Milan: da Pechino a Doha, allenatori Allegri e.. Vincenzo

Fabio Conte 2

L’aveva sancito in una delle sue imperdibili conferenze, Jose Mourinho, cosa significasse vincere qualcosa e non rimanere a “zero tituli”.

Dava la possibilità di poter parlare con orgoglio di un traguardo raggiunto, sia alla società, ma soprattutto ai tifosi. Anche se il trofeo che il Milan ha conquistato in Qatar, è piccolo e leggero per importanza, è però, una Coppa reale e consistente che ha necessitato una bella energia per essere alzata. Una spinta a cui ha partecipato la squadra, compatta e unita, intorno al suo allenatore. Così Vincenzo Montella comincia a vincere proprio da quello che è stato l’ultimo successo in rossonero di Massimiliano Allegri. La Supercoppa vinta in un’afosa Pechino, nel 2011 contro l’Inter, chiudeva i successi di una squadra eccezionale che aveva in Ibrahimovic il catalizzatore di un gruppo di campioni che aveva vinto tutto in passato e che con l’arrivo dello svedese, di Robinho e di Boateng, era riuscita a rinnovare l’orgoglio e rivitalizzarsi. Allora, alcuni, consideravano il tecnico toscano, fortunato e poco influente sui successi della squadra. Certo è, che l’anno dopo, lo scudetto lo perse, per molteplici motivi, a scapito della nascente Juventus di Antonio Conte. Bisogna però ricordare, anche la terza stagione di Allegri, forse la più complicata, quando tutti i big se ne andarono, ma che terminò con il raggiungimento di quel terzo posto valido per la partecipazione alla Champions, che non dà medaglie, ma fa entrare un sacco di soldi nelle casse della società. Proprio allora, sembrò aumentare la tenacia e determinazione di Allegri che lo contraddistinguono oggi, nella sua gestione bianconera.

E proprio le diverse aspettative dei due tecnici, balzavano agli occhi prima della partita di venerdì. Allegri che voleva, esigeva dai suoi una vittoria, che sembrava tra l’altro scontata per i suoi dirigenti; sulla sponda rossonera la tranquillità che puntava più alla prospettiva di crescita. Ovviamente la squadra da battere era la Juve, più strutturata e ricca, gli outsider si dovevano accontentare di sperare. Ma nella partita, dopo un inizio timido, chi si è comportato da squadra è stato il Milan. Chi ha buttato il cuore al di là dell’ostacolo ed è arrivato a meritare la vittoria, seppur ai calci di rigore, sono stati i ragazzi di Montella, che sembrano assomigliare anche caratterialmente al proprio allenatore: giovani ma convinti, sereni ma concentrati, spensierati ma consapevoli. Così si è salito un gradino non solo del podio, ma anche nella crescita del gruppo, e nelle possibilità di potersi piazzare con onore nel prossimo campionato. Non sappiamo ancora quali siano i margini di miglioramento, ed è difficile ipotizzare il piazzamento finale, visto che almeno due, oltre la Juve naturalmente, sono le squadre meglio strutturate e con maggiori ambizioni, in particolare per il posto Champions, ma speriamo di essere lì vicino, fino alla fine. Questa vittoria, comunque, così esaltante anche perché così lontana dall’ultima, dovrebbe insegnare quale valore abbia anche la Coppa Italia, torneo al quale si è sempre partecipato con un po’ di snobistica attenzione, anche negli anni in cui era, ed è, l’unico trofeo conquistabile, mentre dà l’opportunità di far crescere il palmares, e di disputare poi la Supercoppa.

Ora non ci sono più i senatori, non ci si deve più aggrappare ai colpi del campione di turno. Oggi si deve giocare con umiltà e tanta partecipazione da parte di tutti. Oggi che un “titulo” può arricchirei nuovo la bacheca del museo di Casa Milan, il 29° dell’era Berlusconi, i giovani su cui si basa la squadra, possono essere le fondamenta su cui costruire i successi futuri, che magari non raggiungeranno i picchi epici del passato, ma che devono portare i tifosi rossoneri a festeggiare con buona continuità. Donnarumma, De Sciglio, Romagnoli, Suso, Pasalic, Niang anche il ritrovato Bertolacci sono il futuro, già radicato nel presente.

La dolce serata di primavera che offriva il clima di Doha, ha riportato alla memoria altre serate di coppa, di coppe più importanti, vissute tante volte dai tifosi e dalla società. Per arrivare a rivivere queste e quelle serate però, bisognerebbe investire ancora, con lungimiranza e continuità. Ma esiste un progetto serio per il futuro, che sia supportato da reali riscontri economici? Siamo ormai assuefatti, a rinvii degli sviluppi della situazione societaria, e rimaniamo agganciati al lavoro ed ai contatti di Galliani, che si muove oggi, tra le carenze di liquidità, congenite di quasi tutti ultimi anni berlusconiani, e l’avvallo della futura e misteriosa cordata cinese. La squadra fin qui costruita, da Galliani ricordiamolo, ha margini di miglioramento, ma una buona struttura. Se sarà lui o Fassone a migliorarla vedremo, l’importante che non si perdano occasioni, per migliorare. Così, se e quando, sarà confermato, vorremmo vedere Fassone rallegrarsi per le vittorie del Milan. Di sicuro però, non toccherà mai le vette di esultanza e di tripudio di Adriano Galliani, irraggiungibile e inimitabile, negli urli di giubilo per la vittoria. Chissà se capiterà ancora di vederlo così, non lo escluderei.

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