Milan: l’erba di San Siro non nasconde le magagne

Fabio Conte

Il tifoso rossonero ultimamente ha avuto il suo bel da fare. La rincorsa a un piazzamento in campionato con qualche inciampo, una tosta e deludente finale di coppa con la Juve, e le ultime due partite che con determinazione Gattusiana hanno evitato vacanze ridotte e preparazione raffazzonata.

Così, finalmente rilassato, s’era crogiolato nella nostalgica serata d’addio a Pirlo con tanti giocatori, pezzi di cuore, che ancora emozionano chi li ricorda vincenti in Europa, in cima al mondo. Però seguendo il calcio giocato o la prima amichevole della stagione, tenevamo la testa sotto l’erba di San Siro. Ed ecco che quei cattivoni dell’Uefa saltano fuori a rompere la tranquillità rossonera non accettando il settlement agreement, un accordo transattivo, letteralmente. Giocando con le parole potrebbe essere tradotto anche in “collaborazione di accomodamento”, che darebbe probabilmente più senso, o un senso più italico, a quello che si aspettavano in dirigenti rossoneri, in particolare Fassone, dai freddi burocrati europei. Dai su, mettiamoci d’accordo, adesso prendo i soldi da qua, poi mi faccio mandare un po’ di denaro da là, se il debitore porta pazienza rinnovo la cambialona e pago con un’obbligazione, anzi chiamiamola bond ch’è meno impegnativo, o un po’ per volta con una finanziaria, sì vabbè con gl’interessi ma tanto poi, con tutto quello che ho in mente di fare in Cina vedrai.. questi sembrano gli argomenti medi portati da questa dirigenza che con modi più formali –definizione tanto amata dall’ad- in questi mesi ci ha raccontato quale fosse il “progetto” del Milan cinese: una serie di intricate prestiti, bond e ricapitalizzazioni ad aspettare un domani che, chissà su quali basi, ritornerebbe immediatamente glorioso. Intanto la squadra ha dimostrato quante siano le difficoltà di tornare grandi, com’è normale che sia in campo sportivo. Dall’anno scorso, pur avendo fatto ingenti investimenti, in classifica s’è fatto solo un piccolo passo in classifica e sembra ancora ampio il gap con le prime in Italia, figurarsi in Europa. Le critiche piovute sulla testa di Mirabelli non tengono in considerazione i tempi in cui sono avvenuti determinati acquisti e la necessità di credibilità che il ds doveva creare intorno al Milan di uno sconosciuto proprietario. Bonucci e Andrè Silva sono stati presi per ostentare progettazione e nuovi contatti manageriali ad esempio, mentre Biglia e Kalinic erano stati chiesti insistentemente da Montella. La ricerca di una nuova reputazione, non ha permesso lunghe trattative al ribasso né con le società né coi procuratori e quindi a volte sono state necessari esborsi maggiori, vedi ad esempio con l’Atalanta per lo sfortunato Conti e Kessiè. Insomma, il ds Mirabelli se ha fatto qualche errore l’ha fatto anche per le contingenze, per farsi considerare solvibili e facoltosi con un’unica certezza: i soldi arrivati per l’acquisto della società, prontamente incamerati da Fininvest. Saldo che per essere tale però ha avuto bisogno dell’intervento indispensabile del fondo Elliott che ha permesso di colmare l’ultima trance con un prestito di 320 milioni e chiudere l’affare che non stava rispettando le scadenze, e per questo ha preteso e ottenuto la maggioranza delle azioni in pegno. Ora, per il codice civile, se non erro, chi detiene la maggioranza è il padrone della società quindi in pratica già oggi il vero proprietario del Milan è Paul Singer patron di Elliott. Quindi questa bocciatura dell’Uefa potrebbe far precipitare o anticipare gli eventi portando il fondo americano a uscire allo scoperto e a far chiarezza su presente e futuro.

Così non fosse ci aspettano settimane complicate, dove il Milan rischia sanzioni severe che possono arrivare all’esclusione dalle coppe europee anche per diversi anni. Bisognerà una volta per tutte che si chiariscano tutti quei passaggi e quegli intrecci, che hanno portato alla decisione di cedere la gloriosa società dell’A.C.Milan a un personaggio che non ha saputo in un anno e mezzo mostrare, motivare e spiegare la sua forza finanziaria, la sua ricchezza se non, che non è poco ma è curioso, con il versamento di tre quarti del pattuito. Bisognerà che Yonghong Lì si presenti all’Uefa e spieghi cosa vuol fare, quali siano, e se esistono, precisi progetti di crescita oppure che esca di scena lasciando spazio un fondo solido e conosciuto che dovrebbe, ribadisco dovrebbe, muoversi al meglio per valorizzare il brand e poi rivenderlo, com’è normale che sia. Bisognerà che Fassone spieghi l’immotivato ottimismo che l’ha accompagnato in questi mesi e che ha sempre dovuto fare i conti con bruschi rifiuti ai suoi rendiconti. Qualcuno ci dovrà dire un giorno o l’altro perché l’Uefa sia così severa con il Milan quando si vedono situazioni dubbie ed equivoche in tutta Europa: o i dirigenti del Milan sono totalmente incapaci e stupidamente ottimisti, o c’è qualcosa che sanno e non dicono, o hanno preso la mira. Chissà chi potrà spiegarci quali siano i paletti superati in Italia che garantiscono la solidità finanziaria della società che vengono ritenuti gravemente insufficienti in Europa. Infine molti dovranno chiedere scusa ai tifosi del Milan per l’incredibile situazione attuale: Berlusconi, i figli di Berlusconi, Yonghong Lì, Fassone e tutto il consiglio direttivo. E forse anche quella parte della curva che per tener fede all’avversione per un antico “nemico” hanno esposto quello striscione prematuro e superficiale dove si inneggiava all’attuale dirigenza. Si sapeva che c’erano problemi di fondo in società, magari non così gravi, si capiva che la situazione fosse nebulosa. Mettere la testa sotto l’erba di San Siro non ha aiutato a risolvere questa vergognosa farsa.

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