Milan: personalità per l’Europa

Fabio Conte

La terza sfida, la seconda ravvicinata, tra Milan e Torino, dà la possibilità di rapportare la crescita dei rossoneri nelle ultime stagioni.

Proprio il raffronto tra i due allenatori che hanno avuto fin qui una carriera parallela, con Montella a seguire le orme di Mihajlovic, o, vedendola in altro modo, con le società che avevano avuto il serbo che sceglievano il campano per cambiare metodologia, permettono di valutare le diverse strategie, pregi e difetti emersi fin qui. Partite vivaci: dodici gol segnati, due rigori sbagliati, espulsioni ed occasioni, parlano delle tre partite tra Toro e Milan, dove le squadre si sono affrontate con la voglia di cercare la vittoria senza lasciare spazio a speculazioni, ma con un approccio differente.

L’anno scorso Mihajlovic, ha iniziato a compattare lo spirito di quadra di un Milan reduce da una stagione che aveva azzerato le sicurezze di molti giocatori rossoneri. Il suo approccio, deciso e risoluto ha riportato a disputare partite con un sistema di gioco preciso e determinato. Magari non proprio la marca di fabbrica di tanti Milan berlusconiani, fatto di possesso e comando del gioco, ma sicuramente più pragmatico e realista visti anche i protagonisti a disposizione, non sempre paragonabili alle stelle del passato. Il buon Sinisa, che sembra più burbero di quel che è in realtà, ha lanciato con una decisione che sembrava un azzardo, il sedicenne Donnarumma, ha scelto e voluto Romagnoli, si è appoggiato a Kucka e Bonaventura, dato fiducia a Niang e utilizzato la capacità realizzative, alla prima giocata buona, di Bacca. Ha cercato anche di ridare maggior consapevolezza del ruolo, di capitano e di vice, a Montolivo e Abbate, ricreando anche una valutazione meritocratica precisa e sicura nella rosa; ma soprattutto, ha riportato tutti a giocare da squadra, collaborando. Descritta così sembrerebbe che la scorsa stagione sia stata tutte rose e fiori. Invece il Milan dello scorso anno, è incappato in distrazioni e disattenzioni, che hanno tenuto il cammino dei rossoneri in un’incerta zona coppe, poi fallita tra l’altro. Ogni tanto, arrivavano pause di gioco ed amnesie, che non facevano chiudere le partite, se in vantaggio, quasi ci fosse un misterioso problema mentale. Esattamente gli stessi problemi che oggi, il tecnico granata, lamenta nella sua squadra, in particolare in queste ultime due partite. Personalmente non mi pare che il Torino sia stato superiore in queste ultime gare, neanche nelle fasi in cui ha spinto di più, o quando ha segnato, come afferma Mihajlovic. I torinisti hanno un grande attaccante, Belotti, e un gruppo di giovani di buon valore. Di certo mancano un po’ di personalità, e questa forse è la pecca che aveva il Milan l’anno scorso, che scarseggia nel Torino, che non riesce a trasmettere Mihajlovic.

Montella appena arrivato, coi suoi modi calmi e sicuri, senza stravolgere tatticamente la squadra, e con un po’ di buona sorte nei momenti topici, cosa che non guasta, è riuscito a tranquillizzare un ambiente un po’ insicuro, anche per i cambiamenti repentini nella conduzione tecnica nelle ultime giornate dello scorso campionato. Ritrovata in fretta la linea di galleggiamento, partita dopo partita si sta avvicinando al suo marchio di fabbrica, cioè fraseggio breve, possesso, squadra corta, conduzione del gioco. È stato un processo lento ma sicuro, che oggi offre un sistema che si sta delineando esattamente come quello auspicato dal presidente, e già usato dal tecnico. E in oltre, nei momenti difficili, riesce ad esprimere tenacia e personalità. Naturalmente non tutti i protagonisti sono esattamente adatti agli schemi, ma sembra che gli insegnamenti del mister stiano attecchendo. Dove potrà arrivare questa squadra, però, non è ancora dato sapere. Il campionato quest’anno offre un limbo off Champions: una zona Europa, varia ed ambita, con molte squadre che stan giocando bene, come Lazio, Atalanta, Fiorentina. La stessa Inter, partita tardi tra cambi di allenatore ed incertezze varie, si sta reinserendo, nella classifica, ma anche come gioco, ben guidata dal pratico Pioli.

Così oggi il pareggio di Torino sembra, a seconda di come lo si voglia guardare, un risultato negativo o positivo. Personalmente propendo per le cose buone viste: gioco, reazione, risolutezza, sicurezza. Né si possono ascrivere proprio ai protagonisti della rinascita rossonera, in particolare Bonaventura e Suso, quell’assenza di gioco filtrante veloce, di prima, che favorirebbero la vena realizzativa di Bacca. Certamente sotto questo punto di vista Montella potrebbe, e dovrebbe cercare di dare qualche indicazione, proprio visti i suoi passati da attaccante. Sono sicuro che se i trequartisti, le mezzali, o le punte esterne, riuscissero a togliersi gli orpelli di un dribbling o di un tocco in più, regalando, ogni tanto almeno, giocate veloci, il Milan potrebbe fare quello step che gli permetterebbe di aver la meglio nella corsa all’Europa League, con anche una fugace speranza per un posto in Champions. Ne hanno le capacità: bisogna che il tecnico riesca ad illustrar loro, e a tutti i centrocampisti, i vantaggi di una giocata di prima, di un’imbucata per le punte, per il gioco, per il Milan. Un fraseggio in meno, ma forse un’occasione in più.

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