Suso, Gattuso e la campanella

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Di nome fa Jesus, ma non cammina sulle acque, perlomeno non ancora. É sulla buona strada per fare miracoli però il signor Suso, oggetto misterioso con Mihajlovic e sempre più scudiero del buon Montella.

Arrivato da Liverpool dove in pochi o quasi nessuno lo avevano mai sentito nominare, il nostro sta sfoderando un colpo dietro l’altro, guardaroba che sta divenendo prezioso anche per Lopetegui e la sua nuova Spagna. É ancora presto per la stagione delle castagne, ma nel forno di San Siro, dove si gocciolava anche stando fermi, la punizione che scavalca la barriera sarda è come se le togliesse dal fuoco di una partita che stava prendendo una brutta piega, come quando un treno che corre veloce sul suo binario d’improvviso becca uno scambio e va fuori percorso. A questo sommiamoci anche la palla al bacio per Cutrone, che tra parentesi si è preso per lui un coro che la curva riservava a un suo alter-ego di nome Marco Simone, e un’altra serata di chicche va in archivio.

Questo ha detto la notte di San Siro, cinquantamila persone e di nuovo lo spettatore più importante, l’entusiasmo, con affari d’oro per lo Store che brulica di rossoneri pronti a rifarsi il guardaroba, e un Cagliari per nulla rinunciatario. Se a Torino era andato a un passo dal ribaltare il punteggio nel primo tempo, con un errore a porta vuota e uno dagli undici metri, salvo poi sparire inghiottito dalla Juventus, in casa nostra dopo un avvio narcotizzante, si prende metri e campo sfiorando a più riprese la marcatura, entra nelle amnesie del centrocampo milanista e meriterebbe obiettivamente miglior sorte invece che tornarsene sull’isola a mani vuote.

La campanella suona, e forse è una campanella d’allarme, ma alquanto salutare dopo le semplici pur orgogliose partitelle europee. Inutile star qui a discorrere di Kessié che questa volta buca l’interrogazione perché non ha studiato, Calhanoglu che dimentica il quaderno a casa, o Bonucci che in fin dei conti sta attento ma ogni tanto chiacchiera col vicino di banco. La scuola Milan è ancora un cantiere, gli studenti si prendono qualche permesso di uscire prima ma per divenire allievi modello occorre rivedere qualcosa e cementare sempre più un gruppo che deve affrontare il lungo percorso verso l’esame di maturità.

Chi non perde pomeriggi a oziare ma ci dà dentro con i libri è il buon Cutrone, che ha tutte le carte in regola per frequentare le migliori università, quelle che furono appannaggio di secchioni quali Daniele Massaro, Marco Van Basten, George Weah, Dejan Savicevic, solo per citare qualche famoso super laureato (sì lo so che ho sfiorato la blasfemia, ma il suo ruolo è pur sempre l’attaccante). Non sappiamo quale sarà il destino di Patrick, di sicuro questa è stata la sua estate, e siccome sta finendo, lui e i Righeira si augurano di avere successo anche nella stagione invernale. Questo Milan che pian piano si sta alzando dal letto di malattia dell’ultimo lustro, incappa nel primo test seriamente impegnativo, incassa il suo primo gol stagionale e grazie alla forza d’animo più che al tocco di fioretto, ribalta le ostilità. E a noi va bene così, diamine.

E a proposito di studenti famosi, il più discolo era lui, Rino Gattuso. Ci piaceva così però, mai domo e sempre sopra le righe, per nulla schiavo della retorica post-partita che imperversa nelle televisioni dove tutti rispondono in fotocopia alle domande, men che meno debole in campo. Eccolo a metà campo, nell’intervallo, uscito sulle note di “We will rock you” questa volta a passo lento e non sparato da una fionda come quando schizzava sul campo negli anni belli, sfoggiare a mio parere, questa volta, un velo di timidezza o semplicemente di normalità. Parla della sua Primavera, anch’essa schierata, che è stata ugualmente rimpolpata da “Attenti a quei due” Fassone e Mirabelli, e che parallelamente al Milan dei grandi spera di correre veloce. Saluta il pubblico per il quale ha parole dolci, trotterella sotto la curva e se ne va. Suso e Gattuso, oggi e ieri, due numeri otto su schiene diverse. Raffinata quella dello spagnolo, ruvida e rocciosa quella di Rino. Bella questa unione tra il vecchio e il nuovo Milan. Dopo la sosta, i compiti in classe diverranno più tosti: Lazio, Austria Vienna, le non sottovalutabili Udinese e Spal, comunque in casa nostra, e poi Sampdoria, Rijeka e Roma. In questa ennesima afosa serata milanese, ci siamo presi un po’ di pausa. Salutare questa sosta, aveva detto Montella. Ma dopo esserci rifocillati, la ricreazione sarà finita e toccherà rituffarsi sui libri di storia per fare la storia. Parafrasando Paolo Villaggio, “noi speriamo che ce la caviamo”.

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