Sciatrici azzurre, slittamenti rossoneri

Fabio Conte

Grandi le sciatrici azzurre! Prima seconda e terza nell’ultimo gigante di stagione di Aspen. Brignone, Goggia e Bassino come Compagnoni, Panzanini e Kostern nel ’96. Si parla di nuova “Valanga Rosa”.

Ma non bisogna dimenticare la seconda consecutiva Coppa del Mondo di specialità, in discesa libera di Peter Fill, con l’ottimo Paris terzo  e Chicco Pellegrini trimedagliato nel fondo. Insomma l’Italia si rivela, ancora una volta, un popolo di sciatori, discesisti, scivolatori in una parola. Scivolare e slittare sembra uno sport in auge anche ad altitudini più contenute come quelle di Arcore. Così finalmente, il solitario lettore, si spiegherà l’abbrivio nevoso e nazionalista. Siccome amo sciare, anche se da turista della domenica, capisco quale sia la differenza tra scivolare e slittare. Anzi, lo scopo è proprio quello, scendere scegliendo il tragitto, su un materiale insidioso, scivolando sempre più veloci ma senza slittare, se no non c’è controllo, ci si affida al caso, rischiando di farsi male. E sì, sto parlando del Milan, -infatti siete su Milanorossonera- e sto parlando del closing. Questa vicenda che da un paio di anni ci assilla, ci coinvolge e ci incuriosisce, e per i non milanisti diverte pure,  come una telenovela, ci sorprende, ci stupisce, e ci rimanda alla prossima puntata. Come in una di queste soap-opera, si viene avvinghiati dalla trama, anche se non è un granché, si intuiscono gli intrecci, ma non si prevedono le sorprese, pronte a continuare all’infinito un  improbabile ordito. Quando scrivo si sta aspettando la fine dello slittamento della caparra numero tre. Se ho capito bene sono meri cavilli burocratici a bloccarne l’arrivo: non avranno il passaporto timbrato forse, o son stati fermati ai controlli perché tutti quei soldi erano stipati in un trolley troppo pesante. Probabilmente viaggiano con un volo low cost e si sa, il bagaglio a mano è limitato. Insomma arrivano, non arrivano, Silvio s’innervosisce e si guarda intorno, Marina s’incazza, e s’incassa quel che può. E infatti, se dovessi scommettere direi che il terzo centinaio di milioni potrebbe arrivare, alla fine. Questo non vuol dire che creda nella chiusura dell’affare, anzi, ma diciamo che comincio a capire il meccanismo, e prevedere o presentire, la trama degli sceneggiatori. Ora, la mia paura maggiore, è che chi scrive i testi non sia così arguto come crede, e che qualche strafalcione possa finire sotto la lente d’ingrandimento di chi dovrebbe vagliare su certi meccanismi e  finora è parso distratto.

Sì,  lo so, parlare per perifrasi è sempre complicato e certamente non chiaro, ma il terreno è scivoloso  e ci si può far male. Ma i tifosi pretendono chiarezza. Non da me, ci mancherebbe, ma dalla proprietà. Si son illusi troppo che qualche ricchissimo arrivasse. Troppo han sperato che qualcuno se ne andasse. Spesso han voluto credere ai propugnatori di certezze. Chi vuol credere, crede, e talvolta è una benedizione. Chi si pone delle domande, trova dubbi, certezze non ha, e qualche ragionamento in più gli tocca farlo. E così domenica,  da dove gli striscioni pretendevano chiarezza, per la prima volta dopo mesi o anni, mi pare non siano partiti cori contro Galliani. Si saran distratti con la vibrante  patita, si staranno facendo due conti, fatto sta che i dubbi e le incertezze oggi li vivono in molti.

Cosa rimane del Milan però? Un presidente ottantenne, una famiglia a cui il calcio non interessa, una squadra da metà classifica, dal rendimento ottimizzato dal tecnico, ma con poche prospettive di vittorie nazionali e nessuna europea (intendo la Champions, il resto conta poco) e un gap notevole con le altre squadre, destinato a divaricarsi. La gestione quotidiana ancora solvibile e puntuale come ha dichiarato spasso Montella e come ribadito dall’a.d. in settimana:  ci mancherebbe altro che un club con gli incassi del Milan non pagasse gli stipendi. Ma l’amministrazione semplice porta ad un pesante deficit annuale che fino all’altro ieri era uno dei motivi della vendita. Mancano nove gare alla fine del campionato, c’è molto da giocare per la classifica, ma sono poche le partite prima del lungo calcio mercato estivo. Molte squadre stanno programmando, alcune, anche vicine, stanno già mettendo sul piatto la loro potenza economica. In via Aldo Rossi non si sa neanche chi ci sarà in portineria. Figurarsi il portiere.  Sembra che i problemi scivolino addosso alla dirigenza rossonera, mentre slitta, continua a slittare la possibilità di vedere un Milan di nuovo grande.

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