Mario: un bolide contro chi strumentalizza. Cantiere Seedorf: imbarazzo sì, media Champions anche…

Marco Macagnino

Nel bene o nel male è sempre lui, Mario Balotelli, a togliere le castagne dal fuoco.

C’era rabbia, voglia ossessiva di spaccare il mondo e prendersi tutto quanto in quel bolide terra aria che ha piegato la resistenza del Bologna. C’era tutto Mario Balotelli. Il numero quarantacinque risponde nel modo giusto a tutta l’aria rancida creatagli attorno in settimana, quell’aria che porta a strumentalizzare qualsiasi cosa capiti a tiro, da un saltello fatto o non fatto, da una lacrima caduta o trattenuta. Lo fa dopo una partita da horror, in cui non ne aveva azzeccata una, nemmeno per sbaglio. Ma il campione è quello che in ogni modo, in ogni luogo e in ogni lago ti può risolvere la partita. Potremmo discuterne in eterno, Mario è un campione? Mario è un fuoriclasse? Oggi poco importa. Mario ci consegna i tre punti e lo fa da trascinatore. Ora sotto con l’Atletico, perchè chi usa qualsiasi appiglio per criticarlo non aspetta altro che vederlo steccare nella gara delle gare. E allora forza Mario, che di rivincite te ne puoi prendere quante ne vuoi. Ricomincia da qui.

Ma il gol di Balotelli non cancella quanto di brutto abbiamo visto ieri sera a San Siro. Un Milan incapace di finalizzare il netto predominio del primo tempo e in imbarazzo costante nella ripresa, quando -diciamocelo francamente- i bolognesi avrebbero meritato di passare. Il Milan dà sempre l’impressione di essere una squadra spaccata, si attacca e si difende senza garra, senza ritmo e senza convinzione. Il cantiere aperto Seedorf è pieno di tufo, molto accumulato dagli scorsi mesi, quelli in cui la squadra imbarazzava e perdeva. Ora il Milan fa sì storcere il naso, ma in cinque partite con l’olandese in panchina ha raccolto dieci punti, in piena media Champions League, vuoi per fortuna, vuoi per avversari scarsi, ma i numeri son numeri. Inconfutabili.

Gli errori di questa stagione sono a monte, e questo è chiaro a tutti. Tralasciando il discorso rafforzamento della rosa, il vero errore è stato quello di impostare una preparazione fisica e atletica approssimativa, con un unico scopo, ovverosia passare il preliminare, accantonando gli effetti mortiferi che quel tipo di lavoro avrebbe magari portato nel lungo periodo. E infatti il Milan dopo aver passato il playoff di Coppa si è afflosciato, quasi a dire “il nostro l’abbiamo fatto, i trenta milioni li abbiamo portati a casa, ora ci riposiamo”. La squadra è in palese difficoltà, soprattutto contro chi corre di più, e purtroppo quasi tutti corrono più dei rossoneri, i quali non hanno nel loro corredo cromosomico il sacrificio. Al netto di tutto ciò, prendiamo quello che viene da qui a maggio, facciamo più punti possibili e nel contempo prepariamo il terreno per quello che sarà a tutti gli effetti il Milan di Seedorf.

Mercoledì arriva l’Atletico dicevamo. San Siro finalmente sarà una platea all’altezza anche se, purtroppo, non ci sarà la coreografia della Curva Sud. Questo tipo di partite, spesso, rivitalizzano i vecchi cuori rossoneri, la musichetta accende la fiamma che brucia dentro, come successe l’anno scorso contro il Barcellona o due anni fa contro l’Arsenal, per non andare troppo indietro negli anni. Sono convinto che il Milan possa tirare fuori dal cilindro una prova all’altezza, e forse anche qualcosa in più. Quel che è certo è che di fronte ci sarà un top team, una delle squadre più forti d’Europa. Servirà sacrificio, abnegazione e fare il massimo forse non basterà, ragion per cui bisognerà mettere in gioco tutto e tirare fuori gli artigli, indossare l’abito buono e tirare fuori dal cilindro la magia, proprio come Mario ieri sera. Hai visto mai che la coreografia, per una volta, arrivi dal campo e non dagli spalti.

 

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