Milan: da Sassuolo al Sassuolo

Fabio Conte 3

Si dice che il calcio sia l’unico sport dove il risultato sia sempre imprevedibile. Non credo sia vero in assoluto, l’inaspettato fa rima con sport, ma certamente è un gioco dove squadre minori possono fermare corazzate milionarie.

Anche nel corso di una gara le dinamiche si possono invertire ed esaltare i tifosi, al di là della qualità del gioco, del livello tecnico. Quella tra Milan e Sassuolo è una sfida che da un po’ di anni dà vita a partite tirate e spettacolari, che han visto spesso soccombere i rossoneri, dimostrando che il blasone non fa gol. Anche per questo la rimonta di domenica ha un sapore particolare e fa sperare che possa diventare una gara da ricordare.

Eusebio Di Francesco era l’allenatore del Lecce quando al Milan riuscì l’ultima significativa rimonta. Era la stagione dello scudetto poi sfumato, il secondo anno di Allegri, c’erano ancora Ibrahimovic, Cassano e Boateng, il primo. Era il 23 ottobre 2011. C’era anche Ambrosini capitano, sconvolto come altri, più di altri compagni, dalla morte di Marco Simoncelli appena avvenuta a Sepang, di cui molti tra i milanisti in campo erano amici. Fu una partita strana che dal 3-0 passò al 3-4 trascinati da Boateng, ma dove non si videro tanti sorrisi a fine gara.

Eusebio Di Francesco era l’allenatore del Sassuolo, che batté in una nebbiosa sera di gennaio col Milan, 4-3 nella prima partita ufficiale tra le due squadre. Nel Milan giocavano Robinho e Balotelli, Honda era appena sbarcato e partiva dalla panchina, allenava Allegri. Fu l’ultima, tra l’altro, di Allegri in rossonero, esonerato a fine gara da Barbara Berlusconi che dichiarò che non si poteva vedere il Milan giocare così. Era il 12 gennaio 2014: poco più di due anni fa, quattro stagioni fa, sei allenatori fa, un’era geologica per i tifosi del Milan. Fu una partita particolare e sfortunata, dove un Sassuolo in crisi, venne sicuramente sottovalutato, dove Berardi iniziò la sua particolare disfida contro il Milan, dove i rossoneri presero tre pali e Montolivo segnò un gol, il terzo, con un tiro da fuori area.    

Domenica, Eusebio Di Francesco s’è molto lamentato degli episodi sfavorevoli alla sua squadra, con qualche ragione, tirando in ballo però, “condizionamenti” difficili da credere da una società in liquidazione, o da una società in “confusione” come aveva affermato il tecnico abruzzese, quest’estate. Le sue squadre in questi anni hanno giocato sempre bene contro il Milan, dando vita a sfide ricche di gol, e si percepisce il lavoro importante ed attento su schemi e automatismi. Per questo e per la storia di questi ultimi anni, la vittoria della formazione di Montella assume valore e può essere foriera di buoni auspici. Battere una diretta rivale per la classifica finale, reagire allo scoramento in cui la squadra sembrava essere caduta dopo i due gol subiti nella ripresa, regalare finalmente ai tifosi presenti, l’impressione che  la squadra compatta creda a se stessa e ai dettami dell’allenatore, sono segnali che si aspettavano da tempo. Piace, in particolare ai tifosi, la linea giovane che la squadra sta esibendo, a cui si possono perdonare più generosamente eventuali errori, a cui si può chiedere spensieratezza e ambizione, tanto cercate da tutti gli allenatori passati recentemente a Milanello.

Infine, due parole su Montolivo. Fino ad ora non vedevo alternative. Oggi, Locatelli si pone come una seria possibilità di cambiamento. Il primo ha trentun anni, il ragazzo, da poco diciotto. Credo che abbiano bisogno una dell’altro, per rifiatare e crescere, credo che il Milan abbia bisogno di entrambi. Con buona pace dei tifosi fischianti.

Tranne che a Striscia la Notizia, le veline non mi sono mai piaciute. Non dicono niente che uno non sappia già. Anzi, rassicurano e riaffermano, tutto quello che ci si aspettava che dicessero. Però, la forza delle veline sta nel fatto che il giorno dopo tutti parlino di loro, le citino. Finalmente qualcuno si accorge che le veline dei compratori del Milan, – mica del gruppo sportivo della Bovisa – sanno un po’ di stantio. Così la Gazzetta dello Sport ha mandato un inviato, bravo, che registra  qualche situazione imbarazzante. Più qualche velina. Aspetto con ansia le prossime puntate dell’inchiesta, e le prossime perplessità, di cui avevo scritto e che avevo rilevato da qui; sarebbe stato più interessante cercare di confutarle là, e bene ha fatto la Gazzetta. Aspetto quindi con ansia il viaggio in Cina di Fassone, se confermato. Non potrà certo accontentarsi dei resoconti della “Gazza”.  Tornerà con sorprese, certezze o promesse? Riuscirà, o riusciranno i cinesi a convincere qualche “bandiera” a metterci la faccia? Credo che le bandiere non siano facilmente comprabili.

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