I regali del Milan

Fabio Conte

Il Milan è una società gloriosa ma soprattutto generosa. Nata dalla voglia di regalare un sogno ai milanesi da parte dell’inglese Kilpin, negli anni ha saltuariamente concesso di far contenti quei poveri avversari che non possono avere la fortuna di chiamarsi milanisti.

Come non ricordare ad esempio lo scudetto regalato alla Juve mentre si giocava allegramente a Verona negli anni settanta, o quello concesso sempre nella città scaligera, quasi vent’anni dopo, ai Napoletani a mo’ di risarcimento per quello carpito con merito due anni prima. Far felici i cugini giocando un paio di tornei minori con l’apice caritatevole della sconfitta con la Cavese, per poi sbeffeggiarli immotivatamente il 5 maggio o quando, superando loro e gli juventini, si andò a vincere la sesta Coppa dei Campioni, aspettando però prima di festeggiare anche la settima, di omaggiare alle porte di Bisanzio i rossi di Liverpool come si conviene al galateo. Negli ultimi anni poi, in campionato non si manca mai di aiutare qualche squadra in difficoltà, di salvare un allenatore con l’acqua alla gola, di rivitalizzare un attaccante sterile. Così la sfida col Benevento si era profilata nei presagi di tifosi rossoneri già da qualche settimana come la possibile interruzione del record che vedeva i poveri “stregoni” senza neppure un punticino in classifica. Cosa poteva fare la squadra rossonera se non lasciare che i tifosi campani festeggiassero il primo punto in Serie A proprio contro il prestigioso Milan, lasciando per di più che segnassero al 94’ col portiere Brignoli, in maniera da assurgere a fama universale? Una bella perla che rimarrà nella storia e, come si suol dire, fa bene al calcio. Evviva Brignoli.

La magnanimità rossonera però ha cominciato ad esprimersi già quest’estate da parte della società, concedendo valutazioni elevate a giocatori che sarebbero dovuti passare da trattative più combattute. Ma si doveva far presto, segnare un netto cambiamento col passato e alimentare l’entusiasmo dei tifosi. Difficile dire se avrà contato più l’inesperienza o l’ambizione, certo è che non tutti gli acquisti sembrano valere per ora i soldi sborsati, o promessi, e che i giocatori di sicuro valore cioè i top player volevano ben altre sicurezze prima di valutare se accasarsi al Milan. Anche il rinnovo con un contratto biennale del tecnico campano è sembrato ai più, una benevola concessione visto che da subito non pareva esistere un feeling evidente, al di là delle dichiarazioni, tra dirigenti e allenatore.

D’altra parte si veniva da un’annata dove la generosità aveva tenuto banco. La coppa di Doha, unico vero regalo per i tifosi rossoneri di questi ultimi anni, aveva concluso l’ultima stagione di Berlusconi, presidente munifico e vincente, ma inconcludente nell’ultimo lustro. II prezzo offerto e pagato con più di qualche difficoltà da parte del nuovo proprietario però, è sembrato molto generoso, sia per il valore di mercato medio, sia per livello a cui era stata portata la società nelle ultime confuse annate.

L’inopinato pareggio di domenica ha fatto affiorare critiche e dubbi che sono costati il posto a Montella, non imputabili al lavoro di Gattuso, che forse qualche errore può averlo fatto nella gestione della gara.

Il modulo innanzi tutto: molti ritengono che due punte di ruolo potrebbero spostare il baricentro della squadra. Non so se sia sempre vero ma in coppa ha funzionato, grazie però anche ai compiacenti avversari. Molti si chiedono se fosse il caso di cambiare adesso l’allenatore: le lacune sembrano imputarsi più alla tecnica dei singoli che alla tattica o alla determinazione. Fatto è che la stagione sembra già gravemente compromessa, anche per il ritmo delle prime. Forse sarebbe stato meglio affidarsi all’esperienza di Montella per accrescere la consapevolezza di squadra piuttosto che all’entusiasmo di Gattuso che sembra ripercorrere la strada dei suoi predecessori, grandi campioni ma tecnici inesperti. I giudizi sui singoli giocatori, finita la sbornia delle acquisizioni formali, rivelano incongruenze e delusioni. Attenzione però: la stagione dell’Inter con l’arrivo di Spalletti sta a dimostrare che a volte una giusta quadratura tattica, motivazioni e fiducia, condite con una buona dose di fortuna iniziale –cosa assente da questa parte del naviglio quest’anno- possono trasformare una squadra allo sbando in un gruppo convinto e coeso e, fin qui, vincente.

Anche la società non è più esente da critiche. Dai timori che le reticenze della proprietà orientale fanno affiorare, all’insicurezza che la richiesta di ricapitalizzazione del debito dà ai tifosi e all’ambiente: sarà anche un’usuale pratica manageriale ma il comune cittadino che ricontratta un prestito lo fa quando ha delle difficoltà economiche e sa quanto siano gravose le garanzie richieste. Anche i dirigenti nostrani sembrano non godere più di unanime fiducia: si incominciano delineare errori, limiti e spigoli, che in qualche caso magari con un po’ più di delicatezza, smussando gli angoli, e comunicando in maniera più chiara, si potevano e si potranno gestire meglio

Ma i più prodighi per impegno e dedizione sono i tifosi che nonostante le delusioni tornano sempre a tifare, sostenere ed incitare una squadra che disillude costantemente le loro aspirazioni iniziali. Anche quest’anno vinceremo l’anno prossimo citano in molti, tra gli sberleffi della rete e il salto di Aldo in Tre uomini e una gamba. Contiamo quindi in una maggiore generosità in campo – alla Gattuso – e a favore dei tifosi rossoneri: per quest’anno per il divertimento degli avversari, si è già dato… speriamo.

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