Serve solo capire in che modo il Milan… passerà di mano

Elio Arienti 2

Ormai ci siamo abituati: i “colpi di teatro” in casa Milan non esistono più. E da tempo, ormai… Così quella frase pronunciata qualche giorno fa dinanzi all’Istituto “Sacra Famiglia” di Cesano Boscone dove Silvio Berlusconi  ha voluto ancora tornare – non più, però, costretto da forzature giudiziarie – per rivedere quegli anziani cui settimanalmente dedicava un po’ del suo preziosissimo tempo, “Il Milan? Ci sono cose ben più importanti”, non lascia per nulla stupiti. Anzi… Poche parole ma dure per chi era abituato a vedere il Presidente, quando parlava del “suo” Milan, del “suo” gioiello di famiglia, strabuzzare gli occhi. Ora, lo sappiamo, non è più così e quella frase è un ulteriore tassello che ci dice del suo continuo, giorno dopo giorno, disamorarsi verso quello che è stato il “fiore all’occhiello” del suo mandato presidenziale in chiave calcistica.

Non ci dobbiamo stupire, dunque? No, per nulla. Serve solo capire in che modo il Milan… passerà di mano. E a chi, soprattutto… I pretendenti,  (vox populi), sono parecchi e anche con non pochi spiccioli in saccoccia, perché il Milan ha ancora un peso specifico determinante e un appeal che lascia assai poco spazio all’immaginazione. Per “venirlo a vedere” (usiamo, non a  caso, un termine da… tavolo verde) servono parecchi milioni di Euro (qualche centinaio), se poi lo si vuol acquistare definitivamente, beh… E’ pur vero che Silvio Berlusconi, il patron, pare abbia deciso, dopo circa trent’anni di presidenza, di “gettare la spugna”, ma ciò non significa affatto che il Milan lo si possa acquistare per un tozzo di pane nero, insipido. Anzi… Non tutti, dunque, il giocattolino con cui divertirsi la domenica, se lo possono permettere; chi lo vuole, dunque, si faccia pure avanti, ma sappia anche che non sarà facile potersene appropriare tanto impunemente e senza colpo ferire.

Un peccato, però! Vedere il Milan nelle mani di qualche ricco sceicco o di un qualsivoglia magnate che sia russo o con gli occhi a mandorla, fa davvero male. Ma non si può sempre sperare che le cose debbano andare in un certo modo o come lo vorremmo noi. Siamo stati, noi milanisti, abituati bene per un quarto di secolo almeno, oggi dobbiamo registrare una inversione di tendenza. Amen… L’importante è che la società di via Aldo Rossi torni ad essere, a breve, nuovamente competitiva e vincente. Il resto poco importa. Che sia il Mr. Bee o Mr. Pink di turno lascia, tutto sommato, il tempo che trova; quello che serve è un nuovo presidente all’altezza del compito e con un ricco patrimonio alle spalle. Non serve altro. E così, finalmente, dopo qualche anno passato nelle tenebre, pure noi rossoneri potremmo tornare a sorridere e a rivedere la luce.

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