Milan: dubbi e question per il futuro

Fabio Conte 2

Credere o non credere, questo è il problema. Il dubbio amletico dei tifosi del Milan è di continuare a seguire, con ottimismo sarebbe troppo, ma almeno con un briciolo di fede le partite, le vicende, il divenire della stagione rossonera.

Mi fermo alle due prossime partite perché se mi dovessi spingere oltre mi sa che spazierei nella fantascienza. Ma rimaniamo alle domande che si pone chiunque abbia un po’ di Milan nel cuore, sul futuro prossimo. Ci si chiede se si possa sopportare inerti l’oltraggiosa scelta di una ricerca di giuoco, impossibile con certi attori, irraggiungibile nel giro di un mese, impopolare per la correttezza di Mihajlovic. I più, forse tutti, non vedevano certo un gioco brillante ma sicuramente migliore dell’ultimo campionato, in crescita rispetto a certe mezze stagioni recenti, addirittura più lineare di qualche periodo o annata con ben altri protagonisti in campo, con tecnici più vincenti in panchina. La fatica e la voglia di trarre la squadra fuori dalla palude depressiva in cui si trovava impantanata, col rischio evidente e inevitabile di ricaderci, come sta capitando, il voler prendere le armi contro il mare di affanni che la rosa evidenziava, è stato il prosaico tentativo che il tecnico serbo ha perseguito, riuscendovi solo in parte, col risultato di una classifica appena sufficiente. Ora però si è arrivati al segno rosso.

L’uscita, il discorso del presidente, in un contesto così inusuale, ed inadeguato a mio parere, – e soprassediamo sull’immaginetta delle giovanili per carità di patria- ci pone davanti a domande decisive. Gli acquirenti asiatici, che siano stai Bee o adesso Ma, lasciano perplessi i vecchi tifosi, i calciofili autarchici, economisti coscienziosi. Bisogna capire se ci sia un arroccamento, un contraddittorio ma comprensibile catenaccio da parte del Presidente, nel concedere uno dei pochi giocattoli su cui ha ancora voce in capitolo, o se siano realmente incongrue e incerte le referenze messe sul piatto per l’acquisto del Milan. L’unica garanzia finora è l’advisor Galatioto che di solito s’imbarca in trattative serie. Tutto si potrà dire meno che Berlusconi non voglia, giustamente, assicurarsi che ci siano le adeguate garanzie per assicurare alla società un futuro solido. L’ammissione di voler vendere ma di non trovare un interlocutore adeguato, sono una conferma di un groviglio letale finanziario, di un mondo lontano e sconosciuto, o il modo di prendere tempo per placare le contestazioni e le implorazioni dei tifosi? E l’appello ad un acquirente italiano sono uno scherzo nazional-popolare dai risvolti politici od una tecnica commerciale per chiudere prima e meglio, l’altra trattativa. Credere o non credere? Firmare o non firmare? Questo è il problema.
Morire, dormire..morire in una vendita azzardata, inadeguata che porterebbe presto i nodi al pettine, scoprirebbe i bluff quando non sono più rilanciabili. Mi pare, per esempio, strano che una delle motivazioni siano la credibilità e la visibilità per l’organizzazione dei mondiali fra dieci o quattordici anni in Cina. Anche così fosse, e dopo? Se non ci fosse un buon rientro economico, tanti saluti e ni hào (ciao)? Ed è possibile investire le cifre delle quali si parla per una semplice, ma lontana vetrina mondiale? E ci sono queste cifre, c’è il grano, come si dice a Milano? Intanto c’è l’esclusiva per un mese, si trifola fra i conti delle parti. Vedremo.
Dormire, dormicchiare nel limbo economico del vorrei ma non posso, negli investimenti magari ingenti ma insufficienti per il calcio odierno, nella mancata possibilità di programmare, basandosi sulla navigazione a vista? Hai voglia di dar la colpa al timoniere se il capitano sbaglia rotta, ed attenzione, forse il timoniere s’è stufato di prendersi tutte le colpe, per la gioia di molti, e per il timore di alcuni.
Dormire guardando questo Milan, appisolarsi e sognare un’altra squadra sempre rossonera ma così diversa.
Dormire, sognare forse, di trovare per incanto l’allenatore perfetto, l’Ibrahimovic di 5 anni fa e la possibilità di pagargli l’ingaggio, una squadra azzeccata e di carattere per cercare, a quel punto sì, il bel giuoco. Sognare che il campionato sia finito e che la Roma non voglia infierire sui timidi e spaesati giocatori rossoneri affogando le scarse certezze che si spera ancora abbiano. Sognare di azzeccare la partita giusta, la serata inattesa, l’impresa, perché d’impresa si tratta vista la differenza attuale tra la Juventus, serena e vincente, e il Milan disordinato ed insicuro, ed conquistare un trofeo, forse snobbato ma reale per salvare la stagione sul filo di lana. Essere, o almeno sognare di essere, ancora, il Milan.

P.S.: chi trovasse assonanze con frasi e scritti di un Bardo, morto 400 anni fa, mi creda sono casuali, figlie del mio pomposo e noioso modo di scrivere o frutto di una veloce consultazione su wikipedia. Si fa commedia per non piangere.

RIPRODUZIONE RISERVATA

592 Visite totali, 1 visite odierne

Commenti

commenti