Milan: passato, presente e futuro

Fabio Conte

Dimenticare il passato recente, accantonare il passato più lontano. Queste devono essere le basi per ricominciare scrivere il futuro del Milan. Dimenticare, cancellare, cassare le ultime due stagioni e la caduta, il tonfo, del prestigio e della storia dei rossoneri.

Purtroppo Inzaghi, il nostro Pippo, calato nel ruolo di allenatore, ha sempre di più assunto atteggiamenti difensivi del proprio operato lontani, in antitesi con la propria storia di attaccante. La scommessa  della società e le speranze, le illusioni dei tifosi al raduno sono naufragate piano piano nell’insicurezza del risultato prima, e nell’assuefazione alle sconfitte poi. Così ci ritroviamo ad attendere la fine del campionato come una liberazione da un calice troppo amaro da sorseggiare giornata dopo giornata, contenti della salvezza,  avviliti dalla classifica. Ci si aggrappa allora ai ricordi lontani trionfi, ad altre formazioni, a nomi epici. Basta! Non si può dire semplicemente che il Milan non può essere così. Non ci si deve accontentare a vivere di ricordi. Bisogna scrollarsi da questa situazione.

Tutti hanno delle colpe. La società per la scommessa su un tecnico troppo giovane con il curriculum da grande attaccante cosa che non connette però le due professioni. La società ancora, per non aver assemblato una squadra adatta alle ambizioni della piazza o che potesse magari, sopperire le lacune dell’allenatore. La proprietà per non aver potuto o voluto immettere denari freschi che permettessero di puntare a qualcosa di più dei soliti parametri zero. Il tecnico per la scelta di un mastodontico gruppo di supporto che ha prodotto un topolino a livello di preparazione, tattica, prevenzione, schemi. Il tecnico, ancora, per non aver saputo recedere un millimetro dalle proprie convinzioni che l’han portato a descrizioni di partite immaginarie, alla ripetizione di scuse infantili, alla mancanza di assunzione di responsabilità. I giocatori, che non hanno saputo ribellarsi al declino dimostrando un’apatica accettazione, carenti di carattere e di orgoglio. I media, lenti nell’attivare il senso critico, uniti nel sostenere la nuova via, soddisfatti di aver contribuito all’allontanamento del vituperato Allegri o dell’arrogante Seedorf, a seconda delle fazioni. Ed infine i tifosi, schierati nelle contestazioni, pronti a concedere fischi e sdegno o salvifici sostegni, con scientifiche dimenticanze che fanno pensar male i più accorti. Basta, tabula rasa. Non più “anno zero”, nessun “progetto” Partiamo dalle definizioni: studiare, immaginare, sognare e alla fine programmare, a testa bassa, senza proclami una squadra degna non dei gloriosi Milan del passato, ma del Milan del futuro. Che si costruisca una nuova solida squadra che partendo da un tecnico capace, ma giovane, e con l’acquisto di qualche azzeccato campione, permetta agli investitori che verranno, quando verranno, non di avere un vantaggioso “brand” ma l’orgoglio, la fierezza e l’onore di entrare a far parte di una famiglia, della Famiglia Rossonera. Così forse si troveranno i giusti partner, così saranno stimolati a spendere. Pensiamo al futuro, buttiamoci sul futuro, troppo triste il presente.

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