Milan e Ibra: una storia d’amore

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Temendo contagi, contatti e chiusure, il calcio, che nonostante tutto continua, sembra essere quasi l’unico cordone che ci tiene legato a un mondo spensierato che non c’è più.

Così, concentrandoci sul campionato, finalmente senza la dittatura juventina e seguendo le partite incalzanti delle coppe ci focaliziamo su un circo che appare quanto mai virtuale, ma che ci rasserena e ci distrae dai patemi quotidiani. Se questo mondo reggerà avremo almeno, come appassionati, una preziosa valvola di sfogo per distrarci dalle ansie virali e da piccoli o grandi lockdown che si prospettano.

In particolare i milanisti sperano che questo sogno non s’interrompa e che continui così come è successo dalla ripresa del campionato la primavera scorsa. A dir la verità già da dopo il mercato di gennaio, quando con l’arrivo di Ibrahimovic, hanno trovato concretezza metodi e trame di gioco proposte da Stefano Pioli e ci si domandava dove sarebbe potuto finire il Milan se la scelta fosse caduta sul tecnico parmense già all’inizio di stagione. Anche quest’anno, in particolare quando è mancato Zlatan, ci si è accorti del buon lavoro che l’allenatore rossonero sta portando avanti. Ovviamente la presenza dello svedese, stimola, spinge incoraggia tutto il gruppo, permette al tecnico un buon turnover e i tifosi stanno apprezzando e si stanno innamorando di tanti protagonisti della rosa rossonera. Ma poi, quando vedi una magia come quella di domenica a indirizzare una partita scialba e incolore, con più di un protagonista sottotono, capisci che si deve vivere il presente, finché dura, con un Ibra che ruba tempo al tempo. Finché ci sarà lui, anche se non in tutte le partite, la squadra crescerà e terrà botta, magari non per vincere lo scudetto, magari, ma sicuramente per rientrare nell’Europa che conta e che fa guadagnare.

Non riesco però a non pensare, a proposito delle sliding doors calcistiche, quale sarebbe potuta essere la storia del Milan e dei suoi tifosi se non ci fosse stata l’improvvida, incredibile e sciagurata decisione di vendere nel 2012 Zlatan Ibrahimovic. Dopo l’inopinata mancata vittoria dello scudetto, non stiamo a rivangare, la rifondazione della stagione 2012-13 avrebbe avuto un altro peso con Zlatan là davanti a far da chioccia a molti giovani e con un allenatore esperto come Allegri, un po’ come adesso ma otto anni fa.  E se, nonostante tutto, quella squadra alla fine arrivò terza siamo sicuri che con qualche gol garantito dallo svedese non si sarebbe potuto ambire a qualcosa di più? L’anno dopo forse non si sarebbe ripetuta la falsa partenza e magari Barbara Berlusconi non si sarebbe immischiata nell’esonero improvviso del tecnico. E poi Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi anche lui, Montella, Gattuso. Mettete Ibrahimovic, ancora giovane, a disposizione di ognuno di questi allenatori, immaginate tutti i giocatori che hanno indossato la maglia rossonera in questi anni con di fianco lo svedese, pensate  alle formazioni schierate con lui a stimolarle e a finalizzare, e arriverete alla conclusione che con Zlatan i tifosi non avrebbero vissuto un decennio così faticoso, deprimente e poco vincente. Non sono convinto che Ibrahimovic avrebbe sopportato la decadenza, l’assenza e le incertezze attraversate dalla società in questi anni ma se per ipotesi avesse resistito, oggi il Milan sarebbe qualcos’altro e la bacheca sicuramente più ricca. Ma così non è andata.

Ibra ha sempre dichiarato l’affetto per il Milan, per la squadra, per i tifosi, per la città. È un professionista è ovvio, e si fa pagare giustamente profumatamente, visto il rendimento. Ma per lui questa maglia è stata sempre qualcosa in più di una divisa professionale, e questo amore i tifosi lo sentono, lo percepiscono e lo ricambiano, naturalmente. Quindi dimenticandoci ciò che non è stato e godiamoci questo ritorno di fiamma, questa nuova storia d’amore con la consapevolezza che durerà finché durerà (un anno ancora chissà?), ma proprio per questo sarà bellissima.

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