Le differenze

Fabio Conte

“La differenza tra me e te” la canzone di Tiziano Ferro, potrebbe essere la colonna sonora della stagione fin ora vissuta a Milano tra un interista e un  milanista.

Il Derby di domenica, ultimo atto di una serie infinita: amichevoli, mezze partite, trofei e calcio mercato. Kondogbia strappato gloriosamente quest’estate alle grinfie di Galliani, già abbacchiato dal voltafaccia di Jackson Martinez. E vai a saltellare, tu come stai? Bene. Io come sto? Boh, ok nelle amichevoli una bella partita, un bel gol ricordi Mexes? belle prestazioni ma siamo in estate e Mancini sorride sornione, non è importante adesso. E poi in campionato, subito o quasi il Derby. Già tre punti di differenza ma in campo non si vedono. Una disattenzione, si apre la difesa e Guarin la mette. Mihajlovic la considera una buona gara e andando avanti la tiene anche come termine di paragone, aumentando il rammarico del tifoso rossonero e facendo godere l’altro. Tu come stai? Bene. Ma quello, quello lì del Derby di mercato dov’è? Boh. Per fortuna un colombiano, Bacca, ha sostituito Jackson, sembra bravo, segna; e dai qualcuno è arrivato anche al Milan, non un intero “albo di figu” ma insomma, Berlusconi per far bella figura con eventuali compratori ha cacciato 80 milioni e ripianato per 70. Il compratore arriva? Boh. Tu come fai? L’anno prossimo, e anche quell’altro, pagherò, bene se arriviamo tra le prime tre, ma sì tanto le vinciamo tutte. Eh sì, perché intanto l’Inter le vince tutte, uno a zero o con un gol di scarto, ed è in testa. E allora tutti  a tifare contro le avversarie per il titolo, Napoli Roma e Fiorentina, la Juve è lontana ma la si odia a prescindere. Tu come stai? Bene. Ma non giochi mica tanto bene, non m’interessa! Vinco anche il Trofeo Berlusconi, 1-0, mai vinto. Il Milan? Boh. Alle prese col modulo, con la sfortuna, gl’infortuni e qualche arbitro; arriva piano, cresce lento, tra qualche fischio e alcune buone partite, altre sconcertanti, ma mai consecutive, un’altalena, un pendolo che piano piano però si ferma e comincia a mostrare il livello vero ed a trovare la formazione giusta. Come sto? Boh ma sembra meglio. Mica si guarda in alto no, si guarda alla prossima e allora le gare discrete sono più frequenti, la squadra è più compatta, finalmente sembra apparire quella grinta persa negli ultimi anni, quella voglia smarrita, la convinzione che cresce. In campo grinta, cuore e testa li porta anche l’ultimo arrivato, Kuco Kucka, ma non va bene perché arriva da Genova solo a 4 milioni sull’asse Preziosi Galliani. E dai di cori. Perché li fanno? Boh. Tu come stai? Bene. Ma hai perso male con Fiorentina Lazio e Napoli, poi Sassuolo e ne prendi 3 in Coppa Italia dalla Juventus. Io come sto? Boh, vediamo dopo il Derby tanto voi lo fate per la Champions noi al massimo per l’Europa League, Barbara dixit. E così continua il dialogo tra le due sponde del Naviglio, tra i dirimpettai di Brera, al Duomo o nelle periferie nebbiose ed inquinate. Però poi è arrivato il Derby di ritorno. La curva smette i cori su Galliani, fa una coreografia storica, nel senso che parla della storia di un indimenticabile Derby, e perché rimarrà tra le più belle di sempre. San Siro è pieno come lo si vorrebbe ogni volta, e le sensazioni sono antiche, le vibrazioni positive. Il Milan gioca, da squadra, e va a finire che si vince, bene. Apre Alex di testa come dettato dalla Sud.  Mancini si arrabbia, discute, è espulso, fa gestacci, poi litiga in tv. Ad un certo punto, rigore, figurati, da un arbitro che non decide per tutta la partita. Icardi prende secco il palo di destra. E allora Bacca e poi Niang. Apoteosi, felicità, abbracci. Il selfie del Presidente nello spogliatoio giusto. Il giorno dopo gl’interisti di vari livelli recriminano con l’arbitro, si son già dimenticati come fan spesso, il livello del gioco e la qualità delle giocate di chi indossa la maglia nerazzurra. Stan già pensando a quando la Juve farà un passo falso, a quando il Napoli si fermerà. In fondo loro son là, cinque punti più su del Milan, che invece guarda la prossima sperando di brindare a fine partita con un prosecchino, magari Doc. La differenza tra me e te. Tu come stai? Bene. Io come sto? Boh. Vedremo. Ma domenica sera alla grande!

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