosi che per altro. Difficilissimo infatti che possa arrivare un nome in grado di far sciogliere la piazza da qui al 31 gennaio, quelli semmai arriveranno dalla prossima estate, sempre che Berlusconi si lasci convincere da Barbara e Clarence a riaprire la cassaforte.
Il Milan sta provando a ricostruire, con un occhio al bilancio e -si spera- un occhio allo scouting e alla programmazione.

I blackout come quello di mercoledì non saranno un’eccezione da qui alla fine della stagione, ma si spera che tornino ad esserlo. La regola qui è vincere, sempre…

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