Milan: non si vede la Cina

Fabio Conte 3

Arrivano i cinesi! No, non al Milan, non ora sicuramente, più avanti chissà. Arrivano, anzi irrompono sul calcio, europeo e non solo, e fanno mercato, anzi, ipermercato. La Cina, si sa, punta ad ottenere l’assegnazione dei mondiali del 2026 o del 2030, e vuole investire sul calcio come veicolo di accettazione universale.

Ha iniziato già anni fa ottenendo, pagando, che si disputassero alcune partite di Supercoppa italiana e francese, che facessero da specchietto per le allodole. E sì, perché le allodole sono stati ad esempio quei dirigenti che pensavano di trovare facili guadagni in un mercato di un miliardo e mezzo di abitanti. Ma i cinesi tranquilli ed ordinati che assistevano con le magliette più o meno originali a un Lazio Inter  o al derby di Milano per la Supercoppa nel 2010 e 2011 a Pechino, oppure l’anno scorso a Shangai tra Juventus e Lazio, studiavano invece il sistema calcio come evento aggregante e forse anche come sistema di controllo sociale, rinverdendo, il sempre valido motto latino, panem et circenses. L’impatto mediatico dello sport l’avevano capito e sfruttato già con le Olimpiadi del  2008, ma da allora l’economia cinese ha fatto passi da gigante avendo una crescita esponenziale. Naturalmente non solo nel calcio ci son stati importanti investimenti, tanto che sono diventati cinesi marchi come Pirelli e Krizia, ad esempio, e Infront,  che detiene i diritti della serie A. D’altra parte è recente l’acquisto da parte del gruppo Suning, – sì, quelli dell’Inter – dei diritti della Premier League, per 660 milioni di euro, dodici volte di più del precedente accordo. Ecco, sono proprio i rilanci e le valutazioni esorbitanti che destabilizzano le trattative, e credo lo faranno sempre di più. Se nel caso dei diritti tv alla fine chi si arricchisce sono le varie federazioni e società, nel caso di acquisti eclatanti, come Witsel, Oscar o Tevez il grosso va ai giocatori che per 15, 25 o 38 milioni a stagione, tendono a dimenticare gli affetti per colori e maglie.  Finché ci sarà un Cristiano Ronaldo che mette il prestigio davanti ai soldi, partendo comunque da un ingaggio attuale di 21 milioni, capace però  di rifiutarne 100 annuali, il calcio europeo terrà botta. Ma se decidessero, in Cina,  di voler dimostrare sempre di più la potenza del  social-capitalismo, potremmo dover volgere occhi e parabole ad oriente, per vedere campioni e giocate.

Dalla Cina quindi i soldi escono, per investimenti ed acquisizioni, copiosamente ed agevolmente. Solo alcuni continuano a trincerarsi dietro a difficoltà burocratiche, sbandierando fantomatici piani B, dimostrando con questa definizione di non conoscere neppure  la storia rossonera, dando il fianco a facili sfottò. Questo quando, proprio l’altra squadra di Milano, sembra voler mostrare i muscoli cercando, sondando, acquisendo giocatori giovani e italiani. Frenati dal  fair play finanziario, in scadenza a giugno però,  in questo mercato di gennaio sembrano seguire il disegno, declamato da Berlusconi, di provare a costruire una squadra di giovani italiani. Questo va un po’ contro la storia della società nerazzurra, ma forse si son resi conto che avere almeno un nucleo italico su cui puntare, può facilitare l’inserimento di giocatori provenienti dall’estero. Programmazione insomma, che unita alla forza economica di un serio e ricchissimo gruppo cinese, fa ben sperare i tifosi interisti. Nel Milan invece la confusione regna sovrana: non si sa chi comandi, i dettami del presidente sembrano vuoti proclami, anche perché non vengono supportati da un minimo sostegno finanziario. Si deve ancora una volta aspettare di poter racimolare quattrini da cessioni e risparmiando sugli ingaggi. Dei 200 milioni già incassati non si vedrà un euro, e Galliani guarda al mercato dal lontano Brasile. D’altra parte le idee e i giocatori proposti devono passare il vaglio di Fassone, come un bambino che vuole un giocattolo che il padre gli nega. E non si capisce se siano richieste assurde, un’attenta valutazione, o la voglia di far una miglior figura, nel momento in cui si salirà in cattedra. Se, e quando si salirà. La buona notizia  è che Fassone e Mirabelli pare stiano girando l’Europa per vedere, valutare, cercare futuri rossoneri. Meno bello è che non possano comprare nessuno, almeno fino al prossimo mercato, sempre ammesso che lo potranno davvero gestire. Così la squadra che con tanto entusiasmo è tornata da Doha, pronta e convinta a cercare un piazzamento per l’Europa che conta, dovrà rimboccarsi le maniche, sperando magari, ancora una volta, in invenzioni low cost, o meglio zero cost, che dovrebbero uscire dal cilindro di Galliani, sempre che non vengano cassati anche i prestiti.

Ai tifosi rossoneri non rimane che godersi il momento e scaldarsi al calore della Supercoppa, perché c’è smog in Cina, c’è nebbia in Val Padana, e per il futuro non si intravede un granché.

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