Cercando il Milan che non c’è

Fabio Conte 3

Stavo pensando di parlar bene del Milan. No, non della storia, del blasone, dell’amore da cui è circondato.

Volevo parlare proprio del Milan che ha perso a Marassi contro una Sampdoria vigorosa e feroce, sempre concentrata, ben messa in campo. Perché spero siano state le disposizioni di Gianpaolo a far sembrare i blucerchiati con un passo di gran lunga superiore ai milanisti in campo, con corsa ed energia debordante e che non sia stata solo colpa del preparatore, testé esonerato, Marra. Non posso credere che i rossoneri non siano entrati con la giusta tensione visto che fin ora sono state proprio le prime fasi dei match fin qui disputati, compresa la sconfitta con la Lazio, che hanno ben impressionato a prescindere dall’andamento seguente, o nonostante qualche calo finale. Ieri invece, fin da subito, la squadra è sembrata in balia delle folate doriane e passiva rispetto al deciso pressing degli avversari. Tatticamente la Samp è stata esemplare imbrigliando le fasce, accerchiando il centrocampo, inibendo l’attacco. Tutto questo ha portato la squadra blucerchiata a collezionare “solo” 11 tiri di cui 6 in porta, con 2 gol, mentre imbarazza il dato dell’unico e striminzito tiro in porta del Milan.

E allora come si può parlare bene del Milan di domenica se uno si estrania dal tifo e vuole provare ad essere obbiettivo? Cerchiamo di trovare qualcosa di positivo dopo una prestazione sconcertante tanto che anche il compassato Fassone ha giustamente sbottato. Probabilmente lo richiedeva il suo stato di dirigente responsabile, forse spinto dal fumantino Mirabelli, certo è che con la consueta chiarezza, e riuscito a definire i ruoli che dovrebbero occupare Sampdoria e Milan e sferzare così sia le depressioni rossonere, sia chi si sta esprimendo, in campo e in panchina, al di sotto delle ambiziose aspettative dei tifosi. Magari non elegantissimo, e calcisticamente ingiustificato, il riferimento al monte ingaggi. Gli ingaggi li ha firmati lui, attraggono i buoni giocatori, ma soprattutto i soldi non scendono in campo. Mentre chi ha fame, a prescindere dall’ingaggio, spesso corre di più. Una volta capito che si potrà vivere una vita agevole e fortunata, si dovrebbe sperare che siano ambizione, aspirazioni, orgoglio, brama di vittorie e di fama che spingano i giocatori a far bene.

Allora proviamo a parlare di un Milan che ha reagito, un pochino nel secondo tempo, di un Milan che come predicava Montella, fino alla gara con la Samp aveva statistiche invidiabili, seconde solo al Napoli. Ma parliamo anche delle partite con Udinese e Spal vinte a fatica. Forse una maggiore ricerca della qualità, della giocata, dello spettacolo quando ce ne sia l’occasione farebbe perdonare le defaillance che possono essere messe in preventivo nella costruzione di una squadra così tanto rinnovata. Penso che si possa parlare bene anche di Montella, che non sarà il più grande allenatore del mondo ma non può neppure essere diventato di colpo inadeguato in ciò che sa far meglio, cioè assemblare rose nuove e complesse e dar fiducia al gruppo.

Voglio parlare bene del Milan perché, anche se si cominciano a capire i limiti della rosa, non se ne conoscono ancora i tutti i pregi. Voglio parlare bene del Milan perché siamo alla sesta di campionato e ci sono già due sconfitte ma rimangono 32 giornate da giocare. Voglio parlare bene del Milan perché tutti ne stanno parlando male neanche fosse Zapata, dimenticando l’ovetto pasquale dello scorso anno. Voglio parlare del Milan che tornerà a giocare bene, a vincere, a far sognare perché i sogni a volte si realizzano. Voglio tornare a parlare bene del Milan senza se e senza ma, voglio che il Milan torni a fare il Milan, speriamo lo faccia presto.

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