Milan: giocare con le figurine

Fabio Conte 3

Il  Milan logora chi non ce l’ha. La massima di Massimiliano Allegri la parafrasò alla vigilia di un Milan Fiorentina sfortunato, nella sua annata peggiore che sfociò nell’esonero.

Era novembre del 2013 e nell’intervallo, sconfortati dalla prestazione dei rossoneri, ci si chiedeva se chi allenava quella squadra così organizzata, che giocava fluida e serena, potesse mai approdare a Milano: fu un secco 0-2 per i Viola alla fine. I colleghi toscani presenti sorridevano sornioni, sicuri che i Dalla Valle non avrebbero mai ceduto il tecnico che aveva congeniato quel bel giocattolo tanto meno a chi, l’anno prima, aveva soffiato non senza polemiche la qualificazione alla Champions. Sembra una vita fa, sembra un’altra era. Vincenzo Montella si trova oggi, alla fine, sulla panchina del Milan a gestire un gruppo quasi totalmente nuovo, così come aveva fatto nel 2012 l’attuale tecnico bianconero. Allora, l’addio indotto o anagrafico di tanti campioni che avevano fatto la storia del Milan dopo un’annata avvilente aveva costretto ad una massiccia ristrutturazione. Oggi ci ritroviamo, dopo una rivoluzione societaria, con una squadra maggiormente rinnovata, e credo, qualitativamente superiore a quella della prima annata “non evoluta” della parabola berlusconiana. Insomma se quel Milan perse 5 volte nelle prime 8 partite, riuscendo alla fine a qualificarsi terzo, credo che possiamo essere abbastanza ottimisti. Nel frattempo Allegri ha dimostrato in questi anni di non essere proprio sprovveduto come tecnico e come gestore, e Montella è approdato al Milan, di cui si dichiara tifoso, e dove vuole materializzare le sue ambizioni. È certo quindi, che il credito ad un allenatore vada concesso dando tempo, soprattutto a fronte di un lavoro di ricostruzione radicale.

La massima andreottiana  però, mutuata da Allegri voleva ricordare quante voci accompagnino chi gestisce l’ambiente rossonero se cominciano a soffiare spifferi di malumore. L’aspettativa dei tifosi quest’anno è stata galvanizzata dalla massiccia campagna acquisti, e anche i più razionali hanno concesso qualche eccesso ai sogni di gloria. Le squadre non si fanno con le figurine è il refrain con cui si vuol tornare coi piedi per terra, ma non si può negare che se si ha un album quasi completo dopo anni senza far raccolta, qualche soddisfazione si possa cercare. Dover trovare conforto da una sconfitta non è un buon segnale, ma obbiettivamente per settanta minuti il Milan ha giocato alla pari con la squadra di Di Francesco. Bisogna lavorare sui restanti minuti, che erano proprio quelli che con tenacia, sfrontatezza e buona gamba l’anno scorso avevano risolto tante partite e dato l’immagine di una squadra mai doma. Ritrovare quella caparbietà e anche quella spensieratezza che faceva affrontare le partite con ottimismo è la missione tecnica.  È tanto quindi il lavoro che aspetta Montella per ritrovare la strada per  raggiungere i traguardi prefissati che, bisogna ribadirlo, non sono quelli di vincere il campionato ma di un piazzamento sufficiente a crescere economicamente. Ma lavorare non significa logorarsi e mi pare che il tecnico rossonero abbia conoscenze, voglia ed ambizione per ricostruire una squadra tenace, tosta e magari anche bella, come era riuscito a fare anni fa. E speriamo, quanto prima vincente perché le figurine son belle, ma gli scudetti e le coppe ancor di più.

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