Milan: le vittorie costituiscono un buon viatico

Paolo Vinci

Carissimi Tifosi,

ho volutamente atteso gli esiti dei due incontri casalinghi contro Sassuolo e Chievo, che un benevolo calendario concedeva, a distanza di sole 72 ore, alla compagine Rossonera proprio …nel mezzo del guado di una deficitaria classifica perché inevitabilmente i due – e l’esito che ne sarebbe conseguito – erano indissolubilmente legati, a filo doppio, un filo sottile e concludente, uno spartiacque tra la sopravvivenza e il coltivare la speranza, da un lato, e l’ineluttabile stagione fallimentare dall’altro.

Le vittorie, diciamocelo, sussurrandocelo piano piano, sebbene confortino la prima soluzione e scongiurino la seconda, costituiscono un buon viatico, ma non sono del tutto convincenti. Né per il gioco espresso, né per le modalità in cui sono emerse.

Diciamo che per la prima volta la dea bendata non ha sbattuto in faccia la porta ai Rossoneri.

E questo è già tanto.

Vittorie importanti e classifica dignitosa, in stretta aderenza con i meriti fini qui palesati dalla squadra, classifica che permette di guardare, per il momento, all’Europa di secondo livello, ma che, al contempo, sul piano strettamente numerico, non inficia i sogni di un’altra Europa, allo stato solo chimericamente lontana, ma non impossibile.

Mai dire mai!

La speranza, poi, non si nega a nessuno!

Il Milan, comunque, presenta, al momento, ancora troppe incognite.

Di gioco, di modulo, atletiche e tattiche. Direi di uomini e soprattutto di loro personalità.

Alcune, comunque, assorbibili con l’impegno e col calibrare i carichi di lavoro.

Altre, purtroppo, sono lacune endemiche alla “rosa” e legate ad alcuni giocatori-chiave nel modulo (vero Montolivo?!) proprio nella parte nevralgica del (centro)campo.

In buona sostanza, il problema non è giocare con il 4-3-1-2 o col 4-3-3 o in proiezione futura con il più (secondo me) consono 4-4-2, quindi non è di modulo o sistema, ma di mancanza, nella “rosa”, di un paio di elementi fondamentali a centrocampo, oltre agli eccellenti Bonaventura e Bertolacci – chi lo rimpiange il mancato acquisto del sig. Kondogbia?!!! – e forse di un altro in difesa, un centrale giovane ed autorevole  accanto all’eccellente Romagnoli e di un certo “carisma” da parte di alcuni “senatori” che, purtroppo, non ci sono più nello spogliatoio di MIlanello perché…il tempo passa ed inevitabilmente cambia le cose e, purtroppo, gli uomini ed occorre saper calibrare il futuro, prevederlo, anticiparlo, come si è sempre saputo fare in quel di Via Turati e, molto meno, recentemente in via…Aldo Rossi.

La squadra manca di personalità, spesso di…attributi (per dirla come pretende San Siro!), di autostima e nei frangenti si paga dazio.

L’allenatore ha poche responsabilità: si sta confrontando con un ambiente che, molto probabilmente, non immaginava così difficile sotto il profilo della pressione mediatica e non, sta cercando, a destra e a manca, di trovare il bandolo di una matassa ancora non ben identificato. Ha fatto errori, è vero, ma sulla sua buona fede e sulla sua competenza posso esserne certo.

Le sue stessi affermazioni, molto equilibrate, dopo le due vittorie casalinghe, la dicono lunga sul fatto che il peggio sia passato.

Certo, l’accantonamento di un grande portiere come Diego Lopez ed il mancato utilizzo di quell’ottimo centravanti che è Luiz Adriano (puerile la giustificazione di non disporre di punte in panchina), fanno serpeggiare qualche ombra…

Al di là di questo, comunque, bisogna cautamente derubricare i prossimi eventi, partendo già dal posticipo serale di domenica, allorquando il Milan sarà chiamato ad un incontro “tremendo” all’Olimpico di Roma contro la Lazio, che viene da otto vittorie casalinghe consecutive.

E’ la prova del fuoco, comunque la si voglia leggere.

Da essa verranno, a cascata, tante risposte.

Sediamoci all’Olimpico (o dinanzi alla TV) per avere il responso.

Buona …vacanza Romana….Meravigliosi Tifosi, Rossoneri e non.

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