Milan: cercasi attributi

Fabio Conte 3

Difficile avere un umore positivo all’uscita da San Siro dopo Milan Frosinone, impossibile fare un sorriso. Una partita rocambolesca, che poteva diventare epocale, e che alla fine si è rischiato addirittura di vincere, ma il malumore è rimasto nel cuore e nella mente di tutti i milanisti.

Il disinnamoramento, le critiche, la crisi che attraversa e strazia i tifosi del Milan è netta e travolge anche i più ottimisti, anche i più devoti. Il 3-3 finale lascia basiti e delusi al di là del risultato e del gioco in sé, espresso dal Milan. Giocatori e dirigenza sono stati presi di mira dai cori della curva e dal malumore dei pochi spettatori presenti. Il clima è pesante a San Siro, la gente è esacerbata e non riesce più ad avere un senso critico  che potrebbe scindere il –poco- buono che si fa, dal –molto- negativo che si vede. Per ora i cori han preservato il tecnico Brocchi, designato incolpevole, che fa persino tenerezza per la convinzione e l’entusiasmo, che sfocia involontariamente in saccenza tutta giovanile. Personalmente sono convinto abbia convinzioni, conoscenze e applicazioni superiori ad altri ex allenatori della primavera per esempio, pur mancando dell’esperienza necessaria, e forse avrebbe potuto far bene se gli fosse stata data una squadra ad inizio stagione, magari una squadra non obbligata a vincere. Ma così non è, e soprattutto, i milanisti non hanno più né tempo né voglia di aspettare un futuro più che prossimo. Un anno fa di sti tempi, si stava vagliando la candidatura di Sarri o di Mihajlovic per la panchina del Milan. La scelta, si sa, è caduta sul serbo, per suggerimento di Galliani, e per veto extracalcistico del Presidente, per il toscano. Ora, già questa non dovrebbe essere una discriminante di preferenza tecnica. Ma i milanisti sono, o meglio erano, abituati alle decisioni egocentriche e alla volubilità del presidente che, come le dichiarazioni e i richiami al possesso del giuoco, continua con linearità da tanto, forse troppo tempo. Il calcio vive di cicli a cui bisogna adattarsi.

Scrivo dopo la semifinale di Champions tra Bayern Monaco ed Atletico de Madrid. Io vorrei sapere di cosa si sta parlando quando si parla e si cerca il “giuoco”? Il tiki taka ormai è  il Barcellona, con degli interpreti però che hanno nelle corde e nei piedi quei fraseggio, corto e avvolgente. Avvolgente è anche il Bayern ma per potenza e superiorità, che gioca in maniera ben diversa dai catalani, accerchiante e pressante come lo sono state tutte le squadre con superiorità tecnica che hanno attraversato la storia.  L’Atletico, figlio dell’esaltato “cholismo”, abbinato per assonanza al Mourinhismo dai nostalgici dell’altro naviglio, gioca come ha sempre giocato chi ha meno qualità tecnica. Ma nella storia chi ha vinto è sempre stato  supportato principalmente dal carattere, dalla determinazione, da grande attenzione difensiva, e sospinto e sostenuto da coriacee e sostanziose “huevas”, come ha recentemente dichiarato Simeone sui suoi giocatori.

Ora di queste o altre uova non ce n’è traccia sul campo di San Siro già da un po’ di anni. Quindi perché non cercare,  trovare, almeno provare ad insegnare la grinta e la determinazione come prima tappa di rinascita?

Qualcuno ci stava provando a Milanello, anche se con difficoltà, perché certe “cose” o ce l’hai o son difficili da far crescere. Se pensiamo ai primi gol che ci vengono in mente, a momenti topici della storia del Milan, al di là del groppo in gola che ci assale, ricorderemo Van Basten, Gullit, Weah, Shevchenko, Kakà, Inzaghi, perfino Pato in magnifiche sgroppate, in straripanti ripartenze, in vincenti contropiedi. Vuol dire che ci si stava difendendo, vuol dire che si poteva subire, che s’è subito anche il gioco degli avversari anche nelle stagioni mitizzate,  ma contenendoli e colpendo di rimessa.  Vuol dire che c’erano giocatori di qualità e di quantità, determinati e convinti. Bisogna ritrovare giocatori così, poi si può parlare di tattica.

Per poter andare alla ricerca del bel “giuoco” bisogna o avere più basse aspettative, e il Milan non le può avere dopo essere stato portato in cima al mondo, o protagonisti diversi. Capita, può succedere di avere dimenticanze con l’età, ma finché io qualcosa rammento, mi piace ricordare chi fossero i protagonisti del Milan col bel giuoco,  voglio far notare chi siano adesso i giocatori delle squadre che stanno facendo le semifinali di Champions –Atletico, relativamente, a parte-, o di chi vince cinque scudetti di seguito in Italia.

Il Milan non può certamente inseguire un miracolo come quello del Leicester, complimenti a Ranieri per inciso, che però sarà un momento nella storia del calcio. Il Milan deve tornare a programmare, a spendere,

a cercare grandi uomini che siano anche ottimi giocatori. Poi si penserà al modulo, poi si cercherà la bellezza del gioco. Ma questa società, questa dirigenza ha ancora la forza economica e progettuale per ricreare un sogno? Avrà gli attributi per ricominciare un’altra volta?

Questo è l’ennesimo momento di frustrazione e confusione che devono attraversare i tifosi rossoneri da quando Silvio Berlusconi sembra più inseguire antiche e teoriche chimere che nuovi, pratici e reali orizzonti. Da quando ha deciso di cedere campioni invece di acquistarli. Così il bisbiglio assordante di una vendita della società viene cavalcato dai tifosi stufi di batoste, di figuracce e di cattivo gioco, unico punto d’incontro ormai, coi pareri presidenziali.

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