Il Milan di Montella: scelte e cambiamenti senza crisi

Fabio Conte 2

Il Milan dovrebbe essere in crisi, ma non lo è. La parola crisi, che ci accompagna ciclicamente nelle difficoltà quotidiane, in realtà deriva dal greco col significato di scelta, cambiamento. E un grosso cambiamento sembra finalmente si stia verificando.

Si avvicina una transizione epocale, che forse stavolta, annunciato da piccoli segnali significativi, dovrebbe portare Berlusconi a lasciare il Milan dopo trentun anni di presidenza. L’elogio alla storia fantastica di questi anni vincenti, è stato scritto, elencato, ed esaltato già prima dei presunti closing  che dovevano esserci mesi fa. Lo status quo invece, ha continuato a regnare sovrano, prendendosi anche la soddisfazione di vincere un’altra coppettina per rimpinguare il palmares. Oggi pare ci si stia avvicinando ad una vera conclusione, alla chiusura dell’affare. Non cito appositamente chi dovrebbe arrivare perché, come mesi fa, come sempre, una nebbia di mistero avvolge ancora il gruppo d’investitori che dovrebbe rilevare la proprietà del Milan. Lascio ad altri commentare, se sia giusto e corretto che una delle aziende più importanti e famose d’Italia possa essere acquisita da un gruppo straniero così nebuloso.

Quello che mi preme sottolineare adesso, è il rendimento della squadra. Il un momento così particolare di passaggio e di mutamento, che si respira e che lascia incerti,  non si trasforma in crisi, anzi sembra compattare il gruppo. La squadra sta facendo un campionato più che discreto. Dopo un inizio non brillante ma efficace, si è arrivati ad una fisionomia abbastanza netta, che è sfociata nella vittoria di Doha. Qualche rovescio con squadre meglio attrezzate, qualche sconfitta inopinata, che nell’arco di un campionato capita, ma quello che si è sempre visto è la voglia di lottare, di crederci, di migliorarsi. La partita di domenica è emblematica. Un primo tempo giocato discretamente, meglio comunque della Fiorentina che è squadra “giocante”, con schemi e conoscenze. Un secondo tempo di sofferenza, ma con la voglia chiara, netta di portare a casa i tre punti. Anche i cambi del mister, criticati da qualcuno, hanno dato il segnale di quanto fosse voluta la vittoria. Non si vince col blasone o con la superbia, ma con un atletico difensore in più, soprattutto nell’ultimo quarto d’ora, con buona pace di predica di trequartisti e di punte. Per inciso, in quest’ottica il contributo di Bacca, fatto di pressing e di raddoppi, è stato apprezzato dal tecnico; certamente meno dai tifosi, che criticano l’apporto alla manovra e che, in fondo, dal centravanti si aspettano i  gol, punto.  La vittoria con la Fiorentina comunque, così come il pareggio con la Lazio, potrebbero poi essere importantissime, nel caso ci si trovasse invischiati nella classifica avulsa per entrare in Europa a fine stagione, mettendo i rossoneri in vantaggio con entrambe.

Insomma il lavoro di Montella dev’essere apprezzato anche per la fibrillazione che aleggia sul clima di Milanello. E’ stato bravo a trovare la formazione base, anche se oggi è deficitaria per infortuni importanti. Ha inserito bene i rincalzi, tenendo unito il gruppo e premiando l’applicazione negli allenamenti. Si è interfacciato solo ed esclusivamente con l’attuale dirigenza, dimostrando attaccamento ai colori, che potrà e dovrà essere apprezzato dal futuro, possibile, management. Ha saputo, fin ora, tener fuori dalla testa dei ragazzi, le speranze, le illusioni, le insicurezze che derivano dalle voci di prossimi investimenti, di possibili rivoluzioni. Il difficile però arriverà adesso. Se non faranno ancor di più muro, alla prima debacle, al primo passo falso, saranno accusati di pensare al futuro, o di temerlo. Sguardo fisso al campo quindi, cercando di star uniti intorno al mister che sembra avere il giusto equilibrio, ma anche le giuste ambizioni di continuare ad essere protagonista nel Milan che verrà.

Ma sarà davvero rivoluzione? Per forza di cose un passaggio epocale, farà vittime e pochi prigionieri tra gli addetti ai lavori societari.  Sarebbe un errore, a mio avviso, farlo adesso, farlo subito. Se la cordata sarà variegata e mutevole,  e se il riferimento, d’esperienza e di conoscenza del sistema calcio, sarà il solo Fassone, coadiuvato da Mirabelli come d.s., credo potrebbe essere cosa buona e giusta, evitare una tabula rasa che azzererebbe conoscenze ed esperienze importanti. La stessa vicenda dei cugini di naviglio, che hanno già attraversato una metamorfosi societaria simile, può insegnare quanto sia delicato l’avvicendamento di ruoli. E questo con un manager come Thohir, che abbiamo imparato essere avvezzo a gestire certi passaggi. Non bastano i milioni che con facilità vengono indicati come investimento certo – sic – per il prossimo mercato. Bisogna partire da un progetto, da un gruppo, ma ancor prima da una società stabile e sicura, poi gli investimenti, se ci saranno come mi auguro, come sperano tutti, potranno essere proficui. Quando si è a un bivio, quando si deve scegliere la via giusta bisogna farlo da basi sicure, prima che la crisi intesa come cambiamento non si trasformi nell’accezione con cui la conosciamo oggi: crisi come problema.

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