Milan: un gap assai ampio

Elio Arienti 2

C’è sempre, inutile nasconderlo, troppa differenza tra questo Milan e le altre pretendenti – almeno quelle “conclamate”: Juventus, Roma e Inter – sia allo scudetto che ad un posto nella prossima Champions League, la massima rassegna continentale di calcio.

Un “gap” assai ampio, come testimoniato dalla gara di sabato sera dei rossoneri a San Siro contro Madama, una “Vecchia Signora” solo apparentemente in gramaglie ma con una verve interiore e una voglia di “apparire” ancora assolutamente intatta. Così, tutti i buoni propositi della vigilia sono letteralmente andati in fumo, spazzati via non solo dalla rete di Carlitos Tevez, ma da una prestazione collettiva che il Milan di Pippo Inzaghi può solo sognare.

Può andare tutte le volte che vuole a Milanello, il presidente Silvio Berlusconi; può galvanizzare la squadra, può garantire il completo appoggio di società e dirigenza, può mettere a disposizione dei “ragazzi” tutto il suo “savoir faire”, il suo indubitato e immarcescibile carisma ma se non pone sul tavolo la pecunia, il vil danaro per acquisire al gruppo qualche giocatore di spessore e di talento in grado di fare la differenza, quello che è il suo “verbo” resta inevitabilmente lettera morta. Eh si, perché questa non è una squadra in condizione di dettare legge in campo (come Lui vorrebbe…) non solo contro la Juventus ma contro chicchessia. Quel  Milan di un tempo che avrebbe dovuto essere “padrone del campo e del giuoco”, oggi è di fatto sparito, volatilizzato.

E allora? E allora, senza giocatori di livello in grado di impostare la manovra d’assieme, di garantire quel “quid” di fantasia e genialità (l’unico sopra le righe è proprio Jeremie Menez) in mezzo al campo, è perfettamente inutile sperare di rovesciare le sorti della partita a proprio favore. E non è neppure pensabile di mutare atteggiamento tattico (il “farsi aggredire e ripartire con veloci contropiede”, difficilmente, nel tempo, può continuare a pagare) stante gli uomini a disposizione. Troppa gente con i garretti ruvidi e i piedi da villico, poca o quasi nulla quella dedita alla creatività e all’inventiva. Dunque, per farla breve, così non va…

Ma, sia chiaro, non è da oggi che diciamo queste cose, quindi non possiamo essere tacciati di voltagabbana ogniqualvolta la situazione muta sia nel bene che nel male. La coerenza è un nostro cavallo di battaglia dal quale non intendiamo trasgredire. Bisogna pertanto – e senza vergogna -… andare a Canossa, ammettere di avere ancora una volta sbagliato mercato, fare “atto di contrizione” e battersi il petto invece di atteggiarsi a “fenomeni”. Un “bagno di umiltà” è quindi assolutamente necessario. Ma questa squadra e questa società saranno in grado di farlo?

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