Il nuovo corso del Milan di Montella

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Partiamo subito da qualche numero. 9 partite ufficiali disputate, 8 vittorie ed una sola sconfitta. Un totale di 25 goal fatti (10 in campionato) e soltanto 7 subiti (6 in campionato, di cui 4 solo nella sciagurata partita di Roma contro la Lazio).

12 punti fatti su 15 a disposizione in campionato: una partenza che non si vedeva addirittura dal 2003. Una vita fa, se si pensa che si tratta dell’epoca pre-Calciopoli e pre-FPF, con un Milan diverso ed equilibri diversi non solo in Serie A, ma in tutta Europa, sia dal punto di vista economico che “politico”.

Questi sono i numeri del nuovo Milan griffato Fassone – Mirabelli, per gentile concessione di Mr. Lì, a circa due mesi e mezzo dall’inizio del raduno estivo. Dopo la vittoria di ieri sera, Montella ha detto di non essere interessato a quanto è stato fatto finora e di essere con la testa già alla partita di domenica contro la Sampdoria, ma farebbe bene a tenerne da conto per rispondere alle critiche di chi si aspettava un Milan già pronto ad andare oltre i propri limiti tecnici.

Creare un gruppo da una squadra completamente nuova, dove sono arrivati ben undici nuovi acquisti dal mercato (dieci, togliendo Antonio Donnarumma …), è già un’impresa di per sé titanica, ma riuscirci con un calendario che mette in fila 10 partite (Sampdoria compresa) ed una pausa per le nazionali nel giro di un mese mezzo è qualcosa ai limiti dell’impossibile. Ben lo sa l’aeroplanino, che in una situazione simile si era già ritrovato nei primi mesi della felice esperienza di Firenze, dove i Della Valle lo accontentarono con una rosa nuova di zecca, seppure probabilmente un gradino sotto a quella che ha attualmente a disposizione.

Ecco dunque spiegate le continue rotazioni di formazione alla ricerca di un assetto che non si può trovare con la bacchetta magica, seppure pare sia ben chiaro nella testa dei 60 milioni di allenatori che abitano la penisola. L’allenatore rossonero ha commesso degli errori e sicuramente ne commetterà altri, ma ha mostrato quantomeno l’intelligenza di capirli subito, ammetterli (non è da tutti) e correre ai ripari, accorciando i tempi nelr mettere in campo il nuovo modulo con la difesa a 3 su cui si stava comunque lavorando da tempo, con tutti i rischi che ne possono conseguire a livello di meccanismi da perfezionare.

A conti fatti, dunque, con tutto questo cosa si vuole dimostrare? Che Montella sia l’allenatore perfetto?

Assolutamente no e non lo penserà di sicuro nemmeno lui. Semplicemente è un tecnico che ha chiesto dei giocatori, tempo per lavorarci sopra e che fino a questo momento ha mostrato di meritare fiducia. Gli obiettivi della squadra sono chiari: ottenere la qualificazione in Champions League e passare più turni possibili nelle due coppe. Se questi non dovessero essere raggiunti, in particolare il primo, si può dire che l’ultimo problema del Milan sarà quello di pensare con quale allenatore sostituire l’attuale…

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