Milan: Le difficoltà nascono dalla testa dei giocatori

Fabio Conte

E vittoria fu. Bisognava vincere contro il Sassuolo, squadra ostica per tutti ma per il Milan spesso nefasta, e alla fine s’è vinto. Non senza difficoltà ma anche con qualche spunto interessante.

Le difficoltà probabilmente nascono nella testa dei giocatori e affiorano alle prime accelerazioni degli avversari. Un po’ di panico s’insinua quando, per reazione ad un gol o per un momento topico della partita, la squadra avversaria alza il ritmo e aumenta la determinazione. Anche domenica, in particolare al ritorno in campo dopo l’intervallo, le indicazioni tattiche di Di Francesco hanno compattato gli emiliani che pur in dieci hanno pressato, raddoppiato messo in difficoltà il Milan. Per fortuna, finalmente, anche dalla nostra panchina sono partiti cambi tattici e di modulo che hanno registrato la formazione e dato il giusto supporto a chi era in campo. Che il Sassuolo giochi bene si sa,  ha messo in difficoltà tutte le squadre che ha incontrato e giustamente Berlusconi è andato a far i complimenti alla squadra di Squinzi. Ma anche i rossoneri lentamente stanno trovando, cercando, provando soluzioni che sembrano dare le prime sensazioni positive. Intanto l’intercambiabilità del modulo: all’inizio sembrava non  si potesse prescindere dal trequartista mentre oggi anche in gara in corso si provano diverse soluzioni. La vicinanza della società è altrettanto importante: la visita del presidente, in particolare la presenza silenziosa e compita nello spogliatoio può aver responsabilizzato i giocatori. L’esempio di Bertolacci vale per tutti:  stimolato dal presidente ha sfruttato al meglio i minuti giocati. Sicuramente c’entra anche la forma fisica che cresce, ma soprattutto credo che la disposizione tattica sia sostanziale per lui e per altri, ad esempio Cerci, che necessitano evidentemente di moduli che li sostengano. Le vittorie porteranno a giocar bene, questo almeno è il parere su Sinisa Mihajlovic, l’ha ribadito in diverse occasioni e speriamo sia così. Perché la classifica corta di questa prima parte di campionato fa vedere a portata di mano posizioni allettanti. Se il Milan si trovasse però nell’attuale posizione a causa di mera sfortuna a fronte di partite ben giocate le speranze di rientrare nella prima classe del treno del campionato sarebbero più motivate, a ragione sostenibili. Dobbiamo evidentemente augurarci la strada contraria, inusuale ed episodica nella storia rossonera, di una serie di vittorie, magari anche patite o travagliate,  che portino unità d’intenti, spirito di squadra, voglia di vincere – merce rara negli ultimi anni- e che sfocino alla fine nel bel gioco. Arriva il Chievo, ancora in casa, ancora sostanziale per risalire. Vittoria dev’essere,  vittoria sarà?

Donnarumma. Bè dai, un nome così te lo ricordi. Anzi un cognome, visto che di primo nome fa Gianluigi, già sentito mi pare. Lui lo chiamano Gigio, più simpatico, più famigliare. Quando un mio amico, che per il figlio segue le giovanili me l’ha segnalato anzi, testuale: “Il Milan ha il portiere per il futuro”, quel cognome m’è rimasto in mente. Son passati tre anni, già si parlava di cercare un sostituto per il veterano Christan Abbiati e un ragazzino per quanto alto, seppur dotato sembrava molto lontano dal poter essere preso in considerazione.  Invece eccolo qua, a sedici anni col quella faccia seria con il suo naso importante, ma con lo sguardo limpido, curioso e innocente di chi non si rende ancora conto forse, di dove sia arrivato, ma che sa che può e potrà “arrivare”. Per la prima tanti applausi, dai tanti ragazzini presenti di un niente più giovani di lui, e dalla curva, contestante con la società e con la squadra, ma generosa col giovane portiere. Un errore l’ha fatto, ma di concetto cercando di anticipare e interpretare la punizione di Berardi. Ma s’è vinto, quindi pochi danni. Per il resto, nelle poche occasioni in cui è stato chiamato in causa, ha esibito una sicurezza che contrastava col ‘99 del suo anno di nascita, che è anche quello della maglia. Spero faccia bene nella prossima e che poi la sferzata psicologica restituisca il miglior Diego Lopez tra i pali. Ma il ragazzino del futuro ha esordito a San Siro che adesso sa chi difenderà una porta per un po’ di anni.

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