Milan: Tutta colpa della musica

Fabio Conte

L’illusione che la musichetta tanto agognata, che le note, tante volte preludio di grandi trionfi, fossero taumaturgiche s’è scontrata con la dura realtà. Il “DNA” può far poco contro le reali doti  tecniche e diciamolo pure tattiche del Milan attuale.

Di fronte un dinamico Atletico Madrid, squadra di non elevatissimo livello tecnico, ma capace di vincere negli ultimi tre anni due Europa League e due Supercoppa europea, la prima ricordiamolo, (mera soddisfazione, ma soddisfazione) contro l’Inter cosa che ha impedito ai nerazzurri di vincere tutto.  Avvezza, quindi agli scontri diretti, al dentro o fuori con magari giusto quel poco di sudditanza psicologica verso il plurititolato Milan, che forse è anche apparsa al momento del pareggio: stadio ammutolito, sguardi bassi, nervosismo. Sì, per qualche momento ci siamo illusi che la musichetta avesse fatto il miracolo, che l’avremmo risentita a breve. Ma è durato poco. Si sa, il calcio è bello anche perché permette talvolta a squadre più deboli d’imporsi, ma solo talvolta. Nella maggior parte dei casi tecnica, tattica e bravura si sposano con quel poco di fortuna che fanno vincere. Stravincere come dice il risolutorio 4-1, se dall’altra parte trovi una squadra, il Milan,  con lacune tecniche evidenti di tanti giocatori, inesperienza tattica, poca determinazione e nessuna reazione nervosa all’andamento della gara. Sì, va bene, abbiamo visto tutti che sarebbe bastato poco perché fosse un’altra partita, perché i tenaci e risoluti spagnoli fossero messi davanti alla loro pochezza tecnica.

Ma avevamo negli occhi altri Milan, altri giocatori, giocatori con ben altri temperamenti: era un inganno della musichetta. Ma se ha sentito le stesse note, se ha vissuto le stesse illusioni, se ha ricordato altri campioni insomma, se ha ancora a cuore le sorti del Milan il presidente deve fare quel sacrificio finanziario, in barba al “fair play”, che tolga i tifosi dallo sconforto di questa eliminazione, dall’incertezza del futuro, dalla mancanza di speranza. Un anno sabatico si può fare, basta che si costruisca con criterio per ritornare ad essere competitivi ai livelli a cui questa presidenza ci ha abituati. Perché il sogno, l’auspicio è quello di ri-sentire la musichetta ma in finale e poi magari vincere, un verbo quasi dimenticato, anche in campionato, dai tifosi rossoneri.

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