Clarence, dopo la filosofia sistemiamo i dettagli. Marassi prova del nove. A Madrid per riprenderci ciò che è nostro

Marco Macagnino

L’Europa chiama e il Milan risponde presente.

E’ successo anche mercoledì, in barba a ciò che dice il risultato finale. Il calcio a volte è bugiardo, e l’altra sera lo è stato. Una squadra padrona assoluta del campo per la prima ora di gioco e in controllo per i restanti minuti. Una squadra che colleziona legni e palle gol e viene punita dall’unica vera occasione avversaria. Il calcio è bugiardo, ripeto, ma è questo. Una volta a te e una volta a me, soprattutto in Champions, dove i dettagli e gli episodi la fanno da padrone. Proprio nei dettagli, il Milan deve sistemarsi, per tornare ad essere una grande squadra. Uscito Balotelli mercoledì, il quale finchè era in campo aveva preso tutte le palle alte sui calci piazzati dei colchoneros, a prendere il suo posto in quella medesima situazione si è trovato Abate, non propriamente una cima nei colpi di testa. Si fosse trovato Pazzini o lo stesso Balotelli, magari il gol dell’Atletico sarebbe rimasto in naftalina. Dettagli insomma. Clarence sistema anche questi, in attesa di tempi e giocatori migliori.

I paradossi del calcio. La Champions ci restituisce una squadra ora più consapevole della propria forza, nonostante la sconfitta. L’aver messo alle corde coloro che si stanno giocando la Liga alla pari con Barça e Real, non può che essere un tassello fondamentale per il Milan che sarà. Ritmo, intensità, sovrapposizioni, inserimenti, un repertorio che a San Siro non si vedeva da moltissimo tempo. Mercoledì purtroppo è mancato solo il gol. Avessi detto niente sentenzierete voi. Giusto, nel calcio e in Champions soprattutto, il risultato non è relativo, ma a me piace pensare che contro l’Atletico lo fosse. Perchè dopo tanta magra, finalmente ci siamo riappropriati del Milan, e il Milan si è riappropriato della sua storia. I rossoneri hanno sì perso, ma quante altre volte perderebbero giocando così? Io credo poche, e per questo ho sensazioni positive in vista del ritorno, quando magari andremo a giocarcela con qualche uomo in più e con una condizione ancora migliore.

Il cambio di filosofia è il passaggio fondamentale di questa nuova squadra. Per sapere se la strada imboccata è quella giusta però, ci toccherà attendere più o meno ventiquattro ora, la gara di Marassi, una delle trasferte più difficili, in casa di una Sampdoria che con Mihajlovic è diventata una squadra, temibile, tignosa, scorbutica, plasmata a sua immagine e somiglianza dall’allenatore serbo. Sarà quello il banco di prova vero, la prova del nove per verificare se i progressi sono una linea retta tendente verso l’alto o una parabola sinuisoidale dipendente da umori e stimoli. Non ci sarà Balotelli, ko dopo aver subito la strategia del fallo sistematico madridista. Quello che ha portato De Sciglio direttamente all’Ospedale San Carlo per intenderci. Anche quel fattore ha giocato a discapito del Diavolo. Perchè con Insua espulso, la gara sarebbe stata sicuramente diversa. Settanta minuti e oltre in superiorità numerica non avrebbero magari permesso ai ragazzi di Simeone di avere la forza per cercare di vincerla nel finale. Senza dimenticare il rigore negato a Poli, solare, indiscutibile. Dettagli anche questi, o episodi, chiamateli come volete. La Champions è anche questa, la Champions dà e toglie. Sperando che a Madrid venga restituito il maltolto, ma soprattutto di rivedere gli undici leoni che solo tre giorni fa, hanno fatto battere le mani a settantamila persone. A prescindere dal risultato.

 

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