Milan: la tranquillità di Montella e un viaggio contro i dubbi

Fabio Conte 3

Sensazioni contrastanti escono dalla sfida tra Fiorentina e Milan di domenica sera. Non è piaciuto l’atteggiamento iniziale, quando si sono subite  le folate dei viola, che hanno portato al rigore poi sbagliato da Ilicic.

Ma proprio quel rigore ha rafforzato le convinzioni che sembravano comunque affiorare tra i rossoneri. L’impressione che la sofferenza venisse gestita da squadra, tutti assieme al di là degli errori dei singoli, ha fatto sì che piano piano, l’undici di Montella si compattasse e creasse occasioni importanti. Alla fine, anzi,  il gol lo hanno sfiorato più Bacca e compagni, anche se l’errore dal dischetto rende il pareggio sostanzialmente giusto. Curiosa e insondabile comunque, la mancata concessione del fallo su Luiz Adriano proprio appena prima del fischio finale. A parziale sollievo delle recriminazioni milaniste, il fallo pare essere avvenuto qualche centimetro prima della linea dell’area, ma rimane incomprensibile, soprattutto per un arbitro decisionista e non impressionabile dall’ambiente come Orsato come possa aver lasciato correre un episodio così eclatante, se non per la lontananza dal punto dell’episodio. Nessun aiuto in ogni caso, dai suoi assistenti che avrebbero potuto coadiuvarlo meglio,  visto che si era al termine di una partita dispendiosa per tutti, quindi anche per il direttore di gara.

Lasciando stare le decisioni arbitrali, che mi lasciano da sempre, più basito che arrabbiato, cerchiamo di analizzare i progressi del Milan. Mi sembra importante il modo calmo ma deciso con cui Montella conduce la squadra. Lontano da proclami, con fare pacato, sta disegnando una compattezza d’intenti che può dare buoni frutti. Sta solamente spuntando il bocciolo di quel gioco fatto di possesso e personalità a cui aspira il tecnico, ma l’amalgama e la compattezza sono i primi germogli di una pianta che sembra sana. Non per niente, domenica, il tecnico si è detto soddisfatto di aver superato un esame importante per le convinzioni dei suoi, per l’occupazione del campo, nel contrapporsi ad una squadra rodata e tatticamente strutturata. Ecco: i risultati e come sono nati, sembrano indicare una crescita costante verso una consapevolezza nei propri mezzi, altalenate negli ultimi anni. I “competitor” sono stati designati, e i proclami programmatici e gli obbiettivi presuntuosi lasciati in un cassetto. Si vende quel che si vede. Cioè una buona squadra con dei buoni giocatori. Tutto quel che si potrà ottenere verrà da quell’apporto in più che staff tecnico, e tutta la rosa sapranno regalarsi e regalarci.

Conoscere i propri avversari e sapere con chi si ha a che fare è cosa saggia. Può evitare aspettative esagerate, può far valutare quando e quanto si può pretendere dai propri mezzi. Conoscere i propri compagni, di viaggio, di lavoro, d’intenti lo è ancor di più. Marco Fassone, in predicato di divenire futuro a.d., deve pensare che sia importante conoscere i propri datori di lavoro, e ci credo, soprattutto se ci dovrà mettere per loro, la faccia ed il prestigio. Così ha programmato un viaggio conoscitivo per metà ottobre, che spero sia stato organizzato dal gruppo cinese, quando pare, notizia dell’ultima ora, dieci giorni fa sia stato visto, a Milano per chiarire e concordare.

  In questa settimana qualche dubbio e qualche perplessità sull’operazione, sono uscite ad acuire le incertezze che mi accompagnano da mesi. Essere in compagnia di Bloomberg, e ora del settimanale Caixin, importante rivista economica cinese,  fa aumentare però le mie preoccupazioni. Naturalmente immediate le smentite della Sino-Europe e quelle di Fininvest. Ma le domande rimangono senza risposta: non si sa con chi si ha a che fare, e chi verrà a acquistare il Milan che, forse qualcuno se l’è dimenticato, è la squadra italiana più conosciuta al mondo. Per ora si conoscono Li e Han Yonghong, che però non risultano essere famosi tra i finanzieri della “terra di mezzo”. Naturalmente speriamo che le smentite e soprattutto le verifiche che Fininvest sta attuando, siano garanzia di solidità. Mi rassicura meno il fatto che le dichiarazioni sulle certezze derivi dalla caparra, senza dubbio cospicua, già versata. Rispetto alla grandezza dell’affare, era il minimo che si potesse versare. Ricordiamo che oltre ai soldi per il closing, che pare la misteriosa organizzazione stia ancora cercando, dovranno essere trovati i soldi per i debiti, 240 milioni all’ultima verifica, e i soldi promessi per gli investimenti futuri, i millantati 350 milioni in tre anni. Ora, se trovassero solo, chessò, una parte dei 420 milioni che mancano per avere la quasi totalità delle azioni, trovando una Fininvest spossata e pronta a chiudere, siamo sicuri che non riceverebbe uno sconto cospicuo? Oggi, al Milan ci teneva all’interno del gruppo, solo Silvio Berlusconi, e, come si dice oggi motivando l’arrivo di sconosciuti investitori, gli affari sono affari. A quel punto, siamo certi che i debiti pregressi non verranno coperti con qualche cessione eccellente? Che sicurezze ci saranno sull’ipotetica gestione futura, visto che non si sa ancora chi e con che fini, – i fratelli, i cugini, gli omonimi Yonghong? non si sa neanche questo, con certezza –  coprirà l’investimento? I miei pessimistici dubbi aspettano solo di essere smentiti, magari proprio dal viaggio di Fassone, a questo punto nostro ambasciatore in cerca di risposte. E speriamo che qualche bandiera rossonera, accetti l’incarico di rappresentare il Milan del futuro. Tutti i designati sono persone di grande personalità ed intelligenza. Sarebbe un segnale importante che uno di loro decidesse di esporsi perché, a quel punto, potremmo pensare che abbiano avuto le adeguate rassicurazioni. Il fatto che latitano o che desistano preoccupa.

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